Sembra Norvegia quando l'acqua si incunea tra le montagne, ma è l'Adriatico. Il "fiordo" più fotogenico a due passi dall'Italia non è in Scandinavia: è la Boka Kotorska, in Montenegro. In un solo viaggio si possono unire mare, canyon, monasteri scolpiti nella roccia e città dall'anima modernista. Con 9 giorni, un'auto a noleggio e il periodo giusto, si attraversano paesaggi che cambiano a ogni curva. Il tutto con costi più bassi rispetto a molte mete del Mediterraneo e senza cambio valuta, perché qui si paga in euro.
Itinerario di 9 giorni in Montenegro: mare, laghi e città
La rotta più logica per il viaggio montenegrino parte e rientra a Podgorica, collegata con voli diretti a varie città europee e con l'aeroporto vicino al centro. In bassa stagione il ritiro dell'auto è rapido; d'estate conviene prenotare in anticipo, meglio con cambio automatico per affrontare tornanti e salite.
I primi quattro giorni spingono verso lago e costa, così da entrare subito nel cuore del paesaggio montenegrino. Più avanti si sale verso le cime del nord, prima di rientrare passando da uno dei santuari più affascinanti dei Balcani.
Podgorica: tracce ottomane, ponti moderni, memorie socialiste
La capitale non è una cartolina, ed è proprio questo il suo fascino. Bombardata nella Seconda guerra mondiale e per anni chiamata Titograd, oggi mescola il quartiere ottomano di Stara Varos con la Torre dell'Orologio e il vecchio ponte sulla Ribnica, viali di palazzi socialisti e nuove architetture come il Most Milenijum.
La Cattedrale della Resurrezione di Cristo stupisce per dimensioni e dorature, mentre la piccola chiesa di San Giorgio, tra gli ulivi ai piedi della collina di Gorica, invita alla sosta. Un monumento ai partigiani ricorda il passato recente e aggiunge una nota di memoria civile.
Lago di Scutari: curve, punti panoramici e villaggi sul pelo dell'acqua
Direzione sud-ovest per entrare nel Montenegro "da cartina geografica". La deviazione verso Pavlova Strana regala la vista più iconica: la curva del fiume Rijeka Crnojevica che si apre nel grande lago di Scutari.
La strada è un susseguirsi di affacci e svolte, con villaggi come Rijeka Crnojevica e Virpazar che vivono di pesca, gite in barca e vino locale. Lungo il percorso piccole attività familiari servono formaggi, salumi e succo di melograno appena spremuto.
Ulcinj, Stari Bar e Budva: sabbia, rovine e mura sul mare
Più a sud, vicino all'Albania, Ulcinj mostra subito la sua identità mista con insegne bilingui, moschee e forni balcanici. L'antica cittadella affacciata sul mare domina spiagge sabbiose lunghissime, tra cui Velika Plaza, che in bassa stagione si svuotano e cambiano ritmo.
Poco a nord, Stari Bar arrampica sulle rovine bizantine, romane e ottomane in mezzo a ulivi monumentali. Budva, sinonimo di movida e lettini, sorprende dentro le mura: vicoli in pietra, piccole piazze e retaggi veneziani fanno dimenticare per un attimo il lungomare moderno. Sveti Stefan, oggi resort esclusivo, colpisce di più visto a distanza.
Lovcen e Bocche di Cattaro: il colpo d'occhio da fiordo
Lasciata la costa, si rientra nell'entroterra storico. Cetinje, antica capitale, conserva eleganti sedi di governo ottocentesche e ambasciate di fine Ottocento. Il monastero di Cetinje, il Museo Nazionale e il Palazzo Blu raccontano la stagione in cui il Montenegro si presentava all'Europa come stato indipendente.
Da qui la strada risale verso il Parco Nazionale del Lovcen, dove il mausoleo di Petar II Petrovic-Njegos, quasi a quota duemila metri, guarda sia l'interno montuoso sia la linea dell'Adriatico.
Kotor, Perast e la Madonna dello Scalpello: la meraviglia in baia
Scendendo dal Lovcen si entra nelle Bocche di Cattaro, sistema di baie che ricorda un fiordo. Kotor, con centro storico murato e mura veneziane che risalgono la montagna, è Patrimonio UNESCO dal 1979 e ha adottato una nutrita colonia di gatti. Dormire qui può costare, quindi spesso conviene scegliere Perast o Risan, più piccole e meno care.
Da Perast partono le barche per la Madonna dello Scalpello, santuario su un'isola artificiale che ogni anno si consolida con nuove pietre portate dalle barche. Viste dall'acqua le Bocche incantano; dall'alto della strada a tornanti che scende dal Lovcen restano tra le immagini più forti del viaggio.
Herceg Novi e gli spomenik: scale sul mare e memoria in cemento
All'imbocco occidentale delle Bocche, verso il confine croato, Herceg Novi offre un lungomare alberato, due fortezze e innumerevoli scale tra porto e città alta. L'atmosfera è più quotidiana rispetto a Kotor, con un'agenda scandita da tradizioni come il Festival della Mimosa.
Lungo le strade che collegano costa e interno compaiono gli spomenik, monumenti memoriali dell'epoca jugoslava: Barutana è tra i più iconici, con tre grandi volumi che conducono a un anfiteatro dominato da una torre. Altri complessi si incontrano a Grahovo e sulla collina di Trebjesa, sopra Niksic.
Nord selvaggio: Durmitor e canyon del Tara
Da Niksic, città industriale legata alla birra Niksicko, la strada si fa scenografica con tunnel scavati nella roccia e il lago Piva dalle acque verde-azzurre. Dopo una lunga salita si entra nel Parco Nazionale del Durmitor, patrimonio UNESCO, dove altipiani ondulati contrastano con cime come Prutas e Sedlo.
In estate dominano escursioni e attività all'aria aperta; in autunno, l'erba alta vira al giallo sotto cieli spesso tersi. Il Crno Jezero, il Lago Nero, unisce o separa i suoi due bacini in base al livello dell'acqua: l'accesso è regolamentato e il parcheggio è a pagamento. Zabljak è la base più pratica, tra nuove case in legno e hotel socialisti abbandonati che raccontano un'altra epoca.
Ponte sul Tara e stecci: vertigine e Medioevo sui prati
Poco più in là, il canyon del Tara precipita fino a essere considerato il più profondo d'Europa, secondo solo al Grand Canyon. Il ponte di Đurđevica Tara lo scavalca alto sulla gola: dal parapetto il fiume appare come una lama blu intenso incisa nella pietra.
Nei mesi caldi sono attive zip-line e rafting; chi soffre di vertigini può limitarsi a camminare sul ponte dove si sente più sicuro. Nei prati del Durmitor affiorano anche le stecci, antiche pietre tombali medievali, oggi parte di un riconoscimento UNESCO transnazionale.
Ostrog, ultime soste e rientro a Podgorica
Sulla via del rientro conviene pianificare il monastero di Ostrog, incastonato in una parete rocciosa a circa 20 chilometri da Niksic. La strada è stretta e la percorrono anche autobus di pellegrini, quindi si guida con calma. Il complesso ha una parte inferiore e una superiore: quella in alto custodisce cappelle affrescate e le reliquie di San Basilio di Ostrog, venerato da ortodossi, cattolici e musulmani.
In alta stagione si formano code, per cui è meglio arrivare al mattino presto o in periodi meno affollati. Gli ultimi chilometri riportano a Podgorica, tra Trg Republike, esempi di brutalismo come l'Hotel Podgorica e il grande Blok 5, con una sosta nei mercati per chiudere il viaggio nel modo più semplice.
Articolo visto su (travel.thewom.it) Sembra un fiordo norvegese ma è a due passi dall’Italia: il paradiso low cost per un road trip tra mare e montagne selvagge








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