La casa dell'architetto fiorentino Massimo Pierattelli è posta in uno dei ritagli d'Italia più ammirati del mondo: il centro storico di Firenze. Qui la storia la fa da padrone: le preesistenze cinquecentesche della sua abitazione convivono armoniosamente con l'innovazione e la firma di un grande architetto. Secondo Pierattelli, infatti, "un architetto non può fare sempre le stesse cose, muovendosi negli stessi ambiti. C'è bisogno sempre di una nuova sfida e di fare progetti innovativi". Per la nuova rubrica "Nella casa dell'architetto" idealista/news visita la dimora di questo artista della progettazione cresciuto all'ombra del Brunelleschi.
Siamo nella sua casa nell’Oltrarno di Santo Spirito. Quando fu edificato il palazzo la città era governata da Cosimo il Vecchio. Quanto c’è oggi della sua firma qui, tra le preesistenze cinquecentesche?
Quando facciamo degli interventi di restauro cerchiamo di non snaturare mai l'ambiente che troviamo. Ne miglioriamo il lato tecnologico, della climatizzazione: lo rendiamo più adatto ai nostri tempi ma sempre con un occhio al passato. Anche in questa casa abbiamo fatto così. Siamo entrati in punta di piedi, abbiamo fatto degli interventi più importanti, tipo una apertura nel soggiorno che ricorda un po' una serliana. Ma sempre con rigore: cercando di rispettare i materiali, come la pietra serena. Abbiamo usato anche intonaci antichi fatti a calce spenta, anche se con colori moderni. Abbiamo cercato di rimanere nell’ambito del restauro per renderla la nostra casa, un posto che avesse calore.
Quale è il suo angolo preferito?
Amiamo molto questa casa. Il posto preferito mio e della mia famiglia è nella sala da pranzo, dove c'è una bifora bellissima che inquadra Santo Spirito. Ed è bella perché ogni momento della giornata cambia colore, a seconda di come il sole si presenta. E la notte, che è illuminata, la cupola viene fuori dal buio ed è è particolarmente suggestiva.
Qui davanti alla sua casa ha lavorato, a Palazzo Pitti, Filippo Brunelleschi, l’archetipo dell’architetto moderno. Ne avverte ancora la presenza?
Brunelleschi è stato un grande, per Firenze e per il mondo. Ha aperto la professione degli architetti: e proprio qui di fronte a casa c'è una delle sue opere, che è Palazzo Pitti. Io poi lo trovo anche nella finestra mia preferita, perché ho proprio di fronte Santo Spirito, altra sua opera. Ed è chiaramente un'ispirazione, nel modo di vivere la professione, la curiosità, nella voglia di fare cose nuove e di inventare.
Un architetto secondo me e la mia famiglia (composta da quattro architetti, ndr) non può fare sempre le stesse cose, muovendosi negli stessi ambiti. Perché altrimenti si va a esaurire la vena creativa. Invece ci deve essere sempre una sfida, fare progetti innovativi. Ecco, questa è una delle cose che - chiaramente non voglio minimamente paragonare me e la mia famiglia di architetti a Brunelleschi - ma è il nostro modo di vivere e lavorare: curiosità, novità, cercare di fare innovazione.
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