Noto, la chiesa barocca diventa boutique: rinascita oppure oltraggio?

Una chiesa barocca del '700 diventa una boutique di lusso a Noto. Restauro PNRR e polemiche: cosa cambia per la città.
Noto boutique nella chiesa barocca
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Un altare barocco che oggi espone borse e volumi da collezione. È la scena che ha acceso il dibattito a Noto, dove una chiesa del Settecento è stata trasformata in una boutique di lusso. L'operazione è pienamente autorizzata, frutto di un bando pubblico e di un restauro conservativo finanziato con fondi PNRR. Eppure la scelta è divisiva: per alcuni è una rinascita capace di tenere aperto e curato un bene prezioso, per altri un cortocircuito tra sacro e profano. In mezzo ci sono numeri, regole e un obiettivo dichiarato: rivitalizzare la parte alta della città barocca.

Che cosa è successo a Noto

Nel pieno centro storico, in via Trigona, una chiesa del Settecento è oggi sede di una boutique multibrand chiamata Santagatha. Lo spazio, un tempo utilizzato dagli scout, è stato messo a bando dal Comune di Noto nel 2023 con una finalità precisa: rendere più viva una porzione della città meno toccata dai consueti flussi turistici. L'aggiudicazione è andata a Pozzilei, realtà lombarda del commercio di fascia alta, che ha allestito il negozio nel rispetto dei vincoli e delle prescrizioni indicate dagli enti preposti.

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La scelta è perfettamente legittima dal punto di vista amministrativo. L'immobile è stato affidato per un canone definito e vincolato a un progetto di allestimento non invasivo. Eppure l'idea di entrare in una chiesa per acquistare abiti e accessori continua ad alimentare commenti opposti, tra chi vede un rilancio e chi teme uno snaturamento.

Dove si trova Via Trigona

L'edificio è uno dei tasselli del barocco netino, opera dell'architetto Rosario Gagliardi e parte in origine di un complesso benedettino. All'interno spiccano navata decorata con stucchi dorati, affreschi, altari in marmo policromo e un altare maggiore con tempietto su colonne. Il sito è inserito nel percorso di rifondazione della città dopo il terremoto del 1693, con un peso storico e artistico riconosciuto.

Via Trigona collega la parte bassa e quella alta della città. Proprio questa posizione, seppur centrale, è meno frequentata dai visitatori che tendono a concentrarsi sulle direttrici più note. Qui l'amministrazione ha deciso di intervenire, provando a distribuire i flussi e ad allungare la permanenza media, puntando su nuovi poli di interesse.

Come si è arrivati alla boutique: bando e cifre

L'iniziativa è partita dal Comune tramite un bando pubblico che ha raccolto due proposte. La migliore offerta è stata quella di Pozzilei, che si è aggiudicata l'immobile con un canone di 26.000 euro l'anno per i primi sei anni, destinato a salire a 35.000 euro a regime negli anni successivi. L'assegnazione ha l'obiettivo dichiarato di riattivare un bene in disuso, generare presidi di qualità e favorire ricadute economiche nella parte alta di Noto.

In parallelo, il progetto ha richiesto un intervento accurato sugli apparati decorativi e sugli spazi interni. Da qui la collaborazione tra l'operatore, il Comune e gli uffici della Soprintendenza, chiamati a vigilare sul rispetto dei vincoli e delle prescrizioni conservative.

Restauro e tutele: cosa è stato fatto

Il recupero è stato impostato come restauro conservativo, senza modifiche strutturali sostanziali e con l'uso di fondi PNRR. Le indicazioni della Soprintendenza hanno guidato le scelte di allestimento, limitando gli interventi a componenti reversibili, studiate per non interferire con stucchi, affreschi e altari.

Il risultato, secondo quanto emerge dal progetto, è uno spazio che resta vicino alla sua natura originaria, con la navata e le sue presenze artistiche preservate. La fruizione quotidiana tramite la boutique consente inoltre un presidio costante, con apertura al pubblico, manutenzione periodica e controllo degli accessi.

Cosa c'è dentro oggi: marchi, allestimento, funzione

Gli altari laterali e le nicchie ospitano abbigliamento, scarpe, borse e accessori di fascia alta, affiancati da oggetti di design e libri in edizioni pregiate. Tra i marchi proposti figurano case come Loewe, Gucci e Fendi, oltre a proposte decorative come gli oggetti Fornasetti. L'allestimento è stato disegnato con un'impronta essenziale, per lasciare in evidenza elementi architettonici e apparati decorativi.

Il format punta a un'esperienza che intreccia moda, design e cultura, con l'intento dichiarato di valorizzare il contenitore storico. L'effetto scenico è evidente, ma la chiave di lettura proposta insiste sulla coesistenza: un bene d'arte fruibile, un percorso commerciale controllato e un messaggio di cura del patrimonio come risorsa viva.

Le polemiche: dove si spacca l'opinione pubblica

Sul fronte critico, l'operazione viene descritta come un corto circuito tra sacro e profano, un ribaltamento di funzione percepito come stonante. I contrari parlano di "follia", enfatizzando la distanza tra l'uso liturgico originario e l'attività di vendita. Il tema è sensibile e tocca l'identità stessa dei luoghi, oltre alla qualità della relazione tra pubblico e privato quando entrano in gioco beni tutelati.

Dall'altro lato si sottolinea la piena liceità dell'iter, l'assenza di alterazioni strutturali e la possibilità di mantenere aperto e protetto un gioiello del barocco che rischiava chiusura o marginalità. A due anni dall'apertura, in città si registra un'immagine rinnovata dell'area, con un afflusso più costante e una percezione di maggiore vitalità nella parte alta.

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