Ora legale permanente, pro e contro, risparmi e le novità politiche

L'idea di rendere l'ora legale permanente diventa sempre più concreta in Italia e nel mondo.
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Immagine generata con IA

Avere l’ora legale permanente significa tenere le lancette un'ora avanti per tutto l'anno, dicendo addio al ritorno all'ora solare di fine ottobre. In Italia, per ora, non è realtà: anche nel 2026 nella notte tra sabato 24 e domenica 25 ottobre si torna all'ora solare, con le lancette che alle 3:00 tornano alle 2:00. Qualcosa però sta cambiando. Il 1° ottobre 2026 la Commissione Attività produttive della Camera ha approvato all'unanimità il documento conclusivo di un'indagine conoscitiva che boccia il doppio cambio stagionale e propone una sperimentazione. La scelta tra ora legale e ora solare tutto l'anno, però, resta aperta. Ecco cosa significa avere l’ora legale permanente, quali sono i vantaggi e quali gli svantaggi.

Cosa significa avere l'ora legale permanente?

Per “ora legale permanente” si intende mantenere per tutti i 12 mesi l'orario estivo, cioè un'ora avanti rispetto all'ora solare, eliminando i due cambi d'ora annuali di fine marzo e fine ottobre. In Italia vorrebbe dire restare sempre sul fuso UTC+2, anche a dicembre e gennaio.

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L'ora solare è l'orario "naturale", agganciato al mezzogiorno astronomico. L'ora legale, invece, sposta artificialmente le lancette avanti di un'ora per sfruttare meglio la luce nelle ore serali. Oggi la alterniamo secondo le regole della direttiva europea 2000/84/CE: si passa all'ora legale l'ultima domenica di marzo e si torna all'ora solare l'ultima domenica di ottobre. Se non si cambiasse l’ora, la situazione al 21 dicembre sarebbe la seguente: 

Città Alba oggiAlba con ora legale permanenteTramonto oggiTramonto con ora legale permanente
Milano8:00 circa9:00 circa16:40 circa17:40 circa
Roma7:35 circa8:35 circa16:40 circa17:40 circa
Palermo7:15 circa8:15 circa16:50 circa17:50 circa

La petizione arrivata in Parlamento

La petizione "Ora legale per sempre", lanciata su Change.org nell'ottobre 2022 dalla Società Italiana di Medicina Ambientale (SIMA) e dall'associazione Consumerismo No Profit, ha superato quota 350mila firme, avvicinandosi alle 360mila. A novembre 2025 le firme sono approdate alla Camera dei Deputati. Da lì il percorso istituzionale ha preso forma:

  • 2 marzo 2026: l'ufficio di presidenza della X Commissione (Attività produttive, commercio e turismo) concorda sull'opportunità di un'indagine conoscitiva.
  • 11 marzo 2026: la Commissione delibera l'indagine sull'impatto dell'ora legale permanente sul territorio nazionale e sui settori produttivi, fissando la scadenza al 30 giugno 2026.
  • Primavera-estate 2026: si svolgono le audizioni di associazioni di categoria, sindacati, consumatori, medici ed esperti.
  • 1° ottobre 2026: la Commissione approva all'unanimità il documento conclusivo, articolato in sette capitoli.
  • 15 ottobre 2026: i risultati vengono presentati in conferenza stampa alla Camera.

Il punto fermo è che il doppio cambio stagionale va superato, soprattutto per le criticità sanitarie e organizzative dei giorni immediatamente successivi allo spostamento delle lancette. 

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Ci sarà una sperimentazione dell'ora legale tutto l'anno?

La Commissione ha indicato la possibilità di una sperimentazione come prima opzione nelle sue conclusioni, però non è stata ancora decisa né programmata. Per partire servono una spinta politica del Governo e, soprattutto, un quadro europeo che lo consenta, perché le regole sul cambio d'ora restano comunitarie.

Ora legale permanente: pro e contro

L'ora legale permanente regala più luce la sera, un piccolo risparmio energetico e un aiuto a commercio e turismo, ma porta mattine più buie d'inverno e divide la comunità medica. 

  • Il primo vantaggio riguarda le ore di luce. Uscire dall'ufficio alle 17:30 di dicembre con il sole ancora all'orizzonte cambia la percezione della giornata. Commercio e turismo vedono di buon occhio questa prospettiva.
  • Sul fronte energetico i numeri vanno letti con attenzione, perché le stime divergono. Secondo i dati di Terna riportati nell'indagine, l'attuale regime stagionale fa risparmiare circa 302 GWh all'anno. Estendere l'orario estivo anche all'inverno ne aggiungerebbe circa 160, per un totale di 462 GWh: più o meno lo 0,15% del fabbisogno elettrico nazionale. In euro si parla di circa 120 milioni per il 2026, di cui 80 già garantiti dal periodo aprile-ottobre. 
  • C'è poi il capitolo salute, forse il più solido a favore dell'abolizione del cambio. Gli esperti concordano su un punto: le transizioni di primavera e autunno producono effetti negativi misurabili, con un aumento di infarti, incidenti stradali e infortuni sul lavoro nei giorni successivi. 
  • Il rovescio della medaglia riguarda le mattine. Con l'ora legale tutto l'anno, in molte zone d'Italia il sole sorgerebbe dopo le 8:30 nel pieno dell'inverno. 
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La situazione in Europa e negli USA

In Europa il cambio d'ora non è stato abolito e resterà in vigore almeno fino a quando il Consiglio Ue non troverà un accordo. La Commissione europea ha già pubblicato il calendario dei cambi fino al 2031.

Anche negli Stati Uniti qualcosa si muove. Il Sunshine Protection Act, la legge che renderebbe permanente l'ora legale a livello federale, ha una storia travagliata. Ora il testo è fermo al Senato, assegnato alla Commissione Commercio, scienza e trasporti dal 15 luglio. Finché non sarà approvato e firmato, gli americani continueranno a cambiare l'ora: per il 2026 l'ora legale va dall'8 marzo al 1° novembre. 

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