Un canyon che rimbomba di acqua e vento, pareti traforate da migliaia di cavità e un sentiero che corre sul tracciato di una ferrovia dimenticata. Pantalica, nel cuore degli Iblei, sorprende perché mette insieme due forze raramente così vicine: la natura che scava gole profonde e la mano dell'uomo preistorico che lascia un alveare di pietra.
Qui si contano oltre 5.000 tombe rupestri scavate tra il XIII e l'VIII secolo a.C., mentre sui pianori affiorano resti bizantini con oratori affrescati. Dal 2005 l'area, insieme a Siracusa, è Patrimonio mondiale UNESCO per la straordinaria stratificazione storica e paesaggistica. Capire dove entrare, però, fa la differenza tra una gita qualunque e un'esperienza memorabile.
Dove si trova e perché colpisce al primo sguardo
Ci si muove nel cuore degli Iblei, tra muretti a secco, ulivi e una vegetazione che si infittisce man mano che il sentiero scende verso il fiume. Il colpo d'occhio è duplice: in basso scorre l'Anapo, un nastro verde che taglia la riserva; in alto, le pareti verticali punteggiate dalle tombe danno la misura della lunga frequentazione del sito.
Come scegliere l'accesso giusto
L'area è estesa e gli ingressi sono lontani tra loro: pianificare a tavolino evita trasferimenti lunghi e salite fuori programma. Esistono quattro varchi principali: due conducono sull'altopiano (lato Ferla e lato Sortino) e due scendono direttamente nella valle dell'Anapo.
Ognuno offre un taglio diverso: più archeologia dall'alto, più natura e acqua dal fondo valle. Un elemento pratico da non sottovalutare: la gola del Calcinara separa fisicamente Sortino e Ferla e passare in auto da un accesso all'altro può richiedere 45-60 minuti.
L'altopiano da Ferla: necropoli, anaktoron e oratori affrescati
Dal versante di Ferla si raggiunge la Sella di Filiporto, uno dei punti più comodi per chi vuole concentrare la visita sull'archeologia. Lungo la strada si incontra un infopoint forestale con servizi e mappe, utile per impostare il giro; qui parte anche il sentiero naturalistico di Giarranauti, indicato per osservare flora mediterranea e morfologie carsiche.
Dalla sella si accede alle necropoli principali e all'anaktoron, l'unica struttura in muratura dell'insediamento preistorico, legata alle élite della comunità.
Nella stessa zona si leggono i resti del villaggio rupestre tardo-antico e tre piccoli oratori ipogei — San Micidiario, San Nicolicchio e l'oratorio del Crocifisso — con frammenti pittorici ancora riconoscibili. A San Nicolicchio spiccano figure di santi, tra cui Sant'Elena e Santo Stefano, con strati di colore databili tra VIII e IX secolo.
L'altopiano da Sortino: vista sulla Necropoli Nord e scalinata verso il Calcinara
Dal lato di Sortino si imbocca un percorso più deciso nel dislivello, che regala una visuale d'insieme sulla parete della Necropoli Nord, fittissima di sepolture. Un'antica scalinata scavata nella roccia guida verso il basso e conduce all'ingresso della Grotta dei Pipistrelli, aggiungendo un tocco di esplorazione nel cuore della cava.
Nei periodi favorevoli si può guadare il torrente Calcinara e risalire la sponda opposta, componendo anelli brevi ma intensi tra luce, ombra e acqua. È la scelta ideale per chi cerca panorami potenti e un assaggio di ambiente ipogeo.
La valle dell'Anapo: l'ex ferrovia come greenway tra gallerie e rive
Gli accessi alla valle, collegati sia a Ferla sia a Sortino, seguono il sedime della dismessa Siracusa-Vizzini per circa 13 chilometri quasi pianeggianti. La traccia corre tra gallerie fresche, pareti umide e aperture improvvise sul fiume, con un'ex stazioncina che appare all'improvviso nel mezzo della gola.
Necropoli, "palazzo del principe" e insediamenti rupestri
Le necropoli scolpite in parete raccontano usi funerari complessi, mentre l'anaktoron restituisce l'idea di un'architettura d'élite in un contesto altrimenti rupestre. Gli ambienti bizantini sono molto diversi: piccoli oratori scavati nella roccia, luoghi di culto e rifugio in epoche di mobilità e incertezza. I frammenti pittorici, tra aureole, pieghe di vesti e iscrizioni, sopravvivono a secoli di erosione.
Dal trekking archeologico ai bagni nel fiume
Pantalica si presta a programmi molto diversi, a seconda di tempo e forma fisica. In particolare:
- Chi privilegia l'archeologia può impostare una mezza giornata intensa dalla Sella di Filiporto, toccando necropoli, anaktoron e oratori ipogei.
- Chi cerca una camminata rilassata può restare nella valle dell'Anapo, alternando tratti ombrosi in galleria a soste sulle rive più accessibili.
- In piena stagione calda, i bacini naturali del Calcinara diventano perfetti per una pausa rinfrescante.








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