Il progressivo invecchiamento demografico, e la sempre maggiore frammentazione dei nuclei familiari, impone nuovi modelli di assistenza. In questo scenario, emerge la figura della badante di condominio: un servizio professionale che, in un certo senso, si può collocare a metà strada tra il welfare pubblico e l’iniziativa privata dei condomini. Si tratta infatti di una figura che assiste più residenti contemporaneamente, garantendo il massimo della sicurezza e, soprattutto, una più agevole ottimizzazione dei costi. Ma quali sono i requisiti e, soprattutto, serve una specifica approvazione in assemblea?
Cosa sono le badanti di condominio
Le necessità di assistenza di anziani o soggetti fragili coinvolgono sempre più famiglie: proprio per questo, da qualche anno a questa parte si assiste a una vera e propria rivoluzione delle figure professionali. Ma cos’è la badante di condominio? In linea generale, si tratta di un servizio di assistenza professionale che, anziché operare per un un singolo nucleo familiare, si rende disponibile per tutti coloro che ne hanno bisogno all’interno del medesimo stabile condominiale.
In altre parole, il lavoratore gestisce il proprio monte ore distribuendolo tra i diversi domicili dei residenti che hanno aderito al servizio, muovendosi tra le varie unità abitative dello stabile. Solitamente, la figura della badante di condominio prevede:
- una condivisione della prestazione, perché il lavoratore non è vincolato a un solo assistito, ma fra più persone all’interno dello stabile;
- una contrattualizzazione collettiva o societaria, perché la badante può essere assunta da un gruppo di condomini, da una cooperativa esterna o dall’intero condominio.
Di norma, questo ruolo rientra nel CCNL per i lavoratori domestici, con inquadramento come assistente familiare.
Cosa può fare la badante in condominio
Le mansioni di una badante condominiale sono simili a quelle di un tradizionale assistente familiare, ma organizzate per raggiungere più nuclei nell’arco della giornata. In concreto, questa figura professionale può:
- assistere anziani e soggetti fragili nelle loro attività quotidiane, come la cura dell’igiene personale, la somministrazione di farmaci o la mobilizzazione;
- svolgere commissioni condivise, come la spesa, il pagamento delle bollette, il ritiro di farmaci in farmacia;
- accompagnare i residenti a visite mediche o appuntamenti;
- offrire compagnia e stimolare la socializzazione tra condomini;
- gestire piccole faccende domestiche, quando richiesto.
Allo stesso tempo, vi sono dei limiti precisi: la badante condominiale non può infatti sostituire un infermiere o un operatore socio-sanitario, né può assistere persone che necessitano di cure intensive che richiedono personale più qualificato. Inoltre, non può occuparsi della gestione o della manutenzione degli spazi comuni dello stabile, che rimangono di competenza del condominio.
Serve l’approvazione in assemblea per la badante?
Uno dei dubbi più comuni è relativo alla necessità di preventiva approvazione assembleare, per poter usufruire dei servizi di una badante condominiale. Molto dipende da come è organizzato il servizio:
- se richiesta privatamente solo da alcuni condomini, i quali si accodano e stipulano contratti individuali con la figura professionale, non è necessaria l’approvazione del condominio;
- se contrattualizzata dal condominio, quindi con un rapporto di lavoro instaurato direttamente dalla compagine condominiale, è indispensabile il passaggio assembleare.
Ai sensi dell’articolo 1136 del Codice Civile, trattandosi dell’attivazione di un servizio comune, sarà necessario raggiungere:
- la maggioranza degli intervenuti in assemblea;
- purché rappresentino almeno i 500 millesimi del valore dello stabile.
L’approvazione è necessaria indipendentemente se il servizio sia previsto per tutti i condomini o solo per una porzione: in quest’ultimo caso, i residenti non interessati non saranno chiamati a concorrere alle spese.
Quanto costa la badante di condominio
Le tariffe variano a seconda della modalità di assunzione - ad esempio diretta o tramite cooperativa - del numero di ore richieste e dalla media delle tariffe previste a livello territoriale. Sebbene non vi siano soglie valide per tutte le situazioni, a titolo esemplificativo l'impegno economico può attestarsi tra i 1.000 e i 1.400 euro per regimi a orario ridotto, arrivando a circa 1.900-2.300 euro per collaborazioni a tempo pieno, includendo oneri previdenziali e costi di gestione.
Le tariffe possono crescere ulteriormente in caso sia richiesta la presenza notturna, in più bisogna considerare eventuali costi d’agenzia per l’attivazione del servizio e, ancora, la necessaria posizione assicurativa. In media, la spesa si traduce in un investimento mensile di circa 200-250 euro per nucleo familiare, considerando le diverse variabili già elencate.
Chi paga la badante di condominio
Allo stesso modo, è utile comprendere chi debba provvedere al pagamento di una badante che opera all’interno del condominio. Anche in questo caso, molto dipende dalla tipologia di accordo sottoscritto:
- in caso di accordo fra i soli condomini interessati, con contratti individuali con la badante, ognuno corrisponde quanto concordato nel contratto;
- se la badante viene assunta sempre da un gruppo di condomini, con un contratto privato condiviso, ognuno corrisponde in parti uguali o secondo le quote di servizio, ad esempio con suddivisioni orarie;
- quando il servizio è offerto dall’intero condominio, la ripartizione dei costi è fra tutti i condomini che vi partecipano, normalmente in base ai millesimi di proprietà, ai sensi dell’articolo 1123 del Codice Civile. Tuttavia, possono essere applicati anche criteri diversi, come ad esempio le ore di assistenza effettivamente erogate a ogni famiglia.
È inoltre utile sapere che esistono delle agevolazioni fiscali, come ad esempio la detrazione IRPEF al 19% per le spese per l’assistenza di persone non autosufficienti, per un importo massimo di 2.100 euro, se il reddito del contribuente non supera i 40.000 euro annui. I datori di lavoro, invece, possono dedurre i contributi previdenziali versati per i lavoratori domestici, fino a un massimo di 1.549,37 euro annui.
Infine, non bisogna dimenticare che alcune città offrono modelli pubblici, con un ente locale o un’associazione che finanzia il servizio: in questi casi, i condomini non sono chiamati a sostenere alcun costo.
Come diventare badante di condominio
Contestualmente, sono sempre più le persone che, in cerca di una nuova posizione professionale, si chiedono come diventare badante di condominio. Sebbene a oggi non sia previsto un percorso standardizzato, né specifici titoli di studio, è consigliabile:
- seguire una formazione specifica, come ad esempio corsi per assistenti familiari o per operatori socio-assistenziali, che forniscono nozioni di primo soccorso, igiene e psicologia dei pazienti fragili;
- dimostrare grandi capacità organizzative, perché bisognerà gestire più persone alla volta, passando da un appartamento all’altro con puntualità;
- iscriversi alle liste regionali degli assistenti familiari, se previste, che facilitano l’incontro tra domanda e offerta di lavoro.
Per i lavoratori provenienti dall'estero, e in particolare dai Paesi extra-UE, è inoltre necessario essere in regola con il permesso di soggiorno e, se applicabili, con i requisiti previsti dal Decreto Flussi 2026 per le badanti.
La badante di condominio nelle principali città
È infine utile sapere che alcune città hanno avviato, perlopiù in via sperimentale, dei servizi di badante di condominio pubblici o semi-pubblici, grazie ai contributi degli enti locali, associazioni sparse sul territorio o progetti finanziati da privati. In particolare:
- a Roma è stata di recente approvata una delibera per avviare una sperimentazione pubblica in due municipalità della città, con il coinvolgimento di associazioni di terzo settore e anche investitori privati. L'iniziativa vuole offrire una spalla ai cittadini di mezza età che si trovano a dover bilanciare i ritmi professionali con l'accudimento dei propri genitori non più autonomi;
- la badante di condominio a Milano è da tempo una realtà abbastanza consolidata, soprattutto negli stabili in edilizia residenziale pubblica, all’interno del progetto “Welfare di tutti”;
- a Bologna, Firenze e Torino sono stati avviati progetti pilota e sperimentazioni analoghe, spesso finanziati da associazioni, al fine di assistere anziani soli o in difficoltà e stimolare la loro socializzazione.
Vi sono poi molti progetti avviati nei Comuni più piccoli, sia da parte di enti pubblici che privati: il consiglio è chiedere agli uffici territorialmente competenti, per verificare che il servizio sia effettivamente attivo.








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