Con l’ordinanza n. 13273/2026 la Cassazione è intervenuta in tema di cartelle esattoriali e prescrizione. Secondo quanto stabilito dalla Suprema Corte, per provare l’interruzione è necessario verificare i documenti, provare che l’atto interruttivo si riferisce alle cartelle per le quali viene richiesto il pagamento, ogni voce deve essere controllata. Si tratta di una pronuncia importante, che cambia quanto finora di fatto messo in pratica.
Prescrizione decennale: quando si applica davvero
La prescrizione decennale delle cartelle esattoriali si interrompe quando l’Agente delle Entrate-Riscossione notifica un atto formale con cui chiede il pagamento o avvia la riscossione. Ma adesso l’ordinanza n. 13273/2026 della Cassazione cambia le cose. Secondo quanto precisato, infatti, se l’Agenzia delle Entrate-Riscossione sostiene che la prescrizione è stata interrotta, deve produrre i documenti necessari per dimostrare che l’atto è stato notificato e che tale atto si riferiva proprio alle cartelle oggetto di causa.
Quello che ha sottolineato la Suprema Corte è che l’Agenzia delle Entrate-Riscossione non deve preoccuparsi solo di produrre gli atti interruttivi della prescrizione, deve anche fornire una documentazione completa e sufficiente che dimostri la relazione tra gli atti interruttivi e la cartella esattoriale a cui si riferisce.
Nel dettaglio, deve esserci un collegamento chiaro tra l’atto che si assume interruttivo, la cartella cui si riferisce, la notifica dell’atto e la data da cui ricomincia a decorrere la prescrizione. Nel caso in cui questo collegamento chiaro non ci sia, il giudice può ritenere non provata l’interruzione della prescrizione. Per il contribuente è dunque importante verificare che l’atto interruttivo della prescrizione indichi in modo chiaro le cartelle interessate, gli importi, le annualità e se la notifica è provata in modo completo. Gli atti interruttivi notificati devono quindi essere validi.
Cartella non opposta e prescrizione: cosa succede
C’è poi un altro passaggio importante: la mancata impugnazione della cartella esattoriale. Secondo quanto chiarito dalla Cassazione, non si deve applicare in modo generalizzato un termine decennale unitario a tutte le voci contenute nella cartella. È necessario distinguere le diverse componenti del credito.
Se infatti la mancata impugnazione della cartella esattoriale rende la pretesa definitiva, essa non trasforma in modo automatico ogni credito in un credito soggetto a prescrizione decennale, a patto che non ci sia un titolo giudiziale idoneo a produrre tale effetto. Le cartelle esattoriali non sono infatti tutte uguali. Ogni voce – tributi erariali, sanzioni, interessi, tasse automobilistiche, contributi, altri carichi – segue dei propri tempi di prescrizione.
Il contribuente che riceve un’intimazione di pagamento deve chiedere e verificare: l’estratto di ruolo, le cartelle richiamate, le relate o prove di notifica delle cartelle, gli eventuali atti interruttivi successivi, le ricevute di notifica di tali atti, il collegamento tra ogni atto e ogni singola cartella, la natura del credito richiesto.
Segui tutte le notizie del settore immobiliare rimanendo aggiornato tramite la nostra newsletter quotidiana e settimanale. Puoi anche restare aggiornato sul mercato immobiliare di lusso con il nostro bollettino mensile dedicato al tema.








per commentare devi effettuare il login con il tuo account