A Labro le antiche cantine diventano pub, ecco il borgo rinato con un restauro intelligente

In Sabina un borgo di 400 abitanti rinasce: cantine-pub, B&B diffusi e Bandiera Arancione TCI.
Labro
Chensiyuan, CC BY-SA 4.0 Wikimedia commons

Un castello ancora abitato, le antiche cantine trasformate in pub e dimore storiche che accolgono gli ospiti come in un piccolo albergo diffuso. Si tratta di Labro, nel Lazio, un borgo di poco meno di 400 residenti che è riuscito a invertire la tendenza allo spopolamento e a tornare desiderabile. La rinascita non è avvenuta per caso: ha radici in un restauro lungimirante iniziato negli anni Sessanta e in scelte recenti che hanno puntato su un turismo lento e sostenibile. Il paese ha un centro medievale affacciato sul lago di Piediluco, oggi premiato con la Bandiera Arancione del Touring Club Italiano.

Dove si trova Labro

Labro sorge nell'alta Sabina, nel Lazio settentrionale, in posizione di crinale su una propaggine dei Monti Reatini a oltre 600 metri di altitudine. La sua collocazione, tra Rieti e Spoleto e a ridosso del confine con l'Umbria, ha reso per secoli il borgo un punto di controllo strategico della valle sottostante, dove scorre il Rio Fuscello (conosciuto anche come Fosso di Leonessa). 

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Dal suo profilo si domina il lago di Piediluco, elemento di paesaggio che contribuisce a definire l'identità visiva del luogo. Proprio questo equilibrio tra natura, architetture fortificate e tessuto urbano compatto è oggi una risorsa turistica riconosciuta e qualificata dal marchio Bandiera Arancione.

Dalle cantine ai pub: la scelta che ha cambiato il borgo

Fino al secondo dopoguerra, Labro ha condiviso il destino di molti piccoli centri di montagna: una progressiva perdita di residenti e attività. La svolta è arrivata abbracciando l'ospitalità diffusa e riattivando gli spazi storici. 

Così, dove un tempo si custodivano botti e derrate, oggi si accolgono ospiti tra volte in pietra e arredi d'epoca; alcune cantine sono diventate pub, mentre i piani alti di edifici storici ospitano bed & breakfast. La funzione non snatura l'identità: il recupero ha conservato materiali, volumi e segni del passato, rendendo la visita un'esperienza diversa. 

Il restauro: chi, quando e come

La rinascita materiale di Labro prende forma nel 1968 grazie all'iniziativa dei discendenti della famiglia Nobili, storicamente legata al luogo. Il progetto, affidato all'architetto fiammingo Ivan Van Mossevelde, ha seguito criteri di recupero coerenti con l'unità stilistica del borgo, intervenendo su palazzi nobiliari, mura e abitazioni. 

L'obiettivo era restituire leggibilità al disegno urbano medievale senza congelarlo a museo, mantenendo le strutture vive e in uso. Questo percorso non si è interrotto: il lavoro di manutenzione e riqualificazione prosegue ancora oggi, a dimostrazione che i borghi possono evolvere se si coniugano tutela, funzione e una visione a lungo termine.

Cosa vedere a Labro: castello, porte storiche e chiese

Il cuore dell'itinerario è il Castello Nobili Vitelleschi, voluto nel Cinquecento da Giordano de' Nobili. Il complesso, con scalinate, loggette, merlature e giardini pensili, custodisce arredi d'epoca, ritratti di famiglia e armi storiche. Il castello è ancora abitato dai discendenti e ha aperto alcune funzioni al pubblico: nelle cantine è stato ricavato un pub, ai piani alti un bed & breakfast e il piano nobile ospita occasionalmente cerimonie e conferenze. 

Camminando tra le vie in pietra si incontrano le porte storiche d'accesso, testimonianza della cinta fortificata: Porta Cavour, Porta Reatina e Porta di Piazzale Genzi. Da non tralasciare la Chiesa di Santa Maria Maggiore, che include la Cappella del Rosario, e l'ex convento dei Francescani Osservanti.

Come arrivare a Labro

Per raggiungere Labro il mezzo più pratico è l'auto, grazie alla vicinanza con due arterie regionali: la SR 79 Ternana, che collega il borgo a Rieti e Terni, e la SR 521 di Morro, che garantisce l'accesso verso Morro Reatino e Leonessa. 

Esiste anche un collegamento ferroviario: la linea Terni-Rieti-L'Aquila serve la stazione Labro-Moggio. Va considerato, però, che la fermata dista circa 9 chilometri dal borgo e i treni giornalieri sono pochi; in questo caso, è necessario prevedere un ulteriore trasferimento su strada. 

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