Ci sono borghi che sembrano scenografie, e poi c'è Scicli: raccolta fra tre valloni, accende la pietra di riflessi dorati quando il sole scende. In pochi chilometri si passa dalle cave calcaree alle spiagge, con un centro storico che ha trasformato un disastro sismico in un patrimonio d'arte. Il richiamo è doppio: la Sicilia del barocco tardo e i set de Il Commissario Montalbano che hanno reso familiari facciate e piazze. Si capisce perché qui si debba camminare, alzare lo sguardo e prendere quota: ogni terrazza e ogni sperone raccontano una fase diversa della città.
- Dove si trova e perché ha una forma scenografica
- Dal terremoto al barocco UNESCO
- Via Francesco Mormina Penna: l'asse da cui iniziare
- Una farmacia liberty nel cuore barocco
- Palazzo Bonelli-Patanè: interni che sorprendono
- Palazzo Beneventano e i mascheroni che guardano la strada
- Verso San Matteo: la città dall'alto
- Chiafura: il quartiere scavato nella roccia
- Castello dei Tre Cantoni: la torre triangolare
- Cava e Chiesa di San Bartolomeo
- Piazza Italia e l'attuale Chiesa Madre
- Santa Maria La Nova e le altre chiese
- I luoghi di Montalbano
- Barocco e spiagge: il mare di Scicli a portata di mano
Dove si trova e perché ha una forma scenografica
Scicli sorge nel sud-est della Sicilia, in provincia di Ragusa, circa 24 chilometri a sud-ovest del capoluogo. Il centro si sviluppa nel punto in cui convergono tre valloni - Santa Maria La Nova, San Bartolomeo e Modica-Scicli - che incanalano le strade nel fondovalle e spingono chiese e antichi quartieri sulle pareti calcaree. Questa geografia spiega la percezione da anfiteatro naturale che si ha entrando nel centro storico. Verso l'interno compaiono carrubi, ulivi, mandorli e muretti a secco; verso la costa si raggiungono Donnalucata, Cava d'Aliga, Sampieri e Playa Grande, con circa 20 chilometri di litorale in gran parte sabbioso.
Dal terremoto al barocco UNESCO
La città attuale è frutto di fasi sovrapposte. Tra XIV e XVI secolo l'abitato scese progressivamente dalle alture verso il fondovalle. Il Seicento fu duro: la peste del 1626 ridusse gli abitanti a circa 4.000, poi il terremoto dell'11 gennaio 1693 colpì tutto il sud-est siciliano. La ricostruzione del Settecento ridisegnò Scicli con chiese, palazzi e piazze in pietra chiara. Dal 2002 il centro rientra nel sito seriale UNESCO delle Città tardo barocche del Val di Noto, insieme a Caltagirone, Militello Val di Catania, Catania, Modica, Noto, Palazzolo Acreide e Ragusa.
Via Francesco Mormina Penna: l'asse da cui iniziare
Per orientarsi conviene partire da Via Francesco Mormina Penna, sequenza compatta di edifici civili e religiosi. Qui si affacciano Palazzo Spadaro, Palazzo Bonelli-Patanè, il Palazzo di Città, la Chiesa di San Giovanni Evangelista, San Michele Arcangelo e Santa Teresa. La strada restituisce bene il barocco locale: mensole scolpite sotto i balconi, facciate in pietra chiara e prospetti che sfruttano la pendenza.
Una farmacia liberty nel cuore barocco
Sulla stessa via si entra nell'Antica Farmacia Cartia, inaugurata l'11 luglio 1902 e divenuta museo nel 2014. Scaffali in legno, ampolle, essenze e strumenti di laboratorio conservano l'atmosfera dei primi del Novecento, inclusa la vetrina destinata alle sostanze velenose. La visita crea un passaggio rapido dal gusto settecentesco al Liberty, senza uscire dalla stessa strada. L'ambiente è comparso anche in produzioni dedicate al commissario più famoso della TV italiana.
Palazzo Bonelli-Patanè: interni che sorprendono
A pochi passi, Palazzo Bonelli-Patanè colpisce per il contrasto tra esterni sobri e ambienti interni ricchi. L'edificio è ottocentesco, ma gran parte della decorazione si deve all'intervento di Raffaele Scalia tra il 1928 e il 1938: stucchi, pitture, arredi, tappezzerie e pavimenti pensati come un unico progetto. È una tappa utile per capire come, accanto al Settecento, a Scicli convivano anche neorinascimento, Liberty ed eclettismi dei primi decenni del Novecento.
Palazzo Beneventano e i mascheroni che guardano la strada
Simbolo del barocco cittadino, Palazzo Beneventano si trova vicino a Piazza Italia, nel punto di passaggio verso il colle di San Matteo. Balconi, stemmi, figure animali e grandi mascheroni in pietra scandiscono le facciate con volti grotteschi e creature fantastiche. La qualità decorativa lo ha reso un riferimento dell'architettura siciliana del tempo, spesso citato tra gli esempi più rilevanti del barocco isolano.
Verso San Matteo: la città dall'alto
Dalle vicinanze di Palazzo Beneventano inizia la salita verso il colle di San Matteo, dove si concentrava la Scicli medievale. In cima sorge la Chiesa di San Matteo, per secoli matrice cittadina fino al 1874. L'edificio oggi non è generalmente aperto, ma la passeggiata resta tra le più suggestive: dai punti panoramici si leggono i tre valloni, il barocco del fondovalle e l'antico rapporto tra abitato e cave calcaree. Le pendenze sono marcate, perciò conviene prevedere scarpe adatte.
Chiafura: il quartiere scavato nella roccia
Sul versante di San Matteo si incontra Chiafura, insediamento rupestre con abitazioni ricavate nella parete calcarea. Le grotte, abitate fino alla metà del Novecento, sono ben visibili dai percorsi della Cava di San Bartolomeo e lungo la salita. Questo fronte rupestre racconta la città popolare e verticale, coesistente con i palazzi nobiliari del fondovalle e modellata dalla morfologia delle cave.
Castello dei Tre Cantoni: la torre triangolare
Proseguendo sul crinale si raggiungono i resti delle fortificazioni storiche. Il Castello dei Tre Cantoni, detto anche Castelluccio, conserva una rara torre a pianta triangolare, attestata già nel Trecento. Le opere difensive presidiavano lo stretto tra le gole di Santa Maria La Nova e San Bartolomeo, controllando gli accessi all'abitato medievale. Oggi restano ruderi, ma la posizione spiega perché la città fosse inizialmente più arroccata e solo in seguito scesa nel fondovalle.
Cava e Chiesa di San Bartolomeo
Nel rientro verso il basso, la Cava di San Bartolomeo incornicia uno degli scorci più riconoscibili del centro storico. La chiesa omonima, con vicende anteriori al terremoto del 1693 e successive ricostruzioni, testimonia la continuità tra la Scicli più antica e quella settecentesca. Dalla valle si colgono bene le aperture rupestri di Chiafura e il profilo del colle di San Matteo.
Piazza Italia e l'attuale Chiesa Madre
Piazza Italia è il fulcro urbano della città contemporanea. Qui sorge l'attuale Chiesa Madre, nata come chiesa gesuitica di Sant'Ignazio di Loyola e divenuta matrice nel 1874. Dal 1986 il titolo include anche San Guglielmo Eremita, patrono cittadino. L'interno a tre navate custodisce opere provenienti da edifici più antichi, tra cui l'urna con le reliquie di San Guglielmo e il simulacro della Madonna delle Milizie, protagonista di una festa tradizionalmente celebrata a fine maggio.
Santa Maria La Nova e le altre chiese
Nel vallone di Santa Maria La Nova, l'omonima chiesa mostra una fisionomia prevalentemente neoclassica derivata da trasformazioni successive. Nel perimetro del centro meritano attenzione anche San Giovanni Evangelista, con facciata curvilinea e interno ellittico, Santa Teresa, San Michele Arcangelo, la Chiesa del Carmine e San Giuseppe.
I luoghi di Montalbano
Per molti, Scicli è diventata familiare tramite la TV. Il Palazzo di Città di Via Mormina Penna è stato il commissariato di Vigata, con riprese anche all'interno. Nello stesso itinerario compaiono Palazzo Spadaro, San Michele, Santa Teresa, l'Antica Farmacia Cartia, Piazza Carmine e la Cava di San Bartolomeo. Sulla costa, Donnalucata entra nella Marinella televisiva, mentre a Sampieri, vicino alla Fornace Penna, si riconoscono gli scenari della Mànnara. La casa del commissario, invece, è a Punta Secca, nel comune di Santa Croce Camerina.
Barocco e spiagge: il mare di Scicli a portata di mano
Una delle forze di Scicli è la brevissima distanza tra centro storico e mare. Il territorio comunale include Playa Grande, Donnalucata, Cava d'Aliga e Sampieri, con arenili profondi e tratti rocciosi. Donnalucata è il cuore marinaro, adatta a passeggiate sul lungomare e cucina di pesce. Sampieri offre un lungo fronte sabbioso fino a Punta Pisciotto, dove si stagliano i resti della Fornace Penna, grande stabilimento per laterizi dei primi del Novecento e oggi icona della costa.








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