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Occupazioni abusive a Roma: il caso dell’ex fabbrica Fiorucci

La facciata del complesso occupato in via Prenestina 913 a Roma / Paolo Codato
La facciata del complesso occupato in via Prenestina 913 a Roma / Paolo Codato
Autore: Flavio Di Stefano

Non è mai troppo tardi. Dopo un’occupazione che dura ormai dal 2009, lo scorso 4 luglio la seconda sezione del Tribunale civile di Roma ha stabilito che lo Stato e il Ministero dell'Interno debbano risarcire con 27,9 milioni di euro la Ca. Sa srl.

La vicenda si riferisce al mancato sgombero dell’Ex Fabbrica Fiorucci, e le diciotto pagine della sentenza firmata dal giudice Alfredo Matteo Sacco sono destinate a fare giurisprudenza in tema di occupazione abusiva. Tema che, proprio in questi giorni, non poteva essere più caldo, considerando lo sgombero a sorpresa del Camping River dello scorso 26 luglio a Roma Nord.

Ma facciamo un passo indietro, perché per comprendere sino in fondo le ragioni e la portata della sentenza, bisogna conoscere la storia dello stabile occupato in via Prenestina 913 (19mila metri quadrati nella periferia Est tra Tor Sapienza e Tor Tre Teste). Una storia che, a dire il vero, somiglia a tante altre in una città, Roma, in cui i casi di occupazione abusiva sono molto più numerosi di quanto si possa anche solo immaginare.

Lo stabile si trova in una zona industriale della periferia capitolina / Paolo Codato
Lo stabile si trova in una zona industriale della periferia capitolina / Paolo Codato

Le origini dell'occupazione abusiva

Il primo capitolo di questa Odissea viene scritto nel 2003, quando la società della famiglia Salini acquista lo stabile noto come Ex Fabbrica Fiorucci per 6,85 milioni di euro. L’idea è quella di bonificare la struttura, che prima apparteneva all’azienda alimentare, per costruire un maxi complesso abitativo.

Le carte arrivano in Comune e gli accordi prevedono che una parte degli alloggi passi sotto il controllo del Campidoglio che, già all’epoca, era in piena emergenza abitativa. Ma per finalizzare questo progetto da 50mila metri cubi c’è bisogno di apportare alcune modifiche al piano regolatore, e il via libera alla variante arriva solo il 20 marzo 2013.

L'immobile occupato dà alloggio a oltre 200 persone / Paolo Codato
L'immobile occupato dà alloggio a oltre 200 persone / Paolo Codato

Troppo tardi. Perché, nel frattempo, oltre a una rivoluzione degli equilibri ai vertici del gruppo Salini, accade che lo stabile venga occupato abusivamente. Nel 2009, infatti, l’area dell’Ex Fabbrica Fiorucci, diventa terreno di conquista per Metropoliz, uno spazio che ospita “duecento persone provenienti da diverse regioni del mondo: Perù, Santo Domingo, Marocco, Tunisia, Eritrea, Sudan, Ucraina, Polonia, Romania e Italia”.

È quanto si legge dalle pagine del sito dell’associazione, dove si spiega anche che l’ex Fabbrica è stata “occupata nel marzo del 2009 dai Blocchi Precari Metropolitani, un’organizzazione che a Roma opera attivamente per rispondere al problema dell’emergenza abitativa, in collaborazione con Popica Onlus che si occupa della scolarizzazione dei bambini rom”.

Dal 2012 gli spazi ospitano il MAMM, un museo che riscuote grande successo / Paolo Codato
Dal 2012 gli spazi ospitano il MAMM, un museo che riscuote grande successo / Paolo Codato

Ma non è tutto. Qualche anno più tardi, nel 2012, arriva il MAAM, un vero e proprio museo che nel sito turistico ufficiale di Roma Capitale viene così descritto: “Nato nel 2012 come prosecuzione ideale del cantiere etnografico, cinematografico e d’arte Space Metropoliz, il MAAM si colloca in uno spazio pubblico (una fabbrica occupata) dove è possibile realizzare nuove forme di sperimentazione artistica e convivenza sociale”.

Il successo di questo museo tanto atipico è straordinario, fa il pieno di consensi mettendo d’accordo pubblico e critica. Il merito è del direttore artistico, Giorgio de Finis, che, grazie al lavoro svolto negli spazi espositivi dell’ex Fabbrica Fiorucci, si guadagna addirittura una prestigiosa investitura dal sindaco di Roma Virginia Raggi, la quale decide di affidargli la direzione artistica del MACRO, il museo d’arte contemporanea di Roma.

La sentenza dell'Ex Fabbrica Fiorucci

Intanto, però, la sentenza ha reso abusivo il MAAM. Ma non è certo questo l’effetto più importante che ha prodotto. Perché, secondo il giudice Alfredo Matteo Sacco, il mancato sgombero da parte delle autorità pubbliche ha impedito al costruttore proprietario dello stabile di poterne usufruire e di modificarne la struttura, ledendone quindi “il diritto di proprietà e il diritto di impresa”.

Per questo è stato disposto che lo Stato e il Ministero dell’Interno debbano saldare “immediatamente” 27,9 milioni di euro alla società proprietaria dell’Ex Fabbrica Fiorucci. Ma la sentenza si spinge anche oltre la sanzione pecuniaria: ”L’occupazione abusiva non lede i soli interessi della parte proprietaria ma lede anche il generale interesse dei consociati alla convivenza ordinata e pacifica e assume un’inequivoca valenza eversiva”.

Sempre secondo il giudice, il mancato sgombero forzato delle aree occupate abusivamente può produrre effetti “meno evidenti ma decisamente più gravi nel medio e nel lungo periodo”, parlando anche apertamente della formazione di “zone franche” all’interno dei perimetri degli immobili occupati.

A completamento, nella sentenza si legge anche: “Le occupazioni abusive di interi stabili nella sola città di Roma ammontano almeno a un centinaio e tale situazione basta a dimostrare l’inadeguatezza della complessiva azione preventiva e repressiva delle autorità preposte”.

E ora che succede?

In buona sostanza, la Ca. Sa srl ha vinto la prima “battaglia”. Anche se, l’ultimo capitolo di questa vicenda è ancora lontano dall’essere scritto. La sentenza è esecutiva e l’indennizzo può essere già richiesto, ma sicuramente l’Avvocatura dello Stato ricorrerà in appello e in quella sede richiederà la sospensione della sentenza.

I tempi per proporre l’appello possono variare da uno a sei mesi (e in quest’ultimo caso i mesi, di fatto, sarebbero sette perché ad agosto c’è la sospensione feriale dei tribunali), a seconda della scelta di notificare o meno la sentenza da parte degli attori ai convenuti. Con buona approssimazione, quindi, al netto di tutti i tempi tecnici si discuterà nel merito della sentenza, in appello, non prima di quattro anni.

Un capitolo a parte, invece, spetta alla questione sgombero. Perché il caso dell’Ex Fabbrica Fiorucci non fa eccezione e somiglia a tanti altri. A rallentare, fino praticamente a paralizzare, le operazioni di sgombero nella Capitale, ma non solo, c’è la famosa “circolare Minniti”. Era stata emanata dal Viminale proprio dopo i fatti di piazza Indipendenza dello scorso agosto, e stabilisce che gli enti locali debbano offrire un’alternativa agli occupanti pur avendo diritto ad un’assistenza abitativa.

Gli altri sgomberi a Roma

Un po’ quello che è accaduto lo scorso 26 luglio, quando duecento uomini della Municipale, affiancati da poliziotti e carabinieri arrivati con camionette e blindati avevano portato a termine lo sgombero del Camping River, uno dei più grandi insediamenti abusivi della Capitale (zona Tiberina a Roma Nord, in via della Tenuta Piccirilli).

E anche la Corte europea dei diritti dell'uomo, che all’inizio aveva sospeso lo sfratto su ricorso di tre occupanti, ha dato il suo avallo all'operazione, dopo “le informazioni ricevute dal governo e dal legale dei tre ricorrenti circa l'offerta di alloggio presso le strutture della Croce Rossa, offerta che è stata accettata”.

La battaglia, in questo caso, l’hanno vinta il Sindaco di Roma Virginia Raggi e il ministro dell’Interno Matteo Salvini. Ma di lavoro da fare, per sbloccare la questione, ce n’è ancora molto. Anche se, il paradosso, è che è già tutto nero su bianco. Perché, dallo scorso aprile, è pronto un piano per gli sgomberi a Roma. E prima ancora, più di due anni fa, l’ex Commissario straordinario di Roma Capitale Tronca aveva individuato qualcosa come 74 edifici da sgombrare, 16 dei quali inseriti in una lista “prioritaria”.

Intanto, per snellire la procedura di sgomberi, Salvini avrebbe già dato mandato ai tecnici del Viminale di riscrivere le regole dettate dalla “circolare Minniti” che, come aveva detto il prefetto Paola Basilone, “lega le mani” a chi dovrebbe intervenire. Ma fino a quando non ci sarà questo intervento normativo, l’ex Fabbrica Fiorucci difficilmente potrà essere sgomberata.