C'è un filo diretto tra il biglietto low cost prenotato da un turista nordeuropeo e l'affitto inaccessibile pagato da un giovane di Lisbona, Atene o Napoli. A tracciarlo con dati alla mano è uno studio commissionato da Transport & Environment (T&E), la principale organizzazione europea per la decarbonizzazione dei trasporti, e realizzato dalla New Economics Foundation (NEF). La conclusione è che, nei cinque Paesi europei a maggiore vocazione turistica — Italia, Grecia, Spagna, Portogallo e Irlanda — gli affitti medi annui potrebbero aumentare fino a 250 euro nei prossimi cinque anni, tra il 2026 e il 2031, proprio come conseguenza della crescita del traffico aereo. A pagare il conto più salato saranno le famiglie a basso reddito, sempre meno in grado di sostenere i costi di un tetto sopra la testa.
L'Italia nel mirino
Il nostro Paese non è immune da questa dinamica. Secondo le stime, gli affitti in Italia potrebbero crescere tra i 130 e i 220 euro l'anno in termini medi annui, una cifra che per molte famiglie rappresenta un aggravio insostenibile. Ma il danno non si ferma alle tasche degli inquilini: si stima che tra il 2019 e il 2031 l'Italia perda fino a 1,1 miliardi di euro di investimenti produttivi annui, rosicchiati dalla speculazione immobiliare. Quando i prezzi delle case salgono, gli investitori preferiscono parcheggiare il capitale nel mattone piuttosto che in settori innovativi come la mobilità elettrica, il trasporto ferroviario o le tecnologie dell'informazione. È un circolo vizioso che impoverisce l'economia reale nel lungo periodo.
Aerei e sovraffollamento: un binomio inseparabile
Lo studio mette in luce un aspetto spesso ignorato nelle analisi economiche del settore aereo: l'impatto sui mercati immobiliari non viene quasi mai contabilizzato nelle valutazioni ufficiali sull'aviazione. Eppure le proteste dei residenti delle Isole Baleari, di Creta, di Madeira e di molte altre mete del Mediterraneo parlano da sole. Queste aree registrano quasi sempre i picchi più alti di arrivi stranieri rispetto alla popolazione locale, e la stragrande maggioranza di questi turisti arriva in aereo. Il trasporto aereo è responsabile, secondo le stime, di oltre la metà delle emissioni dirette dell'intera industria turistica mondiale, e le proiezioni per l'Europa indicano un aumento superiore al 60% delle emissioni legate agli arrivi aerei internazionali tra il 2016 e il 2030.
I governi costruiscono, i residenti pagano
Nonostante questo quadro allarmante, i governi europei continuano a investire nell'espansione aeroportuale come se fosse una ricetta infallibile di prosperità. La Spagna ha stanziato quasi 13 miliardi di euro per potenziare gli aeroporti di Barcellona e Madrid, Atene sta ampliando la propria capacità di accoglienza del 25%, e Lisbona è impegnata in lavori di ampliamento dei terminal. Per T&E si tratta di una contraddizione insanabile: cercare di arginare il sovraffollamento turistico mentre si costruiscono nuove piste è, nelle parole della responsabile della campagna "Travel Smart" Denise Auclair, «una battaglia persa in partenza».
Più turisti, ma i salari non crescono
C'è poi un altro mito da sfatare: l'idea che un maggiore afflusso turistico si traduca automaticamente in maggiore benessere per chi ci lavora. I dati dicono il contrario. I Paesi con il più alto volume di arrivi in aereo — tra cui Italia, Spagna e Francia — sono anche quelli che hanno registrato le performance peggiori in termini di salari reali per i lavoratori del settore. Mentre le grandi catene alberghiere e le piattaforme di affitti brevi si spartiscono profitti crescenti, gli addetti locali alla ristorazione e all'accoglienza vedono il loro potere d'acquisto erodersi anno dopo anno. Come sottolinea il dottor Alex Chapman della NEF, «i bassi salari offerti sono una misera compensazione per l'aumento dei costi abitativi, le infrastrutture sovraccariche e l'inquinamento crescente».
Cosa chiedono gli esperti
Transport & Environment non si limita a denunciare il problema, ma avanza proposte concrete da inserire nella prossima Strategia dell'UE per il turismo sostenibile. Tra le principali: una valutazione critica dell'impatto reale del turismo aereo sulle comunità, inclusi gli effetti sul mercato degli affitti; una riduzione degli arrivi aerei nelle regioni già al limite della saturazione, anche attraverso il blocco dei piani di espansione aeroportuale; e infine una riconversione delle strategie di mobilità verso soluzioni più sostenibili, a partire dal trasporto ferroviario. Il messaggio di fondo è chiaro: se l'Europa vuole davvero garantire case accessibili ai propri cittadini e rispettare gli impegni climatici, non può continuare a ragionare come se più voli significassero automaticamente più benessere.






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