Val Sarentino, il ponte sospeso più maestoso dell’Alto Adige

A 15 minuti da Bolzano, natura, artigianato e un ponte da record. Tutte le novità per visitare la Val Sarentino quest’estate.
val sarentino
Adrian Michael, CC BY-SA 3.0 Wikimedia commons

La Val Sarentino, a breve distanza da Bolzano, unisce oggi accessibilità e autenticità: nuove connessioni stradali, servizi estivi dedicati agli escursionisti e un ponte sospeso che fa parlare di sé. Non si tratta di un'ennesima meta affollata, ma di un territorio che ha scelto la lentezza, tra artigianato d'eccellenza e riti popolari ancora vivi. L'estate porta un ventaglio di novità pratiche per esplorarla meglio, tra shuttle mirati e bus per il trekking. E perché l'ultimo arrivato, il ponte sospeso Marterloch, offre quell'adrenalina che accende la curiosità anche di chi cerca esperienze fuori dal solito giro.

Il ponte sospeso Marterloch: numeri, percorso, servizi

Il Marterloch è l'attrazione che acchiappa lo sguardo: 272 metri di lunghezza, 130 metri di altezza e, soprattutto, il titolo di ponte sospeso più maestoso dell'Alto Adige. Si estende sopra l'antica mulattiera per Bolzano, dove pannelli storici accompagnano la camminata e raccontano il ruolo dell'ingegnoso sistema idrico che irriga i prati di San Genesio. Per arrivare preparati, si dovrebbe considerare il servizio shuttle attivo il giovedì e il sabato, utile a chi preferisce risparmiare dislivello. 

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Come arrivare e come muoversi: le novità utili

La valle dista circa un quarto d'ora da Bolzano e scorre lungo il torrente Talvera, con il Passo Pennes a collegarla scenograficamente a Vipiteno. L'accesso è oggi più lineare grazie a una rete viaria rinnovata, ma la vera svolta estiva è su gomma: dal 20 giugno è attivo un trekking bus giornaliero che collega Sarentino a cinque mete strategiche, facilitando traversate e giri ad anello. Si dovrebbero pianificare gli spostamenti sfruttando questi collegamenti, così da ridurre i tempi morti e massimizzare il tempo sui sentieri. 

Un comune diffuso: oltre 30 frazioni da scoprire

La Val Sarentino è anche un comune sorprendente per estensione: il più vasto dell'Alto Adige, con circa 7.000 abitanti distribuiti in una trentina di frazioni. È qui che si incontrano micro-mondi diversi, dai nuclei più raccolti alle località con servizi e impianti. Si dovrebbe segnare in agenda la minuscola Ponticino, un tempo raggiungibile solo con una mulattiera ripida, e San Martino, nota per l'area sciistica di Reinswald che in estate si apre al trekking in quota. Completano il mosaico Valdurna, Sonvigo, Rio Bianco e Pennes, punte di un arcipelago alpino racchiuso tra le Alpi Sarentine. 

Sentieri, laghi e "omini di pietra": 500 km curati a mano

La rete escursionistica è l'attrazione preferita dell'estate: oltre 500 chilometri di tracciati curati da volontari riconoscibili dal caratteristico grembiule blu, segno tangibile di attaccamento al territorio. Tra i percorsi family-friendly si distingue l'Urlesteig a Reinswald, un itinerario didattico in sei tappe raggiungibile in cabinovia, dove si impara giocando tra libellule giganti, zattere e labirinti.

Per chi cerca cartoline d'acqua ferme, il Lago di Valdurna è uno specchio perfetto da cui si innestano camminate verso malghe e rifugi. A quota 2.000 metri, gli Omini di Pietra aspettano come una costellazione di torrette, avvolte da leggende che aggiungono mistero alla vista sulle cime. E per le ruote grasse, la laterale di Rio Deserto regala collegamenti ideali verso il Monte Sam, segnando percorsi capaci di mettere insieme fatica e panorama.

Rohrerhaus: il museo contadino che racconta la valle

Per capire la Sarentino di ieri e di oggi si dovrebbe entrare al Rohrerhaus, un maso del XIV secolo restaurato con attenzione e trasformato in museo della vita rurale. Le stanze parlano da sole: la cucina con focolare a legna, la stube gotica, la camera padronale e una collezione di abiti d'epoca che restituisce gesti, materiali e consuetudini. 

Artigianato vivo: giacche "Sarner", pantofole e ricami rari

La valle custodisce un saper fare che non è vetrina, ma pratica quotidiana. Le giacche Sarner, note anche come Jangger, nascono come abiti da lavoro in lana a trama fitta e sono oggi capi di alta sartoria, sintesi di funzionalità e stile alpino. Le Sarnar Toppar, pantofole ricavate dal riuso di tessuti secondo un approccio senza scarti, vengono celebrate persino con un campionato a luglio. Spicca poi il ricamo su cuoio con penne di pavone, tecnica con due secoli di storia che decora cinture, portafogli e bretelle, mantenendo viva una manualità rara. 

Articolo visto su (travel.thewom.it) Val Sarentino, un ponte sospeso e 30 frazioni da esplorare

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