Gessopalena Vecchia è un borgo fantasma che restituisce secoli di vita e un Novecento di ferite. Nel visitarlo, l'impressione è potente: lo sperone biancastro brilla al sole, la Majella occupa l'orizzonte e il vento fa da colonna sonora. Ecco, quindi, perchè visitare Gessopalena Vecchia e perchè è un luogo così suggestivo e, per certi versi, indimenticabile.
Un borgo fantasma messo in sicurezza
Si percorrono vicoli, spalle di roccia e soglie levigate. Tra le case rupestri si distinguono stanze scavate, nicchie-dispensa, fori per le travi e focolari anneriti. In alto, le nuvole scorrono sulla massa grigia e verde della Majella; in basso, la Valle dell'Aventino si apre verso campi, strade e, nelle giornate limpide, si intuisce perfino la linea dell'Adriatico.
Le origini nel gesso e lo stop tra guerra e frane
Un punto difendibile scelto prima dell'anno Mille, un'economia nata dal minerale di casa. Il nome Gessopalena deriva da gypsum: il gesso qui era materiale da costruzione e risorsa economica. Per secoli si visse tra estrazione, lavorazione e architettura rupestre, con cantine nel gesso e ambienti freschi d'estate. La storia locale incrociò i Benedettini di Montecassino e grandi casate come i Caldora e i Caracciolo, in un Abruzzo interno organizzato e fortificato.
Il Novecento cambiò tutto. Nel dicembre 1943, la vicinanza alla Linea Gustav rese il paese un nodo militare: le truppe tedesche, con la tattica della terra bruciata, fecero esplodere molte abitazioni. Oltre ai crolli immediati, gli scoppi indebolirono lo sperone già fragile per natura e per le cave. Una parte degli abitanti tornò tra le rovine nel dopoguerra, ma nel 1959 nuove frane e smottamenti resero l'area insicura: l'abbandono fu definitivo e la comunità si spostò più in basso.
Cosa vedere a Gessopalena Vecchia
Il percorso attraversa spazi domestici, porte d'accesso, resti religiosi e punti di sosta. Conviene rallentare, osservare e lasciare che gli elementi svelino funzione e tempo.
Abitazioni rupestri e dettagli di vita
Si riconoscono nelle pareti nicchie rettangolari per le provviste, segni delle travi, piccole arcate che separavano spazi di lavoro e ambienti domestici. Le mangiatoie scavate e i focolari anneriti raccontano economie tra casa e stalla, in un equilibrio pratico con la roccia.
Chiesa dei Raccomandati e Porta di Sant'Antonio
Segni di un centro organizzato, non di un nucleo isolato. Murature più imponenti e frammenti decorativi segnalano gli edifici religiosi; le porte storiche, come quella di Sant'Antonio, definivano accessi e controlli.
Museo del Gesso
La parte tecnica che spiega la materia che regge tutto. Nelle sale recuperate pannelli, strumenti e manufatti illustrano come si estraeva e si lavorava il gesso, e perché questo minerale, apparentemente fragile, abbia modellato paesaggio ed economia locali.
Anfiteatro e panorama sulla Majella
Un luogo di sosta che riaccende il presente. Le gradonate in pietra affacciano sul vuoto della valle, con la sagoma della Majella a chiudere lo sguardo. Eventi e iniziative culturali riportano qui comunità e visitatori, mantenendo vivo il rapporto tra roccia, vento e memoria.
Cosa abbinare nella stessa giornata
Il territorio offre altre stratificazioni, tra difesa, eremi e acqua. A breve distanza si possono unire soste che completano la lettura storica e paesaggistica dell'Abruzzo interno:
- Castello di Roccascalegna: fortezza spettacolare su uno sperone roccioso, con scalinate e mulattiere.
- Parco Nazionale della Majella: sentieri tra altipiani, valloni ed eremi rupestri per chi cerca cammini e natura severa.
- Lago di Bomba: rive verdi e paesi affacciati aggiungono una sosta a pochi chilometri.
- Juvanum: resti romani che permettono un confronto diretto tra città antica e borgo medievale franato.
Come arrivare
Il riferimento è la provincia di Chieti, nell'entroterra abruzzese. In auto si sale dalle arterie costiere di Chieti o Pescara verso la zona di Casoli e dell'Aventino, seguendo le indicazioni per Gessopalena. Chi viaggia in treno può fare base sulle stazioni adriatiche come Pescara o San Vito Chietino, proseguendo con autobus regionali o auto a noleggio; da lontano, l'aeroporto di Pescara è lo scalo più comodo. Si parcheggia nel centro nuovo e si raggiunge a piedi l'area alta dei ruderi con una breve salita segnalata.
Articolo visto su (travel.thewom.it) La “Pompei” d’Abruzzo: l’incredibile borgo fantasma scavato nella roccia che brilla al sole








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