Al Sud si lavora un mese in meno del Nord, effetti sugli stipendi

CGIA: nel 2024 al Sud -27 giornate e paga giornaliera -36%. Mappa dei territori e le cause principali del divario.
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Un mese di lavoro che scompare dalla busta paga. È quanto emerge dall'ultima analisi dell'Ufficio studi CGIA: nel 2024 tra Nord e Sud si sono contate 27 giornate lavorative di differenza. Il dato accende un faro su un divario che non è solo statistico, ma reale e quotidiano. In Italia la media è stata di 246,5 giorni lavorati, ma al Nord si è saliti a 255, mentre nel Mezzogiorno ci si è fermati a 228. A questo si somma un altro scarto: la retribuzione giornaliera media è più alta al Nord (108 euro) rispetto al Sud (80 euro), una forbice del 36%. 

Nord-Sud: 27 giornate che fanno la differenza

Il confronto 2024 dell'Ufficio studi CGIA è netto: 255 giornate lavorate in media al Nord contro 228 nel Mezzogiorno, con un gap di 27 giorni. In pratica, quasi un mese di lavoro in più per i lavoratori settentrionali e un mese in meno per quelli meridionali. Nel mezzo si colloca la media nazionale, pari a 246,5 giornate, che però nasconde forti disomogeneità tra aree industriali e territori a prevalente vocazione turistica. Il calendario del lavoro cambia dunque con la latitudine, e con esso cambiano gli stipendi annui e la capacità di spesa. 

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Retribuzione giornaliera: 36% in più al Nord

Alla differenza di giornate si somma quella della paga media giornaliera: secondo CGIA, nel 2024 al Nord si è attestata a 108 euro, nel Sud a 80 euro. La forbice del 36% incide direttamente sul reddito disponibile e sulle scelte di spesa delle famiglie. Con più giorni retribuiti e compensi più alti, i territori settentrionali accumulano un vantaggio che si riflette sul mercato del lavoro e sulla tenuta dei consumi.

Perché al Sud si lavora di meno secondo CGIA

La minore intensità lavorativa nel Mezzogiorno non dipende da una scarsa propensione al lavoro, ma dalla struttura del mercato locale. Il monte ore annuo, rapportato al numero di occupati, risulta storicamente più basso per la combinazione di precarietà, part-time involontario e stagionalità. A ciò si aggiunge la quota di lavoro sommerso, che sfugge alle misurazioni ufficiali e sottostima le ore effettivamente prestate. Questa miscela produce cicli occupazionali discontinui, concentrati in alcuni mesi dell'anno e più esposti alla volatilità della domanda. 

La mappa dei territori: chi lavora di più e chi resta indietro

La geografia del lavoro conferma la polarizzazione: in alto le province manifatturiere del Nord, in basso le aree a spiccata stagionalità. Queste differenze territoriali non sono episodiche, ma riflettono la struttura produttiva locale e la qualità media dell'occupazione disponibile.

Nei territori con filiere industriali e imprese radicate, il calendario delle giornate retribuite è più denso e regolare. Dove l'economia dipende dal turismo, invece, la ciclicità porta a lunghi stop tra una stagione e l'altra.

  • Lecco: 265,4 giornate lavorate
  • Biella: 263,9 giornate lavorate
  • Vicenza: 263,4 giornate lavorate
  • Monza-Brianza: 263,3 giornate lavorate
  • Lodi: 262,8 giornate lavorate

All'estremo opposto compaiono province con forte vocazione turistica o con tessuti economici più fragili. Qui il lavoro è spesso concentrato in stagioni brevi e si registra un ricorso maggiore a contratti a termine.

  • Rimini: 212 giornate lavorative
  • Nuoro: 205 giornate lavorative
  • Vibo Valentia: 195 giornate lavorative

Dove gli stipendi sono più alti e perché

Secondo il Centro studi, multinazionali, imprese medio-grandi e società finanziarie, assicurative e bancarie tendono a riconoscere retribuzioni più elevate soprattutto nelle aree metropolitane del Centro-Nord. Qui si concentrano anche profili ad alta qualificazione - manager, dirigenti, quadri, tecnici - che spingono verso l'alto i salari medi. Al contrario, nei territori con minore presenza di grandi aziende e specializzazioni avanzate, le retribuzioni rimangono più contenute e la distanza dal resto del Paese si allarga.

Articolo visto su (quifinanza.it) Retribuzione in Italia, al Sud si lavora un mese in meno del Nord – QuiFinanza

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