La Calà del Sasso non è una scalinata qualsiasi, è un'opera medievale che collegava l'altopiano di Asiago al fiume Brenta, oggi diventata una delle salite più iconiche del Veneto. Sorprende per la precisione del tracciato, emoziona per la storia incisa sulle pietre e impegna gambe e fiato con una pendenza costante. Si tratta di un percorso alla portata di escursionisti allenati, ma che richiede attenzione a fondo e condizioni meteo. Ecco cosa sapere per pianificare al meglio.
- Dove si trova: un capolavoro di pietra tra Valbrenta e Asiago
- Numeri e difficoltà: cosa aspettarsi
- Come arrivare e dove iniziare il percorso
- L'itinerario, passo dopo passo
- Variante ad anello 778B: grotte, trincee e memoria
- Quando andare: stagioni, meteo e condizioni del fondo
- Arrivare senza auto: le opzioni in Valsugana
Dove si trova: un capolavoro di pietra tra Valbrenta e Asiago
La Calà del Sasso risale la stretta Val Frenzela, nel cuore della Valbrenta, l'incisione del Brenta tra l'altopiano di Asiago e il massiccio del Grappa. La scalinata unisce il fondovalle in zona Valstagna, a circa 200 metri di quota, con Sasso di Asiago poco sotto i 1000 metri. Non è un sentiero tracciato nel terreno, ma un manufatto rurale costruito tra XIV e XV secolo: gradini regolari in pietra affiancati da una canaletta concava, sempre in pietra, realizzata per far scivolare a valle i tronchi tagliati sull'altopiano. Ancora oggi sui gradini si notano i solchi lasciati dal legname, un dettaglio che trasforma l'escursione in una vera lezione di storia a cielo aperto.
Numeri e difficoltà: cosa aspettarsi
Il dato che resta in mente è il numero dei gradini: 4444. Nella tradizione locale quel 4 ripetuto richiama i punti cardinali, le stagioni e, simbolicamente, i grandi fiumi del Nordest legati alla Serenissima. Sul piano pratico contano però dislivello e sviluppo: si superano circa 750 metri di quota positiva, per un totale di circa 9 chilometri andata e ritorno.
Le tempistiche mediamente considerate sono di 2 ore di salita e 1 ora di discesa, variabili in base al passo e all'itinerario scelto. L'impegno è classificabile come escursionistico medio-difficile: niente tratti esposti o attrezzati, ma pendenza costante e gradini che sollecitano polpacci e ginocchia, soprattutto in discesa. La segnaletica è chiara (CAI 778 e variante 778B) e rende semplice seguire il tracciato senza incertezze.
Come arrivare e dove iniziare il percorso
Il punto di partenza più utilizzato è Valstagna, lungo la strada della Valsugana che collega Bassano del Grappa a Trento. Dal centro, si imbocca la salita per Foza: dopo alcuni tornanti, in corrispondenza di una curva marcata, si trova un ampio spazio per la sosta e un pannello informativo dedicato alla Calà del Sasso. Da qui si accede facilmente al fondo della Val Frenzela. In alternativa, si può raggiungere Sasso di Asiago per impostare la salita in senso inverso.
L'itinerario, passo dopo passo
Dal pannello informativo si segue una pista forestale quasi pianeggiante nel fondovalle per circa un chilometro, fino alla località Fontanel: una piccola fonte che rappresenta l'ultimo punto d'acqua certo. Qui comincia la scalinata vera e propria. Il sentiero inizia a guadagnare quota con regolarità, tra tratti incassati nella roccia e altri più aperti, sempre affiancati dalla canaletta in pietra che serviva al trasporto del legname.
La salita non concede pause significative ma il bosco, fitto e ombreggiato, aiuta a regolare il ritmo. A metà percorso si incontra un capitello dedicato a Sant'Antonio Abate, da secoli luogo di sosta e protezione simbolica. Raggiunto il margine alto, un prato con tavoli da picnic precede gli ultimi minuti verso il centro di Sasso, tra case in pietra chiara e prime vedute sull'altopiano.
Variante ad anello 778B: grotte, trincee e memoria
Per il rientro si può scendere sugli stessi gradini, soluzione più rapida e diretta, oppure chiudere un anello scegliendo la variante 778B. Il cosiddetto "sentiero delle grotte" o "sentiero del Vù" rientra verso la Val Frenzela con un tracciato più articolato. È dedicato ad Albino Celi, soprannominato "El Vù" per l'abitudine di dare del "voi" in dialetto, uno dei recuperanti che nel primo dopoguerra risalivano queste zone alla ricerca di rottami bellici.
Quando andare: stagioni, meteo e condizioni del fondo
La gola della Val Frenzela è ombrosa e fresca, caratteristica che rende la salita più gestibile nelle mezze stagioni. Primavera e fine autunno sono i periodi consigliati: temperature miti, luce radente e colori intensi del bosco. In estate, nelle giornate più afose, la fatica si avverte di più nonostante l'ombra; in inverno si devono mettere in conto possibili tratti ghiacciati e neve, oltre alla formazione di ghiaccio e stalattiti sulle pareti della gola. Il fondo in pietra è spesso umido in ogni stagione: è un aspetto da considerare nella scelta delle calzature e nella gestione della discesa, quando l'usura dei gradini e il fogliame possono aumentare il rischio di scivolata.
Arrivare senza auto: le opzioni in Valsugana
Chi pianifica l'uscita con i mezzi pubblici può fare affidamento sulla linea della Valsugana, che collega Bassano del Grappa a Trento con treni e autobus e serve le principali località intermedie. Da qui si raggiunge la Valbrenta con collegamenti locali: conviene verificare in anticipo orari e coincidenze, soprattutto nei festivi. Per chi scende a piedi in senso Sasso-Valstagna è utile controllare gli orari di rientro prima di mettersi in marcia, così da evitare lunghe attese a fine escursione.
Articolo visto su (travel.thewom.it) Sono 4444 scalini nel cuore del bosco: l’escursione più incredibile da fare in Veneto







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