Guida a Samarcanda tra cupole blu e miti, ecco perché partire ora

Cupole turchesi, bazar e antiche leggende: come arrivare, quando andare e cosa vedere nella città simbolo della Via della Seta.
Samarcanda, guida tra cupole blu e miti: perché partire ora
Photo by Ozodbek Erkinov on Unsplash

Un sestante gigante inciso nella terra, una necropoli che sfuma in venti tonalità di azzurro e la maledizione scolpita sulla tomba di un conquistatore. È Samarcanda, snodo della Via della Seta dove storia e quotidianità si intrecciano in poche strade densissime. Con collegamenti aerei via Istanbul e senza visto fino a 30 giorni per i cittadini italiani, raggiungerla è più semplice di quanto si immagini. Qui le cupole turchesi cambiano colore tra mattina e tramonto, i mercati profumano di pane e spezie, e le leggende convivono con laboratori di artigiani ancora in attività.

Piazza Registan e i capolavori blu

Piazza Registan resta in mente: tre madrase monumentali, Ulugbek, Sher Dor e Tilla-Kari, vestono ceramiche blu e oro con motivi geometrici e iscrizioni che raccontano secoli di sapere. Nelle antiche celle degli studenti oggi si incontrano botteghe di miniature, tappeti e libri rilegati, un modo concreto per entrare nel lavoro artigiano locale. Dall'alto delle terrazze interne, dove consentito, si percepiscono gli archi altissimi e le stelle che richiamano la passione scientifica del sovrano-astronomo Ulugbek

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Bibi Khanum: ambizione, crepe e memoria

Pochi minuti di cammino separano il Registan dalla Moschea Bibi Khanum, progetto del Quattrocento legato al nome di Tamerlano. Le proporzioni del portale e del cortile sono tali da restare impresse, mentre le cupole cingono scritte cufiche su fondo azzurro. I restauri hanno ricomposto parti crollate, ma non hanno nascosto fragilità e crepe, memoria di terremoti e abbandoni che raccontano quanto l'aspirazione monumentale avesse sfidato i limiti tecnici dell'epoca. 

Shah-i Zinda: la scala di turchesi che incanta

La necropoli di Shah-i Zinda sale su una collina a nord-est come una galleria a cielo aperto di ceramiche. L'ingresso attraverso una lunga scalinata introduce a una sequenza di mausolei, ciascuno con facciate rivestite da motivi calligrafici, stelle e intrecci in azzurri e verdi differenti. Alcune tombe, come quella di Shadi Mulk Aga, conservano ancora rivestimenti quasi integri; altre sono state ricostruite a partire da frammenti, con risultati filologici notevoli. 

La tomba di Shirin Bika Aga è considerata un passo avanti tecnico grazie all'uso di minuscole tessere a mosaico, frutto di maestranze iraniane giunte in città. Lo sguardo si muove senza sosta, tra dettagli millimetrici e simmetrie che sembrano infinite.

Gur-e Amir: tra arte e leggende

Il mausoleo di Tamerlano, il Gur-e Amir, collega Samarcanda a un orizzonte molto più ampio, fino ai capolavori Mughal dell'India. La cupola scanalata blu è il segno esterno, mentre all'interno domina una decorazione fitta: pannelli di onice, iscrizioni dorate e superfici dipinte che convergono verso la volta. Sulla sepoltura corre la celebre maledizione destinata a chi disturbi il riposo del sovrano, entrata da secoli nelle narrazioni popolari. 

Mercati, cibo di strada e pani decorati: il ritmo quotidiano

Di fronte a Bibi Khanum si apre il Siab Bazaar, un labirinto coperto dove spezie, frutta secca e pani intagliati danno forma a una tavolozza di colori. Tra i banchi si scoprono il navat, zucchero d'uva cristallizzato, le barrette di miele e frutta secca chiamate kazinaki e le caramelle al limone parvarda. È anche il posto giusto per fermarsi a un plov fumante cucinato in grandi calderoni, per assaggiare kebab alla brace e somsa ripiene, o per riscaldarsi con shurpa e lagman servite in ciotole decorate. 

Scienza e fede sulla collina

Poco fuori dal centro, l'Osservatorio di Ulugh Beg conserva il segno di un progetto scientifico pionieristico: un gigantesco sestante murario, un arco di 60 gradi incassato nel terreno con raggio di circa 40 metri. Nel Quattrocento qui si catalogò oltre un migliaio di stelle con una precisione sorprendente per l'epoca, come mostra il piccolo museo con strumenti e tavole astronomiche. Sul versante opposto, la Moschea Hazrat Khizr offre un affaccio che abbraccia i simboli della città storica, tra verande lignee dipinte e una sala di preghiera raccolta. 

Lungo il fiume, il Mausoleo di Khodja Doniyor, legato alla figura del profeta Daniele, custodisce una tomba lunga 18 metri, circondata da sorgenti considerate benefiche e da un pistacchio secolare. 

Escursioni tra platani millenari, 1300 gradini e carta di gelso

Chi resta in città più di due giorni può allargare il raggio a Urgut, cittadina montana a circa 50 chilometri, dove il giardino Chor-Chinor protegge platani monumentali: alcuni hanno secoli, uno sfiora il millennio e un altro misura circa sedici metri di circonferenza alla base. Nel tronco cavo di un albero è stato ricavato un piccolo ambiente che in passato ospitava una scuola sufi; la zona mantiene una vocazione meditativa con una moschea semplice affacciata sul parco. 

Sempre a Urgut il bazar artigianale permette di osservare vasai, tessitrici e incisori all'opera, tra tappeti, ricami, cuoio e ceramiche tipiche. Un'altra meta classica è la Grotta di Hazrat Daud: si sale con oltre 1300 gradini fino a una moschea in quota e poi si scende verso un corridoio roccioso di circa 60 metri segnato da impronte venerabili. Lungo il percorso si incontrano bancarelle con erbe di montagna e tessuti, e si possono noleggiare asini o cavalli per alleggerire la salita.

Laboratori viventi: carta di gelso e luoghi di pellegrinaggio

Appena fuori Samarcanda, a Konigil, la cartiera Meros riprende il metodo antico di produzione della carta dal gelso, introdotto in Asia centrale tra VIII e IX secolo. Il complesso nel verde mostra ogni passaggio, dalla macerazione alla formazione dei fogli fino all'essiccazione, con risultati resistenti usati per album, lampade e copertine. Sulla strada per Bukhara, invece, il complesso dedicato all'Imam al-Bukhari mette in fila mausolei, moschee e cortili frequentati soprattutto da pellegrini uzbeki. 

Vini, degustazioni e un balsamo di erbe

L'Uzbekistan coltiva decine di varietà di uva e Samarcanda custodisce questa eredità nella storica vineria Khovrenko, fondata a fine Ottocento e rilanciata nel Novecento con nuovi vitigni e tecniche. Il museo conserva bottiglie d'epoca, etichette storiche e strumenti, mentre le degustazioni spaziano tra vini dolci, liquorosi, distillati e il celebre Balsamo Samarcanda, ottenuto da una miscela di quaranta erbe con uva e miele.

Come arrivare, quando andare e quanto fermarsi

Samarcanda si trova nella valle dello Zerafshan, nell'Uzbekistan nord-orientale, con un centro storico riconosciuto dall'UNESCO dal 2001. Dall'Italia si vola di norma con scalo, spesso via Istanbul con Turkish Airlines; in alcuni periodi sono disponibili collegamenti operati da Uzbekistan Airways da Roma o Milano. In alternativa si può atterrare a Tashkent e proseguire in treno veloce fino a Samarcanda, scelta comoda per combinare più città lungo l'itinerario classico (Bukhara, Khiva). 

Per i cittadini italiani non è richiesto il visto per soggiorni fino a 30 giorni; la valuta è il som uzbeko, con il contante ancora predominante in mercati e piccole strutture, mentre carte e pagamenti elettronici sono più comuni in hotel e ristoranti di fascia medio-alta. Il fuso è generalmente di +4 ore rispetto all'Italia quando è in vigore l'ora legale.

Articolo visto su (travel.thewom.it) Sembra uscita dalle Mille e una Notte tra cupole turchesi e oro: è la città più magica dell’Asia Centrale

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