Piano Casa, caro materiali, Pnrr. Sono alcuni dei temi importanti per il mondo delle costruzioni di cui si è parlato in occasione della Festa per gli 80 anni dell’Ance, l’Associazione nazionale costruttori edili. Un evento che ha riunito imprenditori venuti da tutta Italia, tante figure professionali del sistema Ance e numerosi rappresentanti delle istituzioni. Il presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, tramite un videomessaggio ha sottolineato l’importanza dell’edilizia e delle costruzioni, “uno dei principali motori della crescita in grado di generare il 12% del Pil”.
L’emergenza abitativa
Affrontando il tema dell’emergenza abitativa si è parlato di Piano Casa, “un passaggio importante, che però ha bisogno di correzioni”.
In particolare, secondo i costruttori, il punto critico è rappresentato soprattutto dal cosiddetto “terzo pilastro”, fondato sulla formula del 70-30: il 70% di edilizia convenzionata e il 30% destinato al mercato libero. Il rischio è che tale schema finisca per funzionare solo in alcuni grandi centri urbani, dove la tensione abitativa è più forte e dove i valori immobiliari rendono sostenibile l’equilibrio economico degli interventi. Secondo l’Ance, dunque, serve un “quarto pilastro” con incentivi anche per operazioni più piccole, pensate per territori con minore tensione abitativa e con condizioni di mercato diverse da quelle delle metropoli.
Inoltre, il successo del Piano Casa, secondo l’Associazione nazionale costruttori edili, dipenderà anche dalla capacità di mettere in campo rapidamente una governance efficace.
Per quanto riguarda le risorse, il Piano potrebbe contare già dal 2027 su quasi un miliardo di euro. Ma il potenziale complessivo è molto più ampio: sommando risorse nazionali e fondi della politica di coesione europea, gli investimenti potrebbero arrivare a circa 10 miliardi.
Il caro energia e il caro materiali
L’Ance ha poi parlato di un’altra grande emergenza per il settore: il caro energia e il caro materiali. Ricordando che tra febbraio e maggio si sono registrati aumenti molto pesanti lungo tutta la filiera che hanno messo sotto pressione soprattutto le imprese impegnate in contratti firmati quando i prezzi erano molto più bassi, l’Ance ha richiesto misure urgenti. Tra queste la possibilità di sospendere temporaneamente le lavorazioni in presenza di aumenti superiori al 10% o di gravi difficoltà di approvvigionamento.
C’è poi il problema ancora aperto legato ai ristori per il caro materiali. Secondo l’Associazione, il settore attende ancora circa due miliardi di euro relativi agli anni 2024 e 2025: risorse considerate essenziali per garantire la tenuta finanziaria di molte aziende.
Il Pnrr
Sul fronte del Pnrr, l’Ance si è espressa in modo positivo. Il settore delle costruzioni viene indicato come uno dei comparti che hanno saputo utilizzare meglio le opportunità offerte dal programma europeo.
Ad aprile, il 76% dei cantieri risultava concluso o in fase avanzata di realizzazione. Secondo l’Associazione nazionale costruttori edili, questo risultato dimostra la capacità del sistema di trasformare rapidamente le risorse disponibili in opere concrete.
Per l’Ance questo modello andrebbe esteso anche alla programmazione 2021-2027 dei fondi europei, che mette a disposizione dell’Italia circa 72 miliardi tra programmi nazionali e regionali. In particolare, casa, energia e acqua dovrebbero diventare le grandi priorità anche della futura programmazione europea 2028-2034.
La sostenibilità ambientale
C’è poi il problema degli eventi climatici estremi. Secondo quanto emerso, nei primi tre mesi del 2026 sono già stati destinati oltre 1,2 miliardi di euro per affrontare le conseguenze delle alluvioni che hanno colpito il Centro-Sud. Negli ultimi quindici anni poi sono stati stanziati 21,6 miliardi per interventi di prevenzione, finanziando circa 24mila opere per un valore complessivo di 19 miliardi. Ma i cantieri effettivamente conclusi ammontano solo a 3,9 miliardi, pari al 20% delle risorse disponibili.
L’Ance ha quindi avanzato una proposta: passare dalla logica della riparazione a una vera politica di adattamento climatico. Per fare questo, secondo l’Associazione, servono una cabina di regia presso la Presidenza del Consiglio, una conferenza di servizi permanente e il coinvolgimento diretto dei presidenti di Regione come commissari straordinari. A questo si dovrebbero aggiungere più tecnologie digitali, sistemi avanzati di monitoraggio e maggiore concorrenza nell’attuazione degli interventi.
Secondo l’Associazione nazionale costruttori edili, inoltre, gli investimenti per l’adattamento climatico dovrebbero essere esclusi dai vincoli del Patto di Stabilità europeo. Le stime dell’Associazione parlano chiaro: l’Italia dovrà investire circa 10 miliardi di euro all’anno fino al 2050 per adattarsi agli effetti dei cambiamenti climatici.
Lavoro, sicurezza e contratti
C’è infine il mercato del lavoro nelle costruzioni. Su questo fronte la presidente dell’Associazione, Federica Brancaccio, ha difeso il ruolo del sistema bilaterale e delle casse edili, considerate strumenti fondamentali per contrastare lavoro irregolare, evasione contributiva, concorrenza sleale e dumping contrattuale.
Secondo l’Ance, il sistema non svolge solo una funzione di controllo, ma rappresenta anche un presidio per la formazione professionale, la sicurezza nei cantieri e il welfare dei lavoratori. Per tale ragione si teme un eventuale ingresso di soggetti che non garantiscano adeguati livelli di indipendenza, competenza e tutela. Per i costruttori, una scelta di questo tipo rischierebbe di compromettere i progressi raggiunti negli ultimi vent’anni in materia di sicurezza e protezione sociale.
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