La Sardegna ad Ulassai è in verticale, tra cascate giganti e arte diffusa

Non la solita costa: qui pareti calcaree, grotte tra le più estese d’Europa e le opere di Maria Lai convivono.
Ulassai
mitra-houchmand, CC BY 2.0 Wikimedia commons

Si pensa alla Sardegna e subito arrivano in mente spiagge bianche e mare turchese. A Ulassai, invece, il protagonista è il vuoto verticale che incombe sulle case: pareti calcaree, cascate che si accendono dopo la pioggia e canyon che corrono per chilometri. A sorprendere non è solo la natura: tra i vicoli vive un museo a cielo aperto, con le opere di un'artista che qui è memoria e futuro. Un territorio che parla di trekking e arrampicata, ma anche di riti antichi, nuraghi e cucina identitaria. 

Dove si trova Ulassai e perché colpisce al primo sguardo

Ulassai si inserisce nell'Ogliastra interna, in provincia di Nuoro, incorniciato a nord dal grande complesso del Tacco di Ulassai e a sud dal Monte Tisiddu. Dopo curve tra boschi e rocce bianche, il paese compare all'improvviso, raccolto alla base di fianchi quasi verticali.

Pubblicità

Il paesaggio è netto, è la Sardegna dell'interno, meno raccontata eppure potentissima per chi cerca scenari autentici.

Un museo a cielo aperto: Maria Lai e la Stazione dell'Arte

L'anima contemporanea del borgo porta la firma di Maria Lai, nata qui nel 1919 e figura centrale dell'arte italiana recente. Poco fuori dal centro, nella vecchia stazione ferroviaria, la Stazione dell'Arte espone libri cuciti, tele e installazioni che intrecciano memoria collettiva, tessitura, fiabe e territorio.

Visitare le sale aiuta a capire il territorio: molte opere punteggiano muri, piazzette e scorci, trasformando il paese in un percorso artistico a cielo aperto.

Cascate e canyon: quando l'acqua ridisegna il territorio

A pochi passi dal centro scendono le cascate di Lecorci, alimentate da acque sotterranee che emergono con forza in stagione umida. Più in basso, alle pendici della chiesetta campestre di Santa Barbara, l'acqua diventa spettacolo alle cascate di Lequarci, tra le più imponenti dell'isola: un salto vicino ai cento metri che, nei momenti di massima portata, si apre in un grande sipario liquido e laghetti. 

Da qui il paesaggio si allunga nella Gola di sa Tappara, canyon scolpito dall'erosione, con tratti stretti alternati a spazi più ampi dove il rumore dell'acqua accompagna il passo. 

Outdoor d'autore: trekking e arrampicata tra i Tacchi

I Tacchi d'Ogliastra sono rilievi calcareo-dolomitici dal profilo riconoscibile: fianchi verticali e sommità più dolci. Qui si concentrano itinerari di trekking che alternano boschi di lecci, terrazze panoramiche e passaggi più aspri, con affacci continui sulle vallate. Le guide organizzano uscite per diversi livelli, spesso con soste presso monumenti naturali e punti d'osservazione della fauna. 

Nell'oasi di Girisai sopravvive una fauna protetta che abita tra foreste sempreverdi e pareti rocciose, con rapaci che solcano l'aria sopra le creste. 

Nel sottosuolo: le grotte di su Marmuri

Sotto il paese si apre il complesso ipogeo di su Marmuri, considerato tra i più importanti in Europa per estensione. Il percorso visitabile si sviluppa per circa 800 metri all'interno della montagna, tra ambienti alti fino a 70 metri.

Le sale cambiano fisionomia: una grande navata allungata, scenari dove le stalattiti ricordano cactus, zone popolate dai pipistrelli e una sezione paragonata a un organo per l'alternanza delle colonne. 

Millenni a cielo aperto: nuraghi e domus de Janas

La storia umana lascia tracce profonde attorno a Ulassai. Nel territorio comunale spicca il nuraghe s'Ulimu, databile tra il 1500 e il 900 a.C., con due torri massicce unite da una cortina muraria costruita a secco. Poco distante si incontra il nuraghe Pranu, a torre singola, affiancato dai resti dei villaggi che raccontano la quotidianità dell'epoca. 

Sulla roccia si aprono poi le domus de Janas o case delle fate, piccole sepolture scavate e spesso riunite in gruppi: nei pressi di s'Ulimu se ne contano otto, con un dolmen e tre tombe dei Giganti a completare il quadro. La tradizione popolare vi vede le dimore di minuscole donne-fate che tessono nell'oscurità, eco di un passato che continua a parlare.

Riti, maschere e palcoscenici naturali

Tra fine ottobre e inizio novembre si celebrano le is animeddas: i bambini percorrono le vie recitando filastrocche per raccogliere offerte destinate alle anime in attesa di pace, una pratica che richiama temi oggi globali ma con radici locali.

In inverno, tra gennaio e Carnevale, Ulassai e la vicina Gairo ospitano su Maimulu, con maschere dal forte impatto legate al mondo agro-pastorale e alla tensione tra ordine e caos. 

In estate, il Festival dei Tacchi porta teatro, arte, natura e gastronomia in scena all'aperto, ai piedi dei rilievi: il paesaggio diventa un grande palco a cielo aperto.

Come arrivare ad Ulassai

Ulassai si raggiunge in auto dalle principali città sarde collegate alla penisola via navi e aeroporti. 

  • Da Cagliari si entra in Ogliastra seguendo le arterie verso il centro-oriente e poi le indicazioni per Jerzu e Ulassai; 
  • da Olbia e da Nuoro si percorrono strade interne che attraversano la Barbagia prima di scendere verso l'Ogliastra. 

Articolo visto su (travel.thewom.it) In Sardegna c’è un borgo incastonato tra pareti verticali e cascate giganti che sembra un museo a cielo aperto

per commentare devi effettuare il login con il tuo account