Cilento selvaggio, 10 tappe tra cale segrete e borghi fantasma

Cale segrete, borghi abbandonati e templi dorici. La guida pratica per scoprire il lato più autentico del Cilento.
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Pyxous, CC BY-SA 4.0 Wikimedia commons

Fare il bagno in un'acqua che sembra ghiaccio e, poche ore dopo, ritrovarsi tra le rovine silenziose di un borgo medievale. Succede nel Cilento, il parco nazionale più vasto della Campania, riconosciuto dall'Unesco e capace di tenere insieme mare, montagne, fiumi smeraldo e archeologia greca. Ecco un itinerario ragionato in dieci tappe, utile per capire dove andare, quando partire e come muoversi per scoprire il Cilento.

Il mare che stupisce: Infreschi, Masseta e i loro segreti

Lungo la costa tra Marina di Camerota e Scario, nell'Area Marina Protetta Costa degli Infreschi e della Masseta, la linea di riva è un mosaico di baie ghiaiose, grotte e sorgenti sottomarine che rinfrescano l'acqua anche in piena estate. Cala Bianca, Baia degli Infreschi e la spiaggia del Pozzallo ricorrono spesso tra le preferite d'Italia, ma il vero colpo d'occhio è d'insieme. Si arriva via mare con piccole imbarcazioni locali o a piedi lungo il sentiero costiero, che alterna tratti accessibili ad altri più impegnativi con viste a picco su calette bianche e fondali trasparenti.

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Sentieri vista mare: dal Telegrafo al Marcellino

Poco a sud di Ascea, Punta del Telegrafo segna il passaggio dalla lunga spiaggia sabbiosa alla scogliera. Sulla sommità, una torre saracena fa da bussola da secoli. Qui inizia un percorso breve ma scenografico che unisce profumi di macchia mediterranea e vedute sul Tirreno, con le onde che si infrangono sotto pareti rocciose chiare.

Percorsi panoramici da non perdere

Tra i cammini costieri spiccano alcuni tratti che richiedono scarpe adatte e un minimo di allenamento. Offrono però ricompense visive e di quiete rare lungo il resto della costa campana.

  • Sentiero degli Innamorati (Ascea): passeggiata affacciata sul mare, tra punti panoramici e tratti di macchia.
  • Discesa del Marcellino (da Pianoro di Ciolandrea): ripida, immersa nel verde, porta a una spiaggia incastonata tra rupi scure.

Borghi di pietra e paesi fantasma

Basta allontanarsi dalla riva per incontrare un altro Cilento. San Severino di Centola, abbandonato in epoca recente e arrampicato sopra la gola del Mingardo, conserva porte socchiuse, archi sospesi e scale che non portano più da nessuna parte: un anfiteatro naturale di pietra affacciato sul fiume. Al centro del parco, Roscigno Vecchia è un museo all'aperto della civiltà contadina, con case in coppi, stalle e una piazza con abbeveratoio, svuotato dall'instabilità del terreno nel Novecento e rimasto intatto nel suo impianto.

Tra colline e mare: gli affacci che non si dimenticano

Alcuni borghi uniscono viste sul Tirreno e quotidianità contadina. In pochi chilometri si passa da terrazze panoramiche a uliveti secolari e vicoli in salita.

  • Pisciotta: nucleo medievale in quota, viste su uliveti e sul porto della marina; scorci di pietra, balconi in ferro e scale esterne.
  • Pioppi: piccolo lungomare, case basse e reti al sole. Nel Palazzo Vinciprova si trova il Museo della Dieta Mediterranea e il Museo del Mare.

Fiumi smeraldo e gole freschissime

Le Gole del Calore, vicino Felitto (località Remolino), raccontano l'altro volto del parco: canyon scavati in millenni, anse profonde, vasche naturali e acqua limpida e fredda tra boschi fitti. L'area è attrezzata per canoa, cammini lungo le rive e picnic. Più a sud-ovest, alle Sorgenti del Sammaro, sotto il paese di Sacco, il torrente scolpisce una gola stretta nella roccia calcarea: luce cangiante, pareti verticali, vegetazione fitta e odore di umido e muschio.

Quota e orizzonti: Monte Gelbison e Pianoro di Ciolandrea

Il Monte Gelbison (oltre 1.700 metri), sopra Novi Velia, è riferimento visivo e spirituale. In cima sorge il Santuario della Madonna: si sale in auto fino a quota intermedia e poi a piedi su una lunga scalinata. Sul versante meridionale del parco, il Pianoro di Ciolandrea si affaccia sul Golfo di Policastro con un colpo d'ala: nelle giornate più limpide si distinguono Basilicata, Calabria e, all'orizzonte, talvolta la Sicilia e le Eolie. Da qui partono i tracciati verso le spiagge più selvagge di Scario.

La Magna Grecia nel verde: Paestum e Velia

A Paestum i templi dorici, tra i meglio conservati al mondo, emergono da un tappeto d'erba e raccontano secoli con colonne, gradini consunti e pietre che si colorano al tramonto. Più a sud, a Velia (antica Elea), si cammina tra rovine, mura e vie con scorci sulla costa. Qui si conserva Porta Rosa, considerata il primo esempio noto in Italia di arco a tutto sesto. Dal 2020 i due siti si visitano con biglietto unico, soluzione comoda per alternare archeologia e paesaggio nella stessa giornata.

Come arrivare e muoversi

In auto si percorre l'A2 del Mediterraneo, con uscite utili per la Piana del Sele (Paestum) e più a sud per Vallo della Lucania e l'entroterra, quindi litoranee e statali verso Pioppi, Acciaroli, Ascea, Marina di Camerota e il Golfo di Policastro. In treno la linea tirrenica Salerno-Reggio Calabria ferma ad Agropoli-Castellabate, Paestum, Vallo della Lucania-Castelnuovo, Ascea, Pisciotta-Palinuro, Centola. L'aeroporto di riferimento è Napoli, con prosecuzione in ferrovia o auto a noleggio.

Articolo visto su (travel.thewom.it) È l’angolo più selvaggio e magico della Campania: tra borghi fantasma e acque cristalline, un paradiso che toglie il fiato

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