Sembra una cartolina dalla Groenlandia, ma è la Lombardia ad alzare il sipario su uno dei paesaggi più sorprendenti delle Alpi italiane. Acqua color latte, morene chiare, una parete di ghiaccio che scricchiola e, in estate, aria così frizzante da richiedere la giacca anche ad agosto. Il Ghiacciaio della Fellaria, in alta Valmalenco, è diventato un must per chi vuole vedere da vicino un lago glaciale con blocchi di ghiaccio alla deriva. Nel 2026, però, l'accesso cambia: una frana ha chiuso la strada per Campo Moro e per salire bisogna organizzarsi con navette e tempi aggiuntivi. Ecco cosa sapere per arrivare in sicurezza.
Dove si trova il Ghiacciaio Fellaria
Il sistema glaciale Fellaria-Palù si sviluppa nel territorio di Lanzada, nel gruppo del Bernina, a cavallo tra Italia e Svizzera. Il bacino di accumulo principale, sull'Altopiano di Fellaria intorno ai 3.550 metri, alimenta tre grandi flussi: verso nord la Vadret da Palu, verso sud la Fellaria Orientale e la Fellaria Occidentale, separate dall'area del Sasso Rosso.
Davanti alla lingua orientale, a circa 2.560 metri, si è formato un grande lago di contatto glaciale dove, nella stagione di fusione, galleggiano blocchi staccati dalla fronte. Tra il 2007 e il 2021 la superficie del lago è cresciuta oltre i 200.000 m2, diventando il più grande lago naturale della Valmalenco. È qui che si comprende quanto velocemente stia cambiando il paesaggio d'alta quota.
2026: come arrivare (con nuove regole)
Quest'anno serve pianificare con attenzione: a causa di una frana lungo la strada per Franscia e Campo Moro, la salita da Lanzada resta chiusa al traffico privato nell'estate 2026. Non si può quindi raggiungere in auto la diga di Alpe Gera. L'accesso è garantito dal Valmalenco-Bernina Bus Shuttle, un servizio gratuito.
Si raggiunge in auto la zona di Tornadri, poco oltre Lanzada, dove sono predisposte aree di sosta. Da lì si prosegue a piedi per circa 30-40 minuti nel bosco, superando il tratto interessato dalla frana, fino al punto di imbarco delle navette. I minibus portano a Campo Moro con corse giornaliere, indicativamente dal 20 giugno a metà settembre, nelle fasce orarie 7:30-18:30.
Poiché il servizio termina a metà settembre, chi programma l'escursione a ridosso delle date di chiusura dovrebbe verificare gli aggiornamenti il giorno prima della partenza. Da Campo Moro si cammina verso la diga di Alpe Gera, dove inizia il percorso classico per il Rifugio Bignami.
Dalla diga di Alpe Gera al Rifugio Bignami
Raggiunto lo sbarramento di Alpe Gera, si sale al coronamento della diga e si entra sul tracciato escursionistico. Per il Rifugio Bignami (2.385 m) esistono due opzioni: la più diretta, sul lato occidentale dell'invaso, richiede circa 1 ora e 20 minuti con un dislivello intorno ai 400 metri, ed è la scelta di chi punta a proseguire verso la Fellaria.
L'alternativa, dal lato della Val Poschiavina, è più lunga e con continui saliscendi: qui indicativamente servono 2 ore e 20 minuti, con dislivello complessivo maggiore. I due itinerari si possono combinare per creare un anello intorno al lago artificiale.
Il rifugio, affacciato sul bacino e sull'alta valle, nel 2026 prevede apertura estiva dai primi di giugno all'inizio di novembre; a inizio e fine stagione conviene sempre verificare direttamente con la struttura.
Il Sentiero Glaciologico Luigi Marson: tre rami, tre prospettive
Dal Rifugio Bignami parte il Sentiero Glaciologico Luigi Marson (1996), con pannelli e segnavia blu che raccontano l'evoluzione della Fellaria. Il primo tratto coincide con l'Alta Via della Valmalenco fino all'Alpe Fellaria, poi il percorso si divide in tre rami: A, B e C. Non conducono allo stesso punto, ma offrono visuali diverse su morene, fronti glaciali e rocce modellate dal ghiaccio.
Prima di imboccare uno dei tre rami, si attraversa un terreno tipico di alta montagna: sentieri pietrosi, tratti morenici e rocce levigate. I segnali blu aiutano l'orientamento, ma con nebbia o maltempo il paesaggio diventa meno intuitivo: meglio considerare tempi ampi e margini di sicurezza.
Percorso A: morena alta e Lago Fasso
Il ramo A corre in quota sulla morena laterale della Fellaria Occidentale. Si sale fino a circa 2.638 metri, con un dislivello intorno ai 290 metri dal Bignami, e si raggiunge il Lago Fasso, formato dietro lo sbarramento morenico.
Da qui la fronte occidentale si osserva dall'alto, evidenziando quanto il ghiaccio si sia ritirato rispetto al fondovalle storico. Per l'andata si considerano indicativamente 1 ora e 30 minuti dal rifugio.
Percorso B: nella valle del ghiacciaio che non c'è più
Il ramo B entra nella conca prima occupata dalla lingua occidentale. È la scelta più didattica: si cammina tra morene antiche, rocce levigate e striate, con pannelli che segnalano le posizioni passate della fronte.
Il dislivello è di circa 165 metri, la quota massima si aggira sui 2.520 metri e l'andata richiede circa 2 ore.
Percorso C: il lago lattiginoso della Fellaria Orientale
Il ramo C porta al celebre lago glaciale ai piedi della falesia di ghiaccio orientale. Dopo l'attraversamento del torrente, si risale un terreno giovane, appena liberato dal ghiaccio, tra massi erratici, morene e superfici montonate.
Si raggiungono circa 2.604 metri, con un dislivello intorno ai 360 metri dal Bignami; per l'andata si considerano circa 2 ore e 30 minuti. L'escursione si ferma allo "Stop 7", il punto panoramico ufficiale del Sentiero Marson.
Difficoltà e tempi: cosa aspettarsi
Il Sentiero Glaciologico è classificato E (escursionistico), ma la giornata è lunga. Al tempo per salire dal coronamento della diga al Rifugio Bignami (circa 1 ora e 20 minuti e 400 metri di dislivello) va sommato il ramo scelto tra A, B e C, oltre al rientro.
Nel 2026 si aggiungono i tempi per il tratto a piedi fino alle navette, l'attesa del collegamento e la corsa fino a Campo Moro. L'itinerario si svolge in ambiente d'alta quota, con morene, pietraie, ponticelli e un breve tratto attrezzato: serve abitudine ai terreni irregolari e gestione dei tempi, soprattutto se si desidera raggiungere il lago della Orientale con il ramo C.
Articolo visto su (travel.thewom.it) Sembra di essere in Groenlandia, invece siamo in Lombardia: l’angolo di paradiso dove serve la giacca anche ad agosto








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