Cresce il credito alle imprese italiane del turismo, ma aumentano anche i rischi

Secondo Crif il rischio geopolitico complica la situazione per il settore vecanziero
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Il golfo di Napoli Getty images

Il turismo italiano cresce, attira capitali e consolida il suo ruolo di pilastro dell'economia nazionale. Ma dietro i numeri positivi degli arrivi e del credito erogato si nasconde un profilo di rischio strutturalmente elevato, che distingue il settore dalla media delle imprese italiane e che le tensioni geopolitiche in corso rischiano di accentuare ulteriormente. È il quadro che emerge dall'Osservatorio CRIF sulle Imprese con focus sul Turismo.

Il credito cresce del 7%, in linea con il resto delle imprese italiane

Sul fronte del credito la notizia è positiva. Nel periodo compreso tra aprile 2025 e marzo 2026, gli importi dei finanziamenti erogati alle Società di Capitali del settore turistico sono aumentati di circa il 7% rispetto ai dodici mesi precedenti — una crescita sostanzialmente in linea con quella rilevata sul totale delle società di capitali italiane. L'andamento conferma il momento favorevole attraversato dal comparto nei primi mesi del 2026, con arrivi in crescita sia per la domanda domestica sia per quella internazionale, e le prospettive di ulteriore espansione potrebbero continuare a sostenere la domanda di credito da parte delle imprese del settore nel corso dell'anno.

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Il tasso di default al 4,5%: quasi il doppio della media nazionale

La crescita del credito, tuttavia, non cancella le fragilità strutturali. A fine 2025 il tasso di default delle Società di Capitali del settore turistico si è attestato al 4,5% — valore sostanzialmente stabile rispetto al 4,6% del quarto trimestre 2024, ma ben superiore al 3,3% che rappresenta la media nazionale. Il turismo continua così a collocarsi tra i comparti più rischiosi del tessuto produttivo italiano.

L'analisi per micro-settori rivela differenze significative all'interno del comparto. La ristorazione è il segmento più esposto, con un tasso di default del 5,6% a fine 2025 — il più alto del comparto, sebbene in lieve miglioramento rispetto al 5,8% del quarto trimestre 2024. I servizi di alloggio si attestano al 2,4%, in crescita rispetto al 2,1% di fine 2024. Le agenzie di viaggio e i tour operator mostrano il profilo di rischio più contenuto con l'1,8%, anch'esso in lieve aumento rispetto all'1,5% dell'anno precedente.

I pagamenti commerciali: solo il 23,4% paga in modo puntuale

Le difficoltà del settore emergono con ancora maggiore chiarezza dall'analisi dei pagamenti commerciali, elaborata da CRIBIS — società del gruppo CRIF specializzata nelle business information. A giugno 2026 le imprese turistiche che pagano puntualmente i propri fornitori rappresentano appena il 23,4% del totale — meno della metà rispetto al 42% rilevato sull'insieme delle imprese italiane. Parallelamente, il 19,1% delle aziende del comparto registra ritardi superiori a 30 giorni, contro il 12,6% della media nazionale. Tra queste, il 6,5% supera addirittura i 90 giorni di ritardo, rispetto al 4,4% medio italiano.

Anche qui la ristorazione è il micro-settore in maggiore difficoltà: le imprese con ritardi nei pagamenti raggiungono il 78,4%, contro il 67,3% dei servizi di alloggio e il 65,8% delle agenzie di viaggio. I ritardi oltre i 90 giorni colpiscono il 7,1% delle imprese della ristorazione, rispetto al 4,8% delle agenzie di viaggio e al 2,8% dei servizi di alloggio.

Il rischio geopolitico: il turismo è vulnerabile in modo indiretto ma significativo

Uno dei contributi più originali dell'Osservatorio CRIF riguarda l'analisi del rischio geopolitico sul settore turistico, condotta attraverso il Geopolitical Risk Index di CRIF Ratings. Il posizionamento del turismo italiano risulta nella fascia di rischio medio, con una vulnerabilità prevalentemente indiretta: il settore si colloca a valle di una catena economica ampia e fortemente interconnessa, ed è quindi esposto agli effetti degli shock geopolitici lungo le filiere che ne sostengono l'operatività.

Il primo canale di trasmissione del rischio è il trasporto aereo. Le tensioni internazionali esercitano pressioni sul prezzo e sulla disponibilità di carburante, sulle rotte, sui costi assicurativi e sull'operatività dei vettori. Data la forte dipendenza del turismo italiano dai flussi internazionali, eventuali aumenti dei costi di trasporto possono frenare la propensione alla prenotazione soprattutto per i viaggi a medio-lungo raggio, o indurre i consumatori a orientarsi verso destinazioni più vicine. Questo fattore se da un lato penalizza gli arrivi esteri, dall'altro rappresenta uno stimolo per la domanda domestica che tuttavia potrebbe solo parzialmente compensare cali rilevanti degli afflussi internazionali.

Il secondo canale è l'energia. Le attività ricettive e della ristorazione presentano un'esposizione significativa ai costi energetici legata alla gestione degli immobili, alla climatizzazione, all'illuminazione, alla conservazione degli alimenti e alla continuità operativa. Gli attuali rialzi delle quotazioni energetiche comprimono i margini delle imprese, soprattutto in un comparto costituito prevalentemente da piccoli operatori e caratterizzato da forte competizione. La filiera agroalimentare rappresenta un ulteriore fattore di vulnerabilità per la ristorazione: eventuali shock sui prezzi degli input agricoli possono riflettersi rapidamente sui costi degli operatori, con effetti più accentuati proprio nel micro-settore già più fragile.

Le 417mila imprese del turismo: chi sono e dove si trovano

Il settore turistico italiano comprende circa 417.000 imprese, distribuite tra servizi di ristorazione (circa 324.000 aziende, il 78% del totale), servizi di alloggio (circa 76.000) e agenzie di viaggio e tour operator (circa 17.000). La composizione per forma giuridica evidenzia una prevalenza di ditte individuali (44%), seguite da società di capitali (33%) e società di persone (22%).

Dal punto di vista geografico, il Mezzogiorno e le Isole concentrano il 36% delle imprese del settore — la quota più alta per macro-area. Tra le regioni, la Lombardia è quella con la maggiore concentrazione di imprese del comparto con il 13% del totale nazionale, seguita dal Lazio con l'11,5% e dalla Campania con il 10,3%.

Le previsioni: default in aumento entro fine anno

Guardando ai prossimi mesi, CRIF Ratings prevede un ulteriore incremento dei tassi di default nel comparto turistico entro la fine del 2026, seppur con una crescita attesa più contenuta rispetto a quella prevista per il complesso delle imprese italiane. Come sintetizza Luca D'Amico, CEO di CRIF Ratings, il settore restituisce una duplice fotografia: un comparto dinamico con domanda in crescita e credito in espansione, ma con fragilità strutturali che persistono sotto il profilo del rischio creditizio e commerciale, a cui si aggiunge un contesto internazionale caratterizzato da elevata incertezza e crescenti tensioni geopolitiche — fattori che assumono un peso sempre più rilevante nelle valutazioni del rischio di credito delle imprese del settore.

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