Cosa vedere a Volterra: l'antica città etrusca dove si lavora l'alabastro

Una rocca, botteghe dove l’alabastro vive e panorami che raccontano la storia: Volterra si scopre in pochi passi ma contiene molti secoli.
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In pochi isolati si salta da un palazzo medievale a un museo etrusco fra i più importanti d’Europa, con botteghe di alabastro dove si lavora come nel passato. Il centro si attraversa in pochi minuti, ma la città sa cambiare volto con gli eventi e con la luce del giorno. Ecco cosa c'è da vedere a Volterra e perché non perdersi la celebre città toscana.

Il cuore medievale: Piazza dei Priori e le architetture gemelle

Piazza dei Priori è una quinta di pietra chiara rimasta fedele al suo impianto medievale. Proprio qui si affaccia il Palazzo dei Priori, il più antico municipio della Toscana, riconoscibile dagli stemmi in terracotta delle famiglie fiorentine. La torre consente di salire e vedere il panorama, con le valli dell’Era e del Cecina che si allungano fino, nelle giornate terse, a una sottile riga di mare. 

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Sul lato opposto, il Palazzo Pretorio con la Torre del Porcellino introduce una nota inattesa: il piccolo animale scolpito che sporge in facciata ricorda come il potere, a volte, si concedesse ironia. 

Duomo e Battistero: il barocco della luce e l’eredità pisana

La Cattedrale di Santa Maria Assunta sorprende con il suo soffitto a cassettoni dorati. Nelle cappelle, gruppi in terracotta policroma legati alla bottega dei Della Robbia e affreschi come la cavalcata dei Magi di Benozzo Gozzoli fermano lo sguardo. 

Di fronte, il Battistero di San Giovanni porta la firma della tradizione pisana: pianta ottagonale, fasce di marmo bianco e verde e un portale a cavallo tra romanico e gotico. Una vasca battesimale monumentale e un’acquasantiera ricavata da un sarcofago etrusco raccontano, con un solo gesto, come a Volterra il nuovo nasca dal passato.

Punti panoramici e Balze: dove il paesaggio detta le regole

Per capire la relazione tra città e territorio conviene seguire la passeggiata sui Ponti, da piazza Martiri della Libertà verso la Val di Cecina. Dalle mura si scoprono le Balze: pareti verticali nate dall’erosione che hanno preso pezzi di collina, strade ed edifici. Al tramonto i colori virano dall’ocra al rame, con una teatralità naturale che resta impressa quanto un affresco.

Le mura, Porta all’Arco e il teatro

Le mura etrusche cingono ancora buona parte del centro storico. L’accesso più iconico è Porta all’Arco, con tre teste umane scolpite che la storia ha consumato senza cancellarle. Altre porte raccontano epoche diverse: San Francesco, con tracce di affreschi, e Porta Fiorentina, dove stemma mediceo e croce bianca su fondo nero si fronteggiano. Sotto il centro, a Vallebuona, il Teatro Romano incassato nel pendio conserva 19 file di sedili e una capienza immaginabile di circa 3.500 spettatori. 

Fortezza medicea: una rocca dal lungo passato

La Fortezza Medicea è composta da Rocca Antica e Rocca Nuova, le quali sono tenute insieme da una doppia cortina muraria che domina tetti e accessi. La parte voluta da Lorenzo de’ Medici è un quadrilatero con bastioni agli angoli e un Mastio circolare che, da secoli, ospita un carcere. Oggi l’istituto rimane attivo; è invece possibile salire sulla Torre del Mastio e cogliere, dall’alto, la logica del controllo su città e vie di comunicazione. 

Musei: dall’Ombra della Sera alla Deposizione di Rosso Fiorentino

Il Museo Etrusco Guarnacci conserva una delle raccolte etrusche più importanti d’Europa. File di urne cinerarie in alabastro e terracotta, bassorilievi con miti greci, la stele di Avile Tite e due icone assolute: l’“Ombra della Sera”, sottile bronzo dal corpo allungato e volto realistico, e l’Urna degli Sposi, con una coppia anziana resa con umanità sorprendente. 

La Pinacoteca al Palazzo Minucci Solaini ospita la vertiginosa Deposizione di Rosso Fiorentino, insieme a opere di Signorelli, Ghirlandaio e Taddeo di Bartolo; un ballatoio regala una vista inaspettata sugli scavi del teatro. Poco distante, Palazzo Viti apre un interno ottocentesco di un mercante d’alabastro, tra arredi originali e collezioni che hanno sedotto anche Luchino Visconti per “Vaghe stelle dell’Orsa”. Il percorso si completa al Museo Diocesano di Arte Sacra con pale e sculture, tra cui lavori di Rosso Fiorentino e Neri di Bicci.

Alabastro vivo: botteghe, torni e un ecomuseo diffuso

Nelle vie del centro il ronzio dei torni arriva dalle botteghe, dove blocchi lattiginosi diventano lampade, vasi e piccole sculture. L’Ecomuseo dell’Alabastro, allestito nelle Torri Minucci e nella torre di Palazzo Minucci, ricostruisce la filiera dalle origini etrusche alle produzioni Sette-Ottocentesche.

Natura e rovine: riserve, Balze e un’abbazia sospesa

Attorno a Volterra si alternano le Riserve naturali di Berignone, Monterufoli-Caselli e Montenero. Tra lecci, castagni e macchia mediterranea si incontrano corridoi ombrosi anche in piena estate, con possibilità di avvistare caprioli e rapaci come il falco pellegrino. 

Verso nord tornano protagoniste le Balze, pareti franose che hanno inghiottito edifici e tracciati nel corso dei secoli. Poco distante resistono i resti dell’Abbazia dei Santi Giusto e Clemente, con facciata tardo-rinascimentale, abside e campanile svuotati che si stagliano sul vuoto della valle. 

Quando andare e come arrivare

Primavera e autunno offrono climi più miti, luce piena e colori di campagna nitidi; l’estate è più affollata ma animata da rievocazioni, festival ed eventi serali; l’inverno regala una dimensione raccolta. In auto l’accesso è semplice: da Firenze si percorre il raccordo Firenze–Siena con uscita a Colle Val d’Elsa e si sale tra curve e vigneti; da Pisa si utilizza la FI–PI–LI fino a Pontedera, poi provinciali via Peccioli e La Sterza. 

Con i mezzi pubblici i tempi si allungano: da Pisa treno fino a Pontedera e proseguimento in autobus; da Firenze e Siena collegamenti in autobus regionali con cambio tra Colle Val d’Elsa e Pontedera, per percorrenze che in genere si avvicinano alle due ore.

Cosa assaggiare: tartufo, zuppe e pecorino DOP 

Il tartufo è presente i primi come i pici tirati a mano, si abbina a uova e carni e torna nei menù stagionali. La trippa alla volterrana offre tutta l'energia necessaria, mentre il cinghiale alla volterrana stufa con vino rosso e olive nere.

La zuppa alla volterrana mette insieme fagioli, cavolo, bietole, patate e tagli di maiale come rigatino e cotenna, serviti su pane abbrustolito. Il Pecorino delle Balze Volterrane DOP, a caglio vegetale di cardo o carciofo, varia da morbido a più asciutto e porta al naso erbe di campo e latte; completano il quadro salumi di cinta senese, porcini e i vini della Val di Cecina.

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