In caso di violazione della distanza tra edifici, è possibile richiedere non solo la rimozione dell’abuso, ma anche il risarcimento per il danno subìto. A chiarirlo è la Cassazione.
Con la sentenza 25935/2022, la Cassazione ha precisato che in caso di violazione delle norme sulla distanza tra edifici, è possibile chiedere, oltre alla rimozione dell’abuso, anche un risarcimento, senza che sia necessario dimostrare il danno subìto.
Cosa fare se il vicino non rispetta le distanze?
Via libera alla rimozione dell’abuso e al risarcimento per il danno subìto in caso di violazione della distanza tra edifici.
Come riportato da Edil portale, che ha trattato il caso, la Cassazione ha spiegato che “la violazione delle distanze determina un danno ‘in re ipsa’. Questo significa che si tratta di un danno implicito, per il quale non è necessaria alcuna dimostrazione”.
Accertata nel caso specifico la diminuzione temporanea del valore della proprietà vicina, secondo la Cassazione per il risarcimento, come parametro di liquidazione, deve essere adottata una percentuale del valore reddituale dell’immobile.
Quanta distanza ci deve essere tra una casa e l’altra?
La distanza tra gli edifici è disciplinata dagli articoli 873, 874, 875 e 877 del Codice Civile. In particolare, l’articolo 873 del Codice Civile recita: “Le costruzioni su fondi finitimi, se non sono unite o aderenti, devono essere tenute a distanza non minore di tre metri. Nei regolamenti locali può essere stabilita una distanza maggiore”.




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