C'è un momento dell'anno in cui le Colline del Prosecco si accendono di oro e ruggine e ogni curva regala un orizzonte nuovo: l'autunno. È qui che l'Anello del Cartizze, nel cuore di Valdobbiadene, diventa un percorso da mettere in agenda senza esitazioni. Si cammina tra vigne ripide e borghi storici, con soste che sorprendono, dalla celebre osteria senza oste fino a un eremo sospeso sul panorama. E mentre la stagione della vendemmia lascia il posto al foliage, si scopre perché questo piccolo pentagono di terra è considerato il Grand Cru del Prosecco Superiore.
Dove si cammina: nel Pentagono d'Oro delle Colline UNESCO
L'Anello del Cartizze attraversa la porzione più preziosa della denominazione, il cosiddetto Pentagono d'Oro: appena 107 ettari tra le frazioni di San Pietro di Barbozza, Santo Stefano e Saccol, nel comune di Valdobbiadene. Si tratta di un anfiteatro naturale protetto a nord dal massiccio del Monte Cesen, dove pendenze marcate e crinali a "hogback" hanno imposto, da sempre, una viticoltura manuale e faticosa.
In questo microclima, raro e decisivo per la maturazione della Glera, la viticoltura si intreccia con la geologia: le colline derivano dal sollevamento di antichi fondali marini, dettaglio che spiega la ricchezza dei suoli e, in parte, la finezza dei vini.
Quando andare e perché l'autunno sorprende
Terminata la vendemmia, le foglie delle viti si trasformano in un mosaico di gialli intensi, rossi caldi e venature ramate che accendono ogni versante. L'aria frizzante di fine ottobre, spesso limpidissima, amplifica le vedute e mette in risalto l'andamento ondulato delle colline. Si attraversano vigneti in quiete, si incrociano fienili e vecchie damigiane che ancora raccontano il ritmo contadino, e si comprende perché questo itinerario funzioni così bene proprio in questa stagione.
Dati tecnici del percorso e varianti
L'Anello del Cartizze è un itinerario circolare segnalato che si percorre su asfalto, sterrato e sentieri erbosi, con continui saliscendi. È pensato per chi desidera un impegno moderato e un'ampia ricompensa paesaggistica lungo ogni tratto. Le cose da sapere sono le seguenti:
- Punto di partenza e arrivo: piazza della chiesa di San Pietro di Barbozza; alternativa dal centro di Santo Stefano.
- Lunghezza: il grande Anello del Prosecco è circa 15 km; il circuito concentrato sull'area del Cartizze misura circa 8-11 km.
- Dislivello: circa 350-400 metri positivi, con pendenze frequenti ma senza passaggi tecnici.
- Difficoltà: escursionistico, livello moderato; richiesto un minimo di allenamento per gestire i tratti ripidi e il fondo misto.
- Durata: 3-4 ore di cammino effettivo; si consiglia di dedicare l'intera giornata per panorami e degustazioni.
- Segnaletica: presenti totem in ferro battuto con informazioni su geologia e storia locale.
Le soste da prevedere lungo il percorso
Lungo il tracciato si incontrano luoghi simbolo che danno identità al percorso e ne scandiscono il ritmo. Alcuni sono noti agli escursionisti, altri un po' meno.
Osteria Senz'Oste: il casolare dell'onestà
Sulla sommità della collina del Cartizze, dopo Saccol e una salita tra i filari, si incontra l'Osteria Senz'Oste, un rustico in pietra con vista aperta sulla vallata. La particolarità è nel nome: non c'è un oste, ci si serve da soli scegliendo salumi, formaggi di malga, pane e bottiglie fresche di Prosecco Superiore, lasciando poi il corrispettivo. È una sosta che racconta fiducia e ospitalità e che permette di assaporare il paesaggio in modo semplice e diretto, con un calice in mano e i vigneti a pochi passi.
Eremo di Sant'Alberto e i borghi contadini
Con una breve deviazione in salita si raggiunge l'Eremo di Sant'Alberto, che da secoli veglia sui vignaioli e apre lo sguardo a 360 gradi. Nelle giornate terse, la vista corre lontano. Il rientro permette di attraversare piccoli nuclei rurali, tra fienili e corti dove capita ancora di vedere cataste di damigiane: segni quotidiani di una tradizione che qui non è folclore, ma pratica viva.
Brindisi finale, perché il Superiore di Cartizze è speciale
Nel Cartizze, l'esposizione a sud e i terreni di marne, arenarie e argille, capaci di trattenere l'acqua e preservare acidità, danno vita al Grand Cru del Prosecco. Il Valdobbiadene Superiore di Cartizze DOCG si presenta tipicamente in versione Dry, con un residuo zuccherino misurato che accompagna senza appesantire.
Al naso emergono mela, pera, albicocca, agrumi e un tocco floreale di rosa; in chiusura, la memoria della mandorla glassata firma il sorso. Lungo l'anello e nelle immediate vicinanze, anche nelle zone di Guia e Follo, non mancano piccole cantine familiari dove fermarsi per una degustazione guidata.
Articolo visto su (travel.thewom.it) Tra vigneti dorati e colline del Prosecco: il trekking d’autunno che vale il viaggio







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