Si torna a parlare di emergenza abitativa. E lo si fa da Bruxelles, dove si è svolto l’“High Level Event on the Housing Crisis in the Eu”, organizzato dalla Commissione e dal Parlamento europeo. All’incontro ha partecipato anche la presidente dell’Ance (Associazione nazionale costruttori edili), Federica Brancaccio, che ha chiesto di considerare la casa come infrastruttura sociale e di lanciare un “Pnrr per la casa” capace di mobilitare risorse pubbliche e private. Presenti anche Irene Tinagli, presidente della Commissione speciale Hous dell’Europarlamento, e Dan Jorgensen, commissario Ue per l’Energia.
- Emergenza abitativa al centro dell’agenda europea
- La casa come infrastruttura sociale e leva economica
- Un Pnrr per la casa: la proposta dell’Ance a Bruxelles
- Permitting e tempi di autorizzazione: un freno agli investimenti
- Partnership pubblico privata e strumenti finanziari per l’housing
- Aumento dei costi di costruzione e impatto dei conflitti
- Industrializzazione edilizia e riduzione di tempi e costi
Emergenza abitativa al centro dell’agenda europea
Brancaccio ha sottolineato che “l’Europa sta vivendo una crisi abitativa senza precedenti. Una crisi dai profondi contorni sociali, che non riguarda soltanto i più fragili, ma tutte le fasce della popolazione e che, per questo, necessita di una risposta urgente e tempestiva”. E ha posto l’accento anche sulla necessità di abbassare i costi di costruzione stando attenti a non depotenziare filiere industriali che si basano su altri modelli.
La casa come infrastruttura sociale e leva economica
La presidente dell’Ance ha poi affermato che la casa non deve più essere considerata come un bene di consumo o un semplice prodotto immobiliare, ma una vera e propria infrastruttura sociale. E ha spiegato che “l’inaccessibilità dei costi abitativi sta rendendo impossibile a intere classi di lavoratori risiedere nelle città più dinamiche e attrattive”.
Questo genera una crescente frattura tra sviluppo e territorio, in quanto non si attraggono talenti, non si trattengono competenze, non si sostiene la crescita delle imprese. E “dove c’è lavoro spesso non c’è casa e dove c’è casa non c’è lavoro”. Da emergenza sociale la questione abitativa diventa leva – o freno – della competitività europea.
Un Pnrr per la casa: la proposta dell’Ance a Bruxelles
Brancaccio ha quindi chiesto un vero e proprio cambio di passo delle politiche europee, con il lancio di un “Pnrr per la casa” capace di mobilitare risorse pubbliche e private. La presidente dell’Ance ha espresso apprezzamento per l’impostazione del Piano europeo per l’Affordable Housing, soprattutto sul fronte delle semplificazioni. Ma resta il nodo delle autorizzazioni.
Permitting e tempi di autorizzazione: un freno agli investimenti
“Il permitting – ha affermato Brancaccio – incide direttamente sulla capacità di realizzare progetti, sui costi e sui tempi e in alcuni casi può arrivare ad aumentare i costi di costruzione fino al 16%, mentre i tempi di autorizzazione variano da pochi mesi fino a due anni tra gli Stati membri”. Un freno strutturale che, nel caso italiano, si innesta su un impianto normativo ancora ancorato alla legge urbanistica del 1942.
Partnership pubblico privata e strumenti finanziari per l’housing
C’è poi un altro tema importante: il rafforzamento della partnership pubblico-privata da sostenere con strumenti finanziari e fiscali. La presidente dell’Ance ha sottolineato che “il costo del denaro è troppo alto per famiglie e imprese”. Per tale ragione è necessario intervenire sulle regole prudenziali europee per ridurre il costo del credito e facilitare gli investimenti per l’housing accessibile.
Brancaccio ha quindi parlato dell’utilizzo degli strumenti finanziari esistenti, a condizione che “i rischi siano in linea con i rendimenti” e che gli investimenti rispettino criteri di sostenibilità. La presidente dell’Ance ha detto: “Abbiamo proposto di rendere obbligatoria l’analisi di sostenibilità sociale e ambientale degli investimenti”, Precisando però che “la sostenibilità non può e non deve diventare un concetto divisivo, fonte di scontri ideologici”.
Aumento dei costi di costruzione e impatto dei conflitti
Brancaccio ha poi affrontato il nodo degli aumenti dei costi. Su questo fronte, è stato spiegato che già dopo la guerra in Ucraina c’è stato un incremento del 12% e che ora il conflitto in Iran sta facendo ulteriormente lievitare i prezzi su energia e materiali.
Industrializzazione edilizia e riduzione di tempi e costi
La presidente dell’Ance ha infine affrontato il tema dell’industrializzazione del settore e ha spiegato: “In Italia l’offsite e la prefabbricazione sono ancora poco diffusi e necessitano di un’organizzazione industriale che non può essere certo imposta dall’oggi al domani. Se il modello industriale è applicato su vasta scala, con processi standardizzati e una domanda sufficientemente stabile, si può stimare un’importante riduzione nella durata dei lavori, che può arrivare anche al 60% rispetto alla costruzione tradizionale, e dei costi, fino al 20% in contesti favorevoli”. Vantaggi che però si realizzano pienamente solo in presenza di economie di scala stando attenti a non depotenziare filiere industriali che si basano su altri modelli.
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