Montieri e la Colline Metallifere: l’Arizona della Toscana tra miniere e geotermia

Un angolo di Toscana fuori rotta, dove il paesaggio sorprende tra rossi minerari, vapori geotermici e borghi.
Montieri
Guglielmo Giambartolomei, CC BY-SA 4.0 Wikimedia commons

Un deserto rosso in Toscana? Esiste, e non dove ci si aspetterebbe. Sulle Colline Metallifere, tra Siena e Grosseto, Montieri e le sue frazioni custodiscono un paesaggio che alterna terre minerarie, macchia rigogliosa e bianche colline sbuffate dai gas del sottosuolo. Qui le miniere hanno fatto la storia, oggi la geotermia segna la rotta di un’energia più pulita, mentre i borghi una forte identità. 

Dove si trova Montieri e come arrivare

Montieri si trova nel cuore delle Colline Metallifere, in una fascia interna della Toscana spesso ignorata dal turismo “mordi e fuggi”. Da Firenze la distanza è di circa 100 km, con un tempo di guida medio di un’ora e mezza. L’itinerario consigliato prevede l’uscita a Colle Val d’Elsa Sud e la percorrenza della Strada Provinciale Traversa Maremmana, una dorsale che introduce progressivamente a boschi, castagneti e scorci minerari. 

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L’accesso è agevole nelle stagioni miti; in passato gli inverni potevano complicare gli spostamenti, dettaglio che restituisce il carattere montano dell’area. 

Perché si parla di “Arizona della Toscana”

Il soprannome nasce dal colpo d’occhio: tonalità ferrigne e rossastre legate a suoli minerari si alternano al verde dei boschi e al bianco delle Biancane, modellate dai gas che fuoriescono dal terreno. La natura geotermica del sottosuolo è documentata da secoli: gli Etruschi sfruttarono le acque calde a Sasso Pisano e, molto più tardi, i Medici promossero estrazioni come quella dell’allume destinato alla lavorazione della lana.

Oggi quell’energia del sottosuolo viene sempre più incanalata in impianti geotermici, trasformando una forza primordiale in risorsa contemporanea. L’effetto paesaggistico è potente e inatteso, con un’estetica che richiama, per sorpresa e colori, scenari dell’Ovest americano.

Montieri: cosa vedere nel borgo

Il centro storico, arrampicato su un poggio, conserva l’impianto medievale con alcune case-torri del XIII secolo e strette vie in pietra scandite da balconi fioriti. In via della Dogana si distingue casa Biageschi, riconoscibile per la porta con arco acuto; in via delle Fonderie, toponimo che parla di antiche attività metallurgiche, casa Narducci rimanda a influssi architettonici pisani.

La dorsale del borgo conduce alla chiesa di San Giacomo, di impianto tardo-romanico, che domina dall’alto e custodisce la memoria del Beato Giacomo Papocchi. Minatore nel XIII secolo, fu accusato con altri del furto di argento e mutilato; si ritirò poi in una cripta accanto alla chiesa, vivendo quarantasei anni in penitenza fino al 1289. 

La Canonica di San Niccolò: un unicum in Italia

Poco sopra il paese, immersa in una radura, si trova la Canonica di San Niccolò, sito archeologico ancora in gran parte da indagare. Il complesso presenta un’area cimiteriale e soprattutto una chiesa dalla pianta circolare con sei absidi, una configurazione considerata unica nel panorama italiano.

Gli scavi hanno restituito i resti di un uomo vissuto tra X e XI secolo, probabilmente figura di rango elevato; da una fossa votiva proviene anche una fibula in oro lavorata a filigrana, riconducibile a botteghe del Nord Italia, dell’area germanica o di ambito bizantino. 

Miniere, memoria e geotermia

Le miniere di pirite hanno inciso profondamente il paesaggio e la vita di Montieri. Tra queste, la miniera di Campiano – nel territorio di Boccheggiano – è stata una delle più grandi d’Europa ed è rimasta attiva fino al 1994. Con la chiusura si è aperta una fase di transizione complessa, ma anche la possibilità di ripensare il patrimonio industriale in chiave di visita e racconto. 

La geotermia, da parte sua, è la linea di continuità tecnologica con un sottosuolo “vivo”: la stessa forza che crea le Biancane oggi viene sempre più trasformata in elettricità, con ricadute economiche per l’area. 

Le frazioni: tre borghi da visitare

Il Comune di Montieri comprende tre frazioni che meritano una tappa dedicata. Ognuna custodisce un tratto distintivo e permette di affiancare alla visita del capoluogo ulteriori strati di storia, musica e lingua.

Boccheggiano e la miniera di Campiano

Con circa 300 residenti, Boccheggiano conserva la memoria operaia della pirite. La grande miniera di Campiano, attiva fino al 1994, è un simbolo dell’archeologia industriale locale

La rete associativa – come le Casse Mutue Riunite – continua a tener viva la comunità e il racconto del lavoro, con l’idea di valorizzare questi luoghi anche in chiave turistica. Colpisce, nelle sere d’estate, la presenza delle lucciole, un’immagine che restituisce una qualità ambientale rimasta intatta. 

Gerfalco: tra Medioevo e musica

Il nome rimanda al tedesco medievale (ger–Falke, “portatore di falco”) e racconta antiche presenze germaniche. Il borgo è citato già nel 1156 in un accordo fra il vescovo di Volterra Galgano e i conti Pannocchieschi, e di recente sono riemersi gli Statuti di Gerfalco – documento che testimonia spinte di autonomia nei primi del Quattrocento.

Oggi il paese è punto d’incontro per studenti e appassionati di viola da gamba, con esibizioni nella chiesa di San Biagio, edificio tardomedievale rimaneggiato più volte. 

Travale e la “Guaita”: alle origini dell’italiano

La sorpresa linguistica attende a Travale. Oltrepassata una porta del XIII secolo, una targa ricorda la pergamena del 1158 nota come “Guaita di Travale”. La frase riportata – “Guaita, guaita male, non mangiai ma’ mezo pane” – è considerata una delle prime testimonianze in volgare italiano.

È un frammento che vale un viaggio breve, perché collega un piccolo borgo di collina all’avvio della nostra lingua. 

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