A Pietragalla c'è un parco (gratis) con le case sotto l’erba come quelle degli Hobbit

200 palmenti scavati nella roccia, a 24 km da Potenza. Ecco come visitarli, quando andare e cosa vedere nei dintorni.
Pietragalla
Acquario51, CC BY-SA 4.0 Wikimedia commons

Sembra un set cinematografico, invece è la memoria di un vino contadino che ha plasmato un paesaggio unico. Alle porte di Pietragalla, in Basilicata, circa 200 piccole strutture semi-ipogee spuntano dall'erba come tane, con porte di pietra e tetti verdi. Non sono case, ma antichi palmenti: luoghi di lavoro dove si pigiava l'uva e iniziava la fermentazione del mosto, prima che il vino scendesse nelle cantine del borgo. Il colpo d'occhio ricorda le dimore degli hobbit, ma la storia è lucana e racconta un ciclo produttivo completo, dal pendio assolato alle grotte più fresche. 

Dove nasce il "villaggio" sotto l'erba

Alle soglie dell'abitato di Pietragalla, a circa 24 chilometri da Potenza e oltre 800 metri di quota, si estende il Parco Urbano dei Palmenti. Su un pendio rivolto a sud-est, in poco più di due ettari, si allineano decine di manufatti scavati nella arenaria giallastra locale. Il paesaggio è difforme e affascinante: ingressi bassi, fronti in pietra e coperture ricoperte di terra e vegetazione fanno quasi scomparire le strutture nel versante. 

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La datazione visibile oggi rimanda soprattutto all'età moderna e contemporanea, con un picco tra Ottocento e primo Novecento, quando la pratica era diffusa in paese. L'uso dei palmenti è proseguito fino agli anni Sessanta-Settanta del Novecento, prima che i nuovi sistemi di vinificazione rendessero progressivamente superflua questa architettura rurale. 

Cosa sono i palmenti

Non si tratta di depositi generici, ma di ambienti progettati attorno alla lavorazione dell'uva. Molte strutture sono parzialmente ipogee, scavate nel banco roccioso e protette da tetti-terra. La distribuzione segue il profilo della collina e crea una sorta di "quartiere produttivo" en plein air, con sentieri che corrono tra un colmo erboso e l'altro.

L'assenza di simmetria serve ad assecondare pendenze e affioramenti, riducendo la muratura e garantendo temperature adatte alle prime fasi di vinificazione. 

Perché ricordano le case degli hobbit

Il paragone nasce dal linguaggio visivo: fronti bassi, porte piccole, tetti coperti d'erba e strutture che si "perdono" nel terreno. Ma non c'è nulla di decorativo. Ogni scelta rispondeva a necessità pratiche: inserire i volumi nel pendio, sfruttare la stabilità della roccia, proteggere il mosto e chi lavora.

Come funzionava la vinificazione nei palmenti

All'interno delle strutture, lo schema più comune è semplice ed efficace: tre vasche poste a livelli differenti, collegate da un foro. L'uva, trasportata in bigonce dagli animali da soma, veniva scaricata nella vasca superiore e pigiata a piedi. Il mosto scendeva per gravità nella vasca inferiore, dove prendeva avvio la fermentazione. 

È un impianto a energia zero, calibrato sul dislivello naturale e su pochi gesti ripetuti stagione dopo stagione. Sopra molte porte si nota ancora una piccola apertura: serviva a evacuare l'anidride carbonica della fermentazione, evitando concentrazioni pericolose in ambienti poco ventilati.

Dalle vasche alle grotte: il viaggio del vino

Terminata la prima fermentazione, il percorso continuava in paese. Il vino veniva trasferito nelle rutt, grotte-cantina scavate nella roccia sotto le abitazioni del centro storico. 

La geografia produttiva era calibrata sul microclima: i palmenti stanno per lo più sul versante sud-est, più favorevole alla lavorazione; molte rutt occupano invece il lato nord-occidentale, più fresco e adatto alla conservazione. 

Visita al Parco Urbano dei Palmenti

L'accesso è libero e il complesso si raggiunge direttamente lungo la Strada Statale 169, proprio all'ingresso di Pietragalla, in area Via Luigi Cadorna. Si passeggia tra le strutture seguendo i percorsi sul pendio, con la consapevolezza che non tutti gli interni sono sempre visitabili: porte chiuse e condizioni conservative possono limitare l'accesso. 

Per chi desidera capire meglio, una visita guidata quando prevista resta la scelta più efficace. Durante le Giornate FAI d'Autunno 2026, ad esempio, è stato proposto un itinerario di circa 90 minuti dal parco alle rutt del centro storico.

Cosa vedere nel borgo di Pietragalla

Pietragalla si sviluppa su un crinale dell'Alto Bradano e conserva impianti medievali. La prima menzione documentaria nota risale al 1118, quando il centro rientrava nella contea normanna di Tricarico. 

Salendo verso la parte alta del paese si incontrano il Palazzo Ducale, nato come struttura fortificata e ampliato nei secoli dalle famiglie feudatarie, e la Chiesa Madre di San Nicola di Bari, che con la torre campanaria disegna il profilo del borgo. 

La Casa Museo della Civiltà Contadina

Nel centro storico, a Palazzo Muscio Messina, la Casa Museo della Civiltà Contadina riunisce oggetti domestici, abiti, utensili e strumenti agricoli. La raccolta aiuta a collegare ciò che si vede nel parco alla vita quotidiana delle famiglie che utilizzavano palmenti e rutt.

Una deviazione archeologica: Monte Torretta

A circa 15 chilometri da Pietragalla, sul Monte Torretta, si estende un importante sito archeologico preromano fortificato. Le indagini attestano una frequentazione molto lunga, dalla tarda età del Bronzo fino alla fine del III secolo a.C., con tracce del sistema difensivo. 

L'area rientra in un progetto internazionale di ricerca che coinvolge, tra gli altri, l'Université Paris 1 Panthéon-Sorbonne e la Humboldt-Universitat di Berlino. 

Come arrivare a Piertagalla

Pietragalla si trova in provincia di Potenza, nell'Alto Bradano. Il Parco Urbano dei Palmenti è collocato all'ingresso del paese lungo la SS 169, dunque risulta immediato da individuare arrivando in auto. 

Da Potenza si procede verso nord in direzione Pietragalla; per chi proviene dall'area di Melfi e dal nord della Basilicata il riferimento resta l'asse viario verso Potenza con lo svincolo per Pietragalla.

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