Il Sentiero delle Formichelle, l’antica via dei limoni al mare

Tra Tramonti e la costa, un percorso CAI tra limoneti e scale: storia delle formichelle, dati e collegamento col Sentiero dei Limoni.
Sentiero delle Formichelle: l’antica via dei limoni al mare
Photo by Hasmik Ghazaryan Olson on Unsplash

In Costiera Amalfitana esiste un cammino che non nasce per i turisti, ma per il lavoro. È il Sentiero delle Formichelle, l'antica rotta a piedi usata per portare a valle i limoni di Tramonti verso Maiori e Minori. Oggi è tracciato CAI 310C e regala una lettura completamente diversa della costa, fatta di muretti, scale e campi sospesi. Non è la solita passeggiata panoramica: è un pezzo di storia locale che si può ancora attraversare, con qualche accortezza.

Dove inizia e dove finisce il Sentiero delle Formichelle

Un equivoco ricorrente alimenta disguidi su orari e rientri: il Sentiero delle Formichelle non arriva in automatico al mare. L'itinerario CAI 310C parte dalla frazione di Paterno Sant'Elia, nel comune di Tramonti, nei pressi della chiesa di Sant'Elia, e termina a San Gineto. 

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Solo qui si intercetta un bivio che permette di proseguire fino alla costa. La conclusione "naturale" del 310C, quindi, non è né Maiori né Minori. Da San Gineto si passa al 315A e, in circa venti minuti, si raggiunge il Sentiero dei Limoni per scendere verso uno dei due centri affacciati sul mare.

Lunghezza, difficoltà e tempi reali

Il tratto identificato come Sentiero delle Formichelle misura 4,8 chilometri. Il CAI Monti Lattari lo classifica E (escursionistico) e indica un tempo medio di percorrenza di 1 ora e 45 minuti in un solo senso. Il fondo è variabile: si parte con un segmento asfaltato, per passare poi a scale, tratti di terreno naturale e mulattiera.

Non si tratta di alpinismo, ma non è nemmeno una passeggiata urbana: servono scarpe con buona aderenza, soprattutto se il suolo è umido. La segnaletica orizzontale non è sempre evidente, quindi conviene portare con sé la traccia o la carta dei Monti Lattari.

Dal Vallone Trapulico a San Gineto: cosa si incontra

Dalla chiesa di Sant'Elia si scende lungo via Vitagliano e, una volta diradate le case, emergono i segni della campagna: muri che contengono piccoli appezzamenti, pergole su pali e linee di collegamento dettate dalla pendenza. All'altezza di Casa Vitagliano, intorno ai 218 metri, si lascia l'asfalto per imboccare il viottolo comunale. 

Dopo circa 200 metri si incontra l'incrocio con il sentiero 315E: il 310C qui prosegue verso sinistra, alternando scale e sterrato. Il passaggio nel Vallone Trapulico è uno dei momenti più importanti, per via della vecchia canalizzazione dell'acqua scavata nella roccia. Da questo punto inizia la risalita verso San Gineto, dove il 310C termina e incontra il 315A.

Come proseguire sul Sentiero dei Limoni

Arrivati a San Gineto, si può rientrare per la stessa via oppure trasformare l'uscita in una traversata. Il raccordo con il Sentiero dei Limoni richiede circa venti minuti. Quella tratta, tra Maiori e Minori, corre tra terrazzamenti, scale e il nucleo di Torre, ed è molto più frequentata perché affacciata direttamente sulla costa. 

Collegare i due itinerari consente di scendere dal mondo rurale di Tramonti al fronte marino seguendo, idealmente, la stessa rotta dei prodotti agricoli.

Chi erano le "formichelle"

Il nome del sentiero deriva dalle lavoratrici che, fino agli anni Settanta del Novecento, trasportavano a spalla e sul capo i limoni raccolti sui versanti di Tramonti. Procedevano spesso in fila, con sporte fino a circa 55 chili. 

Viste risalire e scendere scale e mulattiere, ricordavano una scia di formiche, da cui il soprannome. La loro storia restituisce la geografia economica della Costiera prima dell'era dell'auto: una rete di percorsi pedonali che collegava terrazzamenti, case agricole e punti di raccolta sulla costa.

Il limone Sfusato Amalfitano e i terrazzamenti

La cultivar simbolo di questo tratto di litorale è lo Sfusato Amalfitano, l'ecotipo alla base del Limone Costa d'Amalfi IGP. Ha forma allungata, buccia giallo chiaro tendenzialmente spessa e una concentrazione elevata di oli essenziali nella scorza. La coltivazione del limone, diffusa in Campania a partire dagli Arabi attraverso la Sicilia, si è strutturata sulla Costa d'Amalfi nei secoli, fino alla selezione dello sfusato locale. 

Già nel Medioevo i frutti erano preziosi per i naviganti contro lo scorbuto; dal Quattrocento si intensificarono gli scambi con altri porti italiani ed europei e, tra Ottocento e Novecento, le esportazioni raggiunsero anche l'America. I terrazzamenti che si attraversano non sono quindi una scenografia: sono il cuore produttivo che ha modellato il paesaggio.

Articolo visto su (travel.thewom.it) In Campania esiste un sentiero tra i limoni sospeso sul mare che nasconde una storia incredibile

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