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Covid e locazioni brevi, quali sono stati gli effetti in Europa

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Autore: Redazione

Qual è stato l’impatto del covid sul mercato europeo degli affitti brevi? Lo chiarisce una nota di Bankitalia che analizza i dati di 19 città europee su offerta, domanda e prezzi da inizio 2018 a settembre 2020.

Particolare rilevanza hanno Italia e Spagna in cui il settore e il suo indotto in termini di ristorazione e attività, rappresenta rispettivamente circa il 13,2 e il 14,6% del Pil.

Prima del covid, l’offerta di appartamenti in affitto breve era in espansione in tutta Europa. A gennaio e febbraio 2020, secondo quanto rilevato solo a Dublino e Amsterdam si potevano registrare trend al ribasso, in scia ad una tendenza già in atto.

Da marzo tuttavia il trend positivo si è interrotto: Roma è passata da un’offerta del +9% a un calo del 14%, come anche a Milano, dove da un +17% si è passato ad un -9%. Successivamente il calo si è fatto generale fino a giungere, a settembre, ad un 25% in meno rispetto al 2019.

La domanda di affitti con un mese di preavviso da marzo in poi ha fronteggiato un tasso di cancellazioni in crescita un po’ ovunque, fino al 40% in più rispetto all’anno precedente, con picchi del 60%. Un impatto inizialmente peggiore nelle città turistiche italiane come Roma, Venezia e Firenze che hanno visto a marzo 2020 cancellazioni anche al 70%. Minore l’impatto su Milano come anche sulle altre città del nord Europa.

Le nuove prenotazioni ad aprile mostravano un calo del 23% rispetto all’anno precedente, con Venezia in testa per performance peggiore (-40% rispetto al 2019). In media la riduzione della domanda con un mese di preavviso in tutte le città considerate è stata del 60%.

Quanto ai prezzi, questi sono gradualmente diminuiti nei mesi seguenti fino a raggiungere un -17% a settembre con varie differenze tra diverse città. A Barcellona, per esempio, si sono registrati prezzi oltre un terzo inferiori rispetto al 2019 durante i mesi estivi.