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Agente immobiliare e IA
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La settimana scorsa Anthropic, la benefit corporation americana di intelligenza artificiale, ha pubblicato il report "Labor market impacts of AI: a new measure and early evidence" che ha fatto in breve il giro dei più grandi media internazionali. Al centro del report, un radar chart che sovrappone due informazioni per ogni macrocategoria occupazionale: in blu ciò che l'IA potrebbe teoricamente fare, in rosso ciò che l’IA sta già facendo concretamente, misurato sui dati reali. 

Il risultato mostra come nelle professioni informatiche e matematiche l'area blu copre il 94% dei task, quella rossa il 33%. Nel settore legale, il blu sfiora il 90%, il rosso si ferma intorno al 20%. In business & financial, siamo a 85% contro il 20%  e così via, categoria per categoria, fino alle professioni più fisiche, come agricoltura, costruzioni e manutenzione dove entrambe le aree si riducono a frazioni minime. Tra tutte le categorie, però, ne manca una: l’immobiliare. 

Non esiste, cioè, una categoria "Real Estate" nel grafico di Anthropic. In un report che analizza 800 professioni censite dal database O*NET del Dipartimento del Lavoro americano, il real estate non ha una propria voce nel radar chart né compare come settore autonomo. Questo accade perché le classificazioni occupazionali O*NET raggruppano le professioni per funzione, non per settore industriale e il real estate è un settore che attraversa trasversalmente almeno cinque o sei delle categorie del grafico di Anthropic - dal Sales and Related Occupations al Business and Financial Operations, dal Management al Legal - ma non ha un'identità occupazionale propria agli occhi di chi studia l'impatto dell'intelligenza artificiale sul lavoro. Questa frammentazione non è solo un problema tassonomico, è lo specchio fedele di come il nostro settore si percepisce e viene percepito: un aggregato di competenze diverse - commerciali, finanziarie, legali, tecniche, relazionali - che non ha ancora trovato una sintesi digitale. 

Perché l'IA non ha ancora penetrato il real estate

C'è una ragione strutturale per cui l'IA non ha ancora penetrato il real estate come ha fatto con altri settori e riguarda la componente fisica irriducibile: nell’immobiliare si visitano immobili, si stringono mani, si esplorano quartieri, si percepisce il potenziale di un edificio stando al suo interno. È un mestiere dove la relazione fiduciaria tra persone è il collante di transazioni che valgono centinaia di migliaia di euro. Non a caso, nel report di Anthropic, le professioni meno esposte sono quelle con una forte componente fisica e relazionale: cuochi, baristi, meccanici, bagnini. 

L'immobiliare italiano si trova quindi in una posizione unica perché rappresenta il settore con uno dei gap più ampi d'Europa per quanto riguarda il potenziale teorico dell'IA e la sua adozione reale: la Commissione Europea, nel Digital Decade Country Report 2025, rileva che solo l'8,2% delle imprese italiane ha adottato l'intelligenza artificiale e, secondo l'Italian PropTech Network del Politecnico di Milano, il proptech italiano è ancora in fase di consolidamento. E se il report di Anthropic ci insegna qualcosa, è che questo gap non è uno spazio vuoto. È uno spazio contendibile, ma è bene capire fin d’ora come occuparlo.

L'IA non sostituirà la visita di un immobile, né la capacità di leggere le esigenze inespresse di un acquirente durante un sopralluogo e neanche la negoziazione di una compravendita complessa, ma assorbirà tutto ciò che avviene prima e dopo quei momenti: la generazione e qualificazione dei lead, la stesura degli annunci, l'analisi dei comparabili, la due diligence documentale, il monitoraggio del mercato, la reportistica per gli investitori, la gestione del post-vendita. 

Chi è il professionista immobiliare del futuro

Per questo, il professionista immobiliare del prossimo futuro non è quello che sa fare tutto ma è quello che sa fare bene le cose che l'AI non può fare perché è capace  di delegare tutto il resto. Chi non integra l'IA, cioè, non verrà sostituito dall'IA ma da un professionista che usa l'IA. McKinsey stima che l'IA possa generare tra i 110 e i 180 miliardi di dollari di valore per il settore immobiliare globale, ma quel valore non si distribuirà uniformemente bensì si concentrerà su chi saprà usare la tecnologia per fare meglio ciò che è specificamente umano: costruire fiducia, interpretare bisogni complessi, prendere decisioni in condizioni di incertezza, gestire relazioni che durano anni. 

Se Anthropic aggiornasse il suo radar chart aggiungendo una categoria "Real Estate" sono convinto che vedremmo un'area blu estesa - perché i task del nostro settore sono in larga parte digitalizzabili - e un'area rossa quasi invisibile, almeno in Italia. Quel divario tra il blu e il rosso non è una minaccia. È la dimensione esatta dell'opportunità che abbiamo davanti. Ma le opportunità hanno una data di scadenza. Il report mostra che l'area rossa cresce ogni trimestre e le aziende che si muovono ora stanno ridefinendo il modo in cui questo mestiere verrà fatto nei prossimi dieci anni.

L'immobiliare italiano ha bisogno di meno convegni sul PropTech e più operatori che, lunedì mattina, si siedano alla scrivania e inizino a usare l'IA per fare meglio il proprio lavoro. 

Marco Tilesi, imprenditore, investitore e mediatore nel settore immobiliare. Ha collaborato negli anni passati con Sotheby's Realty e RE/MAX. È attualmente CEO e co-fondatore di CENTURY 21 Italia oltre che attivo investitore in aziende tech come Wikicasa e Rent2Cash.

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