Diniego 730 per il dipendente cessato nel 2026

Rimborso 730 e dipendente cessato: chi paga, cosa fare in caso di diniego e come correggere errori nella dichiarazione.
soldi e calcolatrice
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Dopo la presentazione della dichiarazione dei redditi, si procede al calcolo delle imposte dovute dal contribuente, con la determinazione del credito o del debito maturato. Tocca al datore di lavoro gestire il conguaglio fiscale e quindi provvedere a rimborsare il lavoratore o a trattenere le somme dovute in busta paga.

A volte può capitare che il sostituto di imposta si sottragga all’obbligo della gestione dei conguagli ed è il caso, ad esempio, del diniego del 730 per il dipendente cessato. Quando un rapporto di lavoro termina, infatti, possono sorgere dubbi su chi sia tenuto a effettuare il rimborso del modello 730 e su come gestire eventuali dinieghi.

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Chi è responsabile del rimborso 730 a un dipendente cessato?

Quando un lavoratore dipendente presenta il modello 730, il rimborso IRPEF cui ha eventualmente diritto, viene generalmente erogato direttamente dal datore di lavoro in busta paga. La gestione del modello 730 può diventare complessa quando si verificano situazioni particolari come la cessazione del rapporto di lavoro.

Come gestire il rimborso nel caso di un dipendente cessato, per il quale cioè sia terminato il rapporto di lavoro, a prescindere dalla causa che abbia determinato la fine? Una risposta chiara a questo interrogativo arriva dalla circolare n. 14/E dell’Agenzia dell’Entrate, risalente al 2013.

In primis è doveroso precisare che la dichiarazione dei redditi presentata prima della cessazione del rapporto di lavoro resta valida. Nella circolare dell’Agenzia delle Entrate si legge poi che il vecchio “sostituto d’imposta è tenuto ad operare i rimborsi spettanti ai dipendenti cessati o privi di retribuzione, mediante una corrispondente riduzione delle ritenute relative ai compensi corrisposti agli altri dipendenti con le modalità e nei tempi ordinariamente previsti”.

Analogamente, il rimborso del 730 al dipendente cessato prima della presentazione del 730 resta un obbligo in capo al vecchio datore di lavoro, che dovrà agire in qualità di sostituto di imposta e gestire il conguaglio a credito, avendo ricevuto il modello 730-4. In caso di cessazione del rapporto prima della ricezione del modello 730-4, allora il rimborso sarà erogato direttamente dall’Agenzia delle Entrate.

banconote euro
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Chi rimborsa il 730 in caso di licenziamento?

Non diversa l’indicazione da seguire in caso di licenziamento dopo la presentazione del modello 730, visto che in situazioni di questo tipo, del rimborso fiscale dovrà occuparsi l’ex sostituto di imposta, ossia il vecchio datore di lavoro, a prescindere da quale sia la nuova condizione lavorativa della persona licenziata. Nell’ipotesi in cui l’ex datore di lavoro non dovesse provvedere al conguaglio a credito, allora l’ex dipendente potrà recuperare le somme spettanti a titolo di rimborso nella dichiarazione dei redditi dell’anno successivo.

Diniego 730: cosa fare?

Una situazione che può creare preoccupazione è il cosiddetto diniego del 730, vale a dire il rifiuto, da parte del sostituto d’imposta, sia esso datore di lavoro o ente pensionistico, di effettuare il conguaglio fiscale. Il diniego 730/4, cioè del prospetto con il risultato finale dei calcoli della dichiarazione dei redditi, può verificarsi per diversi motivi.

Quando ci si trova in presenza di un diniego del 730, è importante in primis verificare la motivazione dello stesso comunicata dal sostituto d’imposta, controllare il modello 730 per individuare eventuali errori e rivolgersi a un CAF o a un professionista per correggere la dichiarazione, se necessario. In alcuni casi può essere utile anche sapere come correggere il sostituto d’imposta nel 730 già inviato

In pratica, chi ha ricevuto il diniego del 730-4 deve presentare il modello 730 integrativo di tipo 2 entro il 25 ottobre 2026, ma visto che quest’anno cade di domenica, si avrà tempo fino al giorno successivo, ossia al 26 ottobre, avendo cura di barrare l’apposita casella per segnalare l’assenza del sostituto di imposta, se necessario.

730
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Quando è possibile fare il diniego del 730?

Il diniego del 730 non è una scelta arbitraria del datore di lavoro, ma può essere effettuato solo in presenza di determinate condizioni. Le principali situazioni in cui il sostituto di imposta può rifiutarsi di occuparsi del conguaglio fiscale e quindi di rimborsare il lavoratore sono le seguenti:

  • cessazione del rapporto di lavoro prima del conguaglio;
  • incapienza delle retribuzioni, quando cioè lo stipendio non è sufficiente per effettuare i conguagli;
  • errori o incongruenze nei dati del modello 730;
  • comunicazioni tardive o incomplete.

Particolare è il caso del diniego del 730 per dipendente cessato nel 2026, visto che l’obbligo o meno per il sostituto di imposta dipende dalla data in cui è terminato il rapporto di lavoro. Se la cessazione è avvenuta prima dell’1 aprile 2026, data di avvio della presentazione del modello 730, il datore di lavoro può presentare il diniego del 730, mentre in caso di cessazione in una data successiva all’1 aprile 2026, sarà obbligato ad effettuare il conguaglio. 

È importante sottolineare che il datore di lavoro non deve comunicare il diniego 730/4 in ritardo all’Agenzia delle Entrate, onde evitare di incappare nel pagamento di multe che potrebbero essere anche salate, secondo quanto previsto dal Decreto Legislativo 241/97.

In caso di presentazione del diniego 730/4 oltre il limite dei 5 giorni dal ricevimento, le sanzioni amministrative pecuniarie per i sostituti di imposta sono comprese tra un minimo di 250 euro e un massimo di 2.582 euro, senza che ciò sollevi dalla responsabilità per il mancato conguaglio.

Come posso annullare un diniego al modello 730?

Quando un sostituto di imposta invia un diniego al modello 730, di fatto non può tornare indietro, visto che un inoltro errato non si può né annullare né modificare. Di fatto, al contribuente resta solo una possibilità di intervenire, mediante la presentazione di una dichiarazione integrativa, avendo cura di indicare nella stessa il medesimo sostituto di imposta. 

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