Cento minuti davanti a oltre 600 studenti nella sede di Borsa Italiana, in uno degli ultimi interventi pubblici da presidente della Bce. Christine Lagarde, ospite dell'Osservatorio for Indipendent Thinking per il progetto Young Factor, ha dialogato su temi come i tassi, l'inflazione, i dazi, la Cina, l'indipendenza della Bce e il suo addio anticipato a Francoforte. L'attuale presidente della BCE ha parlato anche dell'emergenza abitativa, nata per un problema di offerta e di ritardo nella costruzione che è incapace di rispondere alla domanda crescente di alloggi in proprietà o in affitto.
"Liberare" l'offerta di case per rispondere all'emergenza
"Non solo a Milano, ma in molti altri Paesi in Europa c'è un problema di alloggi. Ed è un problema per molti, non solo per i giovani, ma è particolarmente difficile per i giovani". ha detto la Lagarde. "C'è un'alta domanda di abitazioni, in proprietà o in affitto. Dall'altra parte non c'è abbastanza offerta, non ci sono abbastanza programmi abitativi e sviluppi immobiliari resi accessibili a chi compra la prima casa. L'offerta va liberata"
"Quasi ovunque si trovano lunghi ritardi per domande, permessi, licenze, ricorsi e contenziosi: tra il giorno in cui qualcuno intende costruire e il giorno in cui le case sono disponibili passano in genere dai sei agli otto anni, in alcuni casi di più. È un impegno di lungo termine di cui tutti i governi dovrebbero farsi carico, rimuovendo molta della burocrazia che si applica a questi progetti".
Sul finanziamento, "al momento per i mutui si può prendere in prestito a poco più del 4%, senza contare l'assicurazione sulla vita. È tanto. Ma bisogna sottrarre l'inflazione per conoscere il tasso reale. L'unica cosa che una Banca centrale può fare è garantire la certezza che i prezzi restino stabili. Il vero problema è dal lato dell'offerta, e va affrontato, altrimenti non è giusto".
Politica monetaria e inflazione
Sulla politica monetaria la linea è di attesa vigile. "Abbiamo già alzato i tassi due volte, a giugno e a settembre. Una settimana fa abbiamo deciso all'unanimità di tenerli fermi, anche se abbiamo discusso se alzarli di nuovo. Siamo ben posizionati per aspettare e vedere i dati", ha detto Lagarde. "Rivedremo le proiezioni a dicembre, e da qui ad allora avremo molti indicatori che ci aiuteranno a determinare se un rialzo sia necessario".
L'inflazione al 4% nell'area euro, con l'Italia un po' più in alto, è "prevalentemente" figlia dell'energia: "In Italia è aumentata di oltre il 20% a ottobre anno su anno, nell'area euro del 18%. Continuerà così finché non emergerà un effetto base", cioè finché il rincaro non sarà entrato nel confronto con l'anno precedente. La situazione è "molto difficile" perché ci sono "due forze": la crisi in Medio Oriente, con il suo "impatto massiccio" su tutte le fonti energetiche, e l'intelligenza artificiale, che con data center e chip "spinge nella direzione opposta, creando valore e domanda". Uno shock misto che "richiede sottigliezza, per non applicare lo strumento dei tassi come un martello", ma senza lasciare che "l'inflazione produca effetti di secondo round". Sulla guerra: "Trump disse che sarebbe stata una questione di settimane. Era marzo".
Le dimissioni anticipate
Sull'addio anticipato al 7 febbraio 2027: "Avrei finito comunque a ottobre, ho anticipato di nove mesi perché nelle circostanze attuali, in Europa e altrove, voglio esprimere in modo più indipendente opinioni in cui credo fermamente, e partecipare a dibattiti che non riguardano la politica monetaria. Non so che forma prenderà, ma sono certa di voler restare libera".
Nessun ripensamento sui dazi: "L'ho detto, lo dico e lo dirò: sono controproducenti". Dopo le midterm americane "non mi aspetto che vengano rivisti subito, gli ordini esecutivi sono destinati a restare, forse il Congresso modificherà l'autorità del presidente, ma ci vorrà tempo". Però "qualcosa è successo siamo diventati un po' più audaci".
Un dialogo con la Cina
Sulla Cina, Lagarde ha chiesto un dialogo "per ripristinare condizioni di concorrenza eque: quando ci sono sussidi, finanziamenti molto a buon mercato e una spinta a esportare invece che a sviluppare il mercato interno, non sono sicura che sia leale". Ma l'Europa deve fare la sua parte: "Rispetto a Cina e Stati Uniti tendiamo a non lavorare tanto a lungo e tanto duramente. Servono più produttività e più lavoro", oltre a un mercato dei capitali che trattenga le startup che oggi "partono per la California perché lì trovano venture capital e un senso del rischio che qui non è altrettanto sviluppato".
L'indipendenza della BCE
La Bce è "estremamente indipendente, perché è scritto nel Trattato: né Mattarella, né Macron né Meloni possono chiamarmi per dire 'perché non alzi i tassi?', o più probabilmente 'perché non li tagli?'. Sanno di non poterlo fare". Il bilancio dei sette anni: "Non sempre perfetto, a volte non abbiamo diagnosticato bene una situazione caotica, ma nel complesso abbiamo fatto ragionevolmente bene". E sulle etichette: "Sono ancora un gufo, né colomba né falco. Ma ho visto molte colombe diventare un po' falchi e viceversa, perché le ideologie monetarie non resistono alla prova dei tempi".
Ai ragazzi Lagarde ha parlato di deepfake ("ho visto video di Fabio Panetta e Peter Kazimir: sembrano loro, il messaggio potrebbe essere creduto"), di educazione finanziaria ("il 50% degli europei ha competenze molto limitate, e di questi il 60% sono donne: è una strada verso la libertà") e di difesa comune, dove bisogna "diluire un po' la sovranità per proteggerla meglio insieme".
I Pigs d'Europa ora guidano la ripresa
Dieci anni fa, vi ricordate chi erano i Pigs? Portogallo, Italia, Grecia e Spagna. Sono ancora Pigs? Chiaramente no. Quei paesi, uno dei quali è questo, erano considerati i malati d'Europa. Oggi guardateli: sono in cima alla classifica. Portogallo, Italia, Grecia, Spagna, Irlanda, Cipro: quei paesi prosperano".
"Certo, potrebbe esserci più crescita, certo potrebbe esserci meno debito, ma la tendenza va nella direzione giusta. E quei paesi che chiamate nordici, che tutti davamo per scontato stessero benissimo, non tutti stanno benissimo", ha aggiunto Lagarde. "Le cose non sono mai statiche, e questo deve darci coraggio: significa che buone politiche e determinazione possono davvero invertire quello che 10-15 anni fa sarebbe stato considerato l'ineluttabile declino della civiltà nel Sud Europa. Non è affatto vero".
"Non c'è una convergenza perfetta tra i 21 Stati membri: se confrontate il Pil pro capite di Lussemburgo e Bulgaria, la differenza è enorme. Ma cerchiamo di convergere il più possibile. Non è velocissimo, ma funziona", ha detto la presidente della Bce.








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