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familgia nel bosco
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Il caso della cosiddetta “famiglia nel bosco” torna alla ribalta della cronaca. Nonostante negli ultimi giorni fosse arrivata la disponibilità di un alloggio stabile, offerto da privati, fino alla maggiore età dei bambini (per i prossimi 12 anni), la vicenda si è arricchita di un nuovo capitolo. Dopo l’ordinanza del Tribunale per i minorenni dell'Aquila, che ha disposto l'allontanamento della madre dai figli e il loro trasferimento in un'altra struttura, il Ministro Nordio ha inviato ispettori. La vicenda ora è anche un caso di scontro tra politica e magistratura.

Gli ultimi sviluppi

Il Tribunale dei minori dell'Aquila ha stabilito che i bambini della “famiglia nel bosco” dovranno lasciare la casa-famiglia presso cui vivevano dallo scorso 20 novembre, dovranno trasferirsi, inoltre, senza la mamma Catherine Trevallion, che sarebbe di disturbo anche per il resto della comunità che vive nella stessa struttura. 

A stabilirlo, nei giorni scorsi, è stato il Tribunale dei minori dell'Aquila. La donna ha già lasciato la struttura dove si trovava dal 20 novembre scorso con i suoi tre bambini. I legali della famiglia, intanto, preparano il ricorso. "Separare i genitori dai figli è davvero una misura estrema", ha detto la ministra alla Famiglia, alla Natalità, alle Pari Opportunità Eugenia Roccella, a Sky Tg24, il 7 marzo, riferendosi alla vicenda. "Quello che ha chiesto la Garante per l'infanzia - ha aggiunto - è davvero il minimo sindacale: prima di separare i bambini dai genitori bisognava fare una valutazione, e non dopo".

La reazione della famiglia

La reazione della famiglia non si è fatta attendere. La replica della legale, Danila Solinas, non si è fatta attendere e ha puntato il dito contro le assistenti sociali, che avrebbero "cacciato la mamma nonostante le urla strazianti dei bambini". Mentre la zia dei bimbi, Rachel (arrivata dall’Australia per sostenere la sorella), ha raccontato: "Mia sorella è in shock totale, siamo tutti sotto shock". "Siamo venute qui per assisterla, per starle vicino".

Nel frattempo, la mamma Catherine si è rifugiata nella sua “casa nel bosco”, e non vede i suoi figli dal giorno in cui è avvenuta la separazione decisa dal Tribunale. Non si è più recata nella struttura, a differenza del padre, e ha contatti con i bambini solo tramite un tablet, ovvero quella tecnologia da cui ha sempre tentato di bandire.

Il caso politico

Dalla premier Meloni è arrivato un attacco alla decisione dei magistrati, con un tempismo sospetto considerata la prossimità del referendum sulla Giustizia del 22-23 marzo. Esprimendosi sul caso, ha dichiarato: “Penso che infligga ai bambini un altro pesantissimo trauma e dobbiamo assistere inermi a queste decisioni che sono, secondo me, figlie anche di letture ideologiche”, aggiungendo che "il ministro Nordio sta mandando un'ispezione".

E la replica dei magistrati abruzzesi non si è fatta attendere. Tramite una nota, infatti, hanno dichiarato: n considerazione del clamore mediatico suscitato da recenti vicende giudiziarie, tuttora in fase istruttoria da più parti commentate anche con toni aggressivi e non continenti, è premura dei magistrati che lavorano presso gli uffici giudiziari minorili e in particolare, presso il tribunale per i minorenni di L'Aquila e la procura minorile di L'Aquila, affermare che ogni iniziativa giudiziaria di loro competenza è ispirata esclusivamente ai principi di tutela dei diritti delle persone di minore età, come sanciti nella Costituzione e nelle fonti di diritto internazionale".

Le tappe del caso

La vicenda è ormai nota: una coppia anglo-australiana ha scelto di vivere isolata in un casolare in una località abruzzese, a Palmoli in provincia di Chieti. La famiglia è formata dai genitori, Nathan e Catherine, e da tre figlie che vivono in un casolare di campagna. L’abitazione è priva di acqua corrente e riscaldamento, con un bagno a secco all’esterno della struttura dove vivono. 

La coppia ha sempre precisato che si tratta di una vera e propria scelta di vita, dettata dalla volontà di vivere a pieno contatto con la natura e di voler crescere le proprie figlie con i principi dell’autosussistenza. Le bambine, inoltre, non frequentano nessun istituto scolastico, studiando tramite un programma di istruzione parentale.

Lo scenario, tuttavia, è cambiato a settembre 2024, quando la famiglia si è presentata in ospedale per ricevere cure mediche dopo un'intossicazione alimentare da funghi. In quell’occasione, infatti, i carabinieri hanno segnalato la situazione ai servizi sociali che, successivamente, hanno dato seguito all’azione con diversi sopralluoghi e un'indagine sulle condizioni di vita dei minori.

Così si è arrivati all’ordinanza emessa a novembre 2025 dal Tribunale per i minorenni dell'Aquila, che ha disposto la sospensione della responsabilità genitoriale e l'immediato allontanamento delle tre figlie (2 gemelle di 6 anni e una bambina di 8 anni), che, insieme alla mamma Catherine, si sono trasferite in una casa famiglia di Vasto. I giudici hanno motivato la decisione evidenziando criticità legate all'isolamento sociale, alla mancanza di cure mediche adeguate e una "pressante ingerenza esterna". 

Un’ulteriore svolta era arrivata il 29 novembre, quando Nathan ha firmato il contratto di comodato d'uso gratuito di un casolare a Palmoli, poco distante da dove viveva la famiglia anglo-australiana. L’immobile è stato messo a disposizione gratuitamente da un imprenditore della zona, il ristoratore Armando Carusi.

Inoltre, negli ultimissimi giorni la soluzione del caso sembrava arrivata a un’ulteriore svolta. L’occupazione che attualmente ospita Nathan Trevallion sarebbe stata garantita da una fondazione fino alla fine dell’anno e, se necessario, fino al compimento dei 18 anni dei tre figli. L’annuncio dell’accordo sull’affitto, infatti, era stato comunicato dai proprietari della “Casetta di nonna Gemma”. La Fondazione “Pia Miramar Ets” sarebbe stata pronta a coprire le spese dopo un appello pubblico lanciato da Catherine Birmingham.

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