Come ogni anno durante la Design Week Milano si trasforma diventando una città nella città. Le installazioni che popolano i diversi quartieri animano gli eventi del Fuorisalone 2026 attirando un numero davvero incredibile di visitatori, al punto che la gestione degli accessi tramite piattaforma digitale è ormai prassi consolidata. idealista/news ha visitato quest’anno le installazioni di Brera e dintorni, imbattendosi in vere opere d’arte che interpretano in modo originale e molteplice il rapporto tra uomo, natura, tecnologia e felicità.
Materia 2.0 allestisce in Via Marco Polo 9 la mostra per i dieci anni delle “moodboard”, segno distintivo dell’azienda con sede a Como e Milano. Si tratta di una materioteca, una raccolta cioè di materiali che occupa 500 metri quadri raccontando e promuovendo ogni tipologia di prodotto utilizzato e utilizzabile per creare superfici che non siano semplici supporti ma veri e propri elementi di arredo. “Questo ambiente promuove la cultura di prodotto spaziando da prodotti naturali ad artigianali ad industriali a sperimentali”, spiega Silvia Spreafico General Manager di Materia 2.0. “Le moodboard raccontano la storia di tutti i materiali utilizzati in vario modo dalle aziende target di Materia 2.0, selezionate a seconda della possibilità che hanno di tradurre in soluzioni commerciabili la propria abilità, a volte anche pluricentenaria, di rendere uniche le superfici di una costruzione”. Questi materiali sono davvero numerosi e sorprendenti, dalla cellulosa alle fibre tessili, alle superfici organiche come foglie e fiori, ai metalli, alla pietra, al cemento, al legno, al vetro riciclato e recuperato da vecchi monitor. “Il tutto all’insegna del recupero, della sostenibilità e dell’estrema versatilità dei materiali, oltre che all’artigianalità di un elemento come la superficie che non è più semplice supporto ma qualcosa che diventa protagonista nello spazio che va a completare”.
Presso la Fondazione Rovati, in Corso Venezia 52, troviamo “Renaissance of Real”, un allestimento in metallo e tessuto che si configura come una bolla di luce e aria circondata dalla natura e sostenuta da strutture metalliche modulari fornite dal brand USM.
L’idea è sviluppata dall’artista newyorkese di origine svizzera Annabelle Schneider, che l’ha concepita come uno spazio in cui mettere da parte la connessione digitale per riscoprire la connessione con l’ambiente circostante e con le emozioni che suscita in noi. “L’ho immaginata come una sorta di costruzione in cui la gente possa sentirsi protetta, sicura, e in cui sia possibile rallentare, - spiega Schneider. - La bolla crea un ambiente intimo all’interno del quale le persone possono rilassarsi, accomodarsi, lasciare che lo spazio viva insieme a loro e vedere cosa succede. Si possono ovviamente fare foto, ma poi il telefono si mette via. Perché abbiamo bisogno di tempo per soffermarci sull’impressione reale di quello che l’ambiente fa intorno a noi. Al giorno d’oggi siamo iperconnessi online ma super disconnessi, o molto limitati, per quanto riguarda le sensazioni, e per questo occorre che riscopriamo l’ambiente fisico”.
Nel loggiato della Pinacoteca di Brera giganteggia l’allestimento dello studio della designer Sara Ricciardi dedicato alla molecola della felicità: “Serotonin, the chemistry of happiness” è la riproduzione in scala enorme della sostanza che genera la gratificazione nell’essere umano, la stessa che si genera lasciandosi avvolgere da queste forme cangianti color arcobaleno.
Nell’ambito di Interni Materiae, circuito di installazioni presso gli edifici universitari di Milano, l’Orto Botanico di Brera ospita invece il Giardino delle Esperidi, creato da Annabel Karim Kassar per Rubner Haus e ABS Group, un porticato di legno azzurro che si erge come un castello incantato tra le aiuole e gli alberi ad alto fusto del giardino creando un’atmosfera bucolica, rimandando al mito delle mele d’oro che nascono nel mitologico giardino perduto.
Alla Tempesta Art Gallery in Foro Bonaparte Drifting Lights regala uno spettacolo luminoso immersivo con i pannelli lucenti di Preciosa Lighting, disposti secondo una mappa disegnata da Michael Vasku e Andreas Klug. Un invito alla contemplazione e al cogliere il movimento irripetibile del momento.
Al Castello Sforzesco, Stark interpreta lo spazio in cui nel buio del dubbio si fa strada la luce delle idee con Albori, che incarna in giochi luminosi il processo creativo che rischiara la mente dopo un periodo di dubbio. Le tre sale dell’installazione rappresentano i tre momenti della nascita di una idea: l’ascolto, l’intuizione e la composizione, chiedendo anche la partecipazione attiva dei visitatori.










per commentare devi effettuare il login con il tuo account