Mentre le pianure più industrializzate si svuotano di alberi, sui rilievi il bosco riguadagna spazio. Secondo l'analisi socio-economica di PEFC Italia, oggi oltre due terzi delle foreste si concentrano nei comuni montani, e in molte aree di pianura restano solo piccole isole verdi. Dopo il minimo storico toccato ai tempi dell'Unità d'Italia, l'inversione è arrivata con l'uso di nuove risorse e, soprattutto, con l'abbandono di pascoli e campi. Il risultato è una rete di paesaggi «rinati» che vale la pena scoprire, con testa e rispetto, anche in estate.
Che cosa dicono i nuovi dati PEFC Italia
L'indagine analizza l'Indice di Boscosità, il rapporto tra superficie forestale e superficie totale, collegandolo a demografia, consumo di suolo e spopolamento. Lo scatto che ne emerge è netto: oggi il 75% circa dei boschi ricade in comuni montani. Al contrario, circa metà dei comuni di pianura conserva solo piccole porzioni verdi, spesso limitate a parchi e margini urbani. In parallelo, spiccano due dati simbolici: Marcetelli (Rieti) è il comune percentualmente più boscoso d'Italia, con il 98,4% della superficie coperta da foreste; Gubbio (Umbria) detiene la maggiore estensione assoluta con oltre 26.000 ettari.
Dove vedere le foreste "rinate": 7 idee
Le foreste ricresciute non sono tutte uguali: cambiano quota, specie arboree, accessibilità e servizi. In comune hanno la storia recente, segnata dall'abbandono agricolo e dallo spopolamento:
- Marcetelli (Rieti) e i suoi versanti boscati, con il 98,4% di territorio coperto da bosco, è l'emblema dell'Italia che si rimboschisce.
- Gubbio (Umbria): il comune «gigante» del verde, oltre 26.000 ettari di boschi ricadono nel territorio eugubino.
- Comuni montani ad alta boscosità, il dato PEFC è chiaro: il 75% delle foreste è concentrato in montagna. In molti municipi d'alta quota i pascoli dimessi sono tornati a chiudersi, offrendo percorsi freschi e ombreggiati ideali nelle settimane più calde.
- Vallate interne con forte calo demografico, dove la popolazione è scesa, spesso i campi sono stati lasciati alla ricolonizzazione naturale. Qui si trovano saliscendi tra giovani boschi, perfetti per escursioni giornaliere accessibili.
- Colline un tempo coltivate, oggi rimboschite, terrazzi agricoli, poderi e coltivi abbandonati hanno favorito la crescita di querceti e misti.
- Versanti e crinali ex-pascolo, le aree dove il bestiame non pascola più da decenni mostrano un bosco in avanzata.
- Borghi in quota con offerta escursionistica, laddove il bosco è tornato e l'offerta turistica è essenziale ma presente, si trovano sentieri segnalati, fonti e piccole aree sosta.
Articolo visto su (vanityfair.it) Le 7 foreste «rinate» da visitare in Italia (magari quest'estate?)






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