Una montagna che si alza dal blu e una statua in vetta: a Tavolara il trekking somiglia più a un'ascensione che a una passeggiata vista mare. La cima di Punta Cannone (564 m) si raggiunge partendo quasi dal livello dell'acqua, su pendii ripidi e con tratti attrezzati. Intorno, spiagge e macchia mediterranea creano un contrasto netto con il massiccio calcareo.
- Dove si trova Tavolara e perché colpisce subito
- Salire a Punta Cannone: cosa aspettarsi davvero
- Via normale o Ferrata degli Angeli: non confonderle
- Come arrivare e quanto costa nel 2026
- Quando salire: meteo, vento e mare contano
- L'alternativa facile: il Sentiero Natura del Prolago
- Panorami dalla cima: cosa si vede quando l'aria è tersa
Dove si trova Tavolara e perché colpisce subito
Tavolara si affaccia sul Golfo di Olbia, dentro l'Area Marina Protetta Tavolara-Punta Coda Cavallo, che abbraccia circa 76 km di litorale tra Olbia, Loiri Porto San Paolo e San Teodoro. L'isola è un grande blocco di roccia chiara che sale quasi in verticale dal mare, incorniciato da ginepri, lentischi, rosmarini ed elicrisi.
Nello Spalmatore di Terra, sul lato occidentale, si concentrano pontili, spiagge e servizi; alle spalle, in pochi minuti, il terreno diventa ripido, pietroso ed esposto al sole. Nella memoria locale resiste anche il racconto del "regno più piccolo del mondo": una tradizione ottocentesca legata alla famiglia Bertoleoni, mai divenuta Stato riconosciuto, ma parte dell'identità turistica dell'isola.
Salire a Punta Cannone: cosa aspettarsi davvero
L'itinerario classico alla vetta segue la via normale. Dallo Spalmatore di Terra si costeggia inizialmente il mare, passando vicino ai vecchi forni per la calce, poi si entra nella macchia su terreno terroso e pietraie. La pendenza è continua e l'ombra scarsa; in estate il riverbero della roccia aumenta la fatica, motivo per cui le guide preferiscono partire all'alba. Avvicinandosi alla cresta compaiono i passaggi più delicati: tratti attrezzati con corde e cavi che richiedono casco, imbracatura e kit da ferrata. Non è la Ferrata degli Angeli, ma resta un percorso EEA, quindi riservato a persone esperte e senza problemi di esposizione.
Per l'intera ascensione si dovrebbe mettere in conto in genere 5-7 ore, con tempi variabili in base a percorso, condizioni, soste e numero di partecipanti. La discesa, circa due ore, richiede ancora lucidità e piedi sicuri, perché include passaggi attrezzati e rampe ripide che sollecitano ginocchia e caviglie.
Via normale o Ferrata degli Angeli: non confonderle
Uno sbaglio frequente è chiamare "Ferrata degli Angeli" qualsiasi salita a Punta Cannone. La via normale è quella proposta di solito a chi affronta Tavolara per la prima volta: lunga parte escursionistica molto ripida, seguita da una breve sezione attrezzata. Rimane impegnativa, ma non estrema. La Ferrata degli Angeli, invece, segue una linea diversa sulla cresta sud-occidentale: tratti verticali, esposizione continua, brevi strapiombi e impegno fisico marcato. È classificata EEA-D (difficile) secondo il CAI e richiede solida esperienza sulle ferrate. In estate, l'irraggiamento la rende ancora più gravosa; la discesa avviene poi lungo il percorso attrezzato della via normale.
Come arrivare e quanto costa nel 2026
Il collegamento più immediato parte dal molo di Porto San Paolo, a sud di Olbia, con biglietteria e parcheggi nei pressi del porto. Si sbarca allo Spalmatore di Terra, punto di avvio sia del Sentiero Natura del Prolago sia degli itinerari verso la parte alta dell'isola. Nel 2026 la navetta ordinaria costa 25 euro A/R per gli adulti, 13 euro per i bambini 4-12 anni, gratuita fino a 3 anni; nella cifra è incluso un contributo ambientale di 2 euro destinato all'Area Marina Protetta.
Orari in alta stagione e alternative
Tra il 15 luglio e il 31 agosto sono previste partenze da Porto San Paolo tra le 9.00 e le 13.30 e rientri da Tavolara alle 13.00, 15.30, 16.30, 17.30 e 18.30. Negli altri periodi, frequenze e orari possono cambiare in base alla stagione e al mare. Per chi punta alla cima, si dovrebbe considerare con molta cautela l'ultimo rientro: le guide spesso organizzano trasferimenti dedicati con partenze più mattutine rispetto alla navetta turistica. Esistono anche imbarchi privati o tour da Olbia, Golfo Aranci e altre località, sempre nel rispetto delle regole dell'Area Marina Protetta.
Zonizzazione e ancoraggi nell'Area Marina Protetta
La navigazione privata deve attenersi alla zonizzazione dell'AMP, che distingue aree e attività consentite. L'ancoraggio è in genere permesso solo su fondali sabbiosi o ciottolosi e nei punti individuati; cambiano inoltre le regole per velocità, accessi, pesca e altre attività.
Quando salire: meteo, vento e mare contano
Primavera e autunno sono in genere i periodi migliori per Punta Cannone, con temperature più gestibili rispetto a luglio e agosto. Il meteo marino resta però decisivo: vento e onda possono ridurre o fermare i collegamenti, mentre pioggia e umidità rendono scivolose le sezioni in roccia. In estate si dovrebbe anticipare molto la partenza: le ore centrali espongono a cali di concentrazione, disidratazione e colpi di calore, anche perché lungo la via normale l'ombra è minima e non esistono punti d'acqua.
L'alternativa facile: il Sentiero Natura del Prolago
Chi preferisce una giornata tranquilla può restare nella zona piana dello Spalmatore seguendo il Sentiero Natura del Prolago, creato dall'Area Marina Protetta per raccontare dune, vegetazione costiera e storia naturalistica dell'isola. Il nome richiama il Prolagus sardus, un piccolo mammifero simile a una lepre, oggi estinto, di cui a Tavolara sono note testimonianze archeologiche.
Il tracciato è sostanzialmente pianeggiante, con pannelli informativi; conduce al cimitero della famiglia Bertoleoni e, proseguendo, alla lingua sabbiosa del Passetto, variabile con mareggiate e accumuli di posidonia. Dal pontile al Passetto si considerano in genere 30-45 minuti, a cui va aggiunto il rientro. Questo percorso non porta verso la parte alta dell'isola e non è una scorciatoia per la cima.
Panorami dalla cima: cosa si vede quando l'aria è tersa
Dalla vetta lo sguardo abbraccia lo Spalmatore di Terra, Porto San Paolo, Molara e Capo Coda Cavallo, spingendosi sulla costa gallurese. Nelle giornate limpide si distinguono anche Monte Limbara, Monte Nieddu, il Montalbo, Caprera e le Bocche di Bonifacio. La sottile penisola dello Spalmatore risalta come una striscia chiara su fondali turchesi, mentre a est il profilo dell'isola prosegue in una serie di pareti e creste, in parte in aree non liberamente accessibili.
Articolo visto su (travel.thewom.it) In Sardegna c’è un trekking che porta sulla cima di un’isola sospesa nel mare








per commentare devi effettuare il login con il tuo account