Foreste "rinate", 7 idee viaggio in Italia dove il bosco è tornato

Un’Italia inaspettata avanza tra tronchi e foglie: i boschi tornano dove i campi sono stati abbandonati.
foreste rinate
Gabriele Altimari, CC BY 3.0 Wikimedia commons

Mentre le pianure più industrializzate si svuotano di alberi, sui rilievi il bosco riguadagna spazio. Secondo l'analisi socio-economica di PEFC Italia, oggi oltre due terzi delle foreste si concentrano nei comuni montani, e in molte aree di pianura restano solo piccole isole verdi. Dopo il minimo storico toccato ai tempi dell'Unità d'Italia, l'inversione è arrivata con l'uso di nuove risorse e, soprattutto, con l'abbandono di pascoli e campi. Il risultato è una rete di paesaggi «rinati» che vale la pena scoprire, con testa e rispetto, anche in estate.

Che cosa dicono i nuovi dati PEFC Italia

L'indagine analizza l'Indice di Boscosità, il rapporto tra superficie forestale e superficie totale, collegandolo a demografia, consumo di suolo e spopolamento. Lo scatto che ne emerge è netto: oggi il 75% circa dei boschi ricade in comuni montani. Al contrario, circa metà dei comuni di pianura conserva solo piccole porzioni verdi, spesso limitate a parchi e margini urbani. In parallelo, spiccano due dati simbolici: Marcetelli (Rieti) è il comune percentualmente più boscoso d'Italia, con il 98,4% della superficie coperta da foreste; Gubbio (Umbria) detiene la maggiore estensione assoluta con oltre 26.000 ettari. 

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Dove vedere le foreste "rinate": 7 idee

Le foreste ricresciute non sono tutte uguali: cambiano quota, specie arboree, accessibilità e servizi. In comune hanno la storia recente, segnata dall'abbandono agricolo e dallo spopolamento: 

  • Marcetelli (Rieti) e i suoi versanti boscati, con il 98,4% di territorio coperto da bosco, è l'emblema dell'Italia che si rimboschisce.
  • Gubbio (Umbria): il comune «gigante» del verde, oltre 26.000 ettari di boschi ricadono nel territorio eugubino. 
  • Comuni montani ad alta boscosità, il dato PEFC è chiaro: il 75% delle foreste è concentrato in montagna. In molti municipi d'alta quota i pascoli dimessi sono tornati a chiudersi, offrendo percorsi freschi e ombreggiati ideali nelle settimane più calde.
  • Vallate interne con forte calo demografico, dove la popolazione è scesa, spesso i campi sono stati lasciati alla ricolonizzazione naturale. Qui si trovano saliscendi tra giovani boschi, perfetti per escursioni giornaliere accessibili.
  • Colline un tempo coltivate, oggi rimboschite, terrazzi agricoli, poderi e coltivi abbandonati hanno favorito la crescita di querceti e misti. 
  • Versanti e crinali ex-pascolo, le aree dove il bestiame non pascola più da decenni mostrano un bosco in avanzata. 
  • Borghi in quota con offerta escursionistica, laddove il bosco è tornato e l'offerta turistica è essenziale ma presente, si trovano sentieri segnalati, fonti e piccole aree sosta.

Articolo visto su (vanityfair.it) Le 7 foreste «rinate» da visitare in Italia (magari quest'estate?)

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