Forbes incorona l’Emilia-Romagna, i castelli dove si può dormire

Il magazine USA segnala un itinerario di turismo lento tra 38 manieri e 50 siti culturali tra Parma e Piacenza.
rocca sanvitale
Raffaele pagani, CC BY-SA 4.0 Wikimedia commons

Si è davvero pronti a scoprire che i castelli non appartengono solo alle fiabe? Un reportage pubblicato il 9 ottobre da Forbes, firmato dalla giornalista statunitense Irene Levine, punta i riflettori sull'Emilia-Romagna come destinazione d'eccellenza per il turismo lento. La rivista, che online conta oltre 35 milioni di visitatori mensili, racconta un viaggio tra manieri, rocche e dimore storiche immerse nelle colline emiliane, indicando una rete strutturata e accessibile a chi cerca esperienze autentiche. Al centro c'è il circuito dei Castelli del Ducato, un ecosistema culturale che consente di entrare in fortezze vive, spesso ancora abitate, e di pianificare soste tra arte e gastronomia. 

La rete dei Castelli del Ducato: numeri, luoghi, accessi

Il cuore del viaggio indicato da Forbes è la rete dei Castelli del Ducato, che unisce 38 castelli tra Parma e Piacenza, di cui 13 accessibili anche per il pernottamento, e 50 siti culturali tra musei, residenze storiche e abbazie. Questa infrastruttura culturale rende la visita modulabile: si può scegliere l'approfondimento storico, la sosta in un borgo o l'esperienza notturna in dimora d'epoca. 

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I tre luoghi messi in cima da Forbes

Il percorso di Levine e del suo accompagnatore si è concentrato su tre soste emblematiche nell'area di Parma e Fontanellato. La selezione rivela una trama coerente tra residenze storiche ancora vissute, capolavori del Rinascimento e un'architettura di paesaggio contemporanea unica nel suo genere. Di seguito i tre punti-chiave evidenziati nel reportage, con elementi utili a organizzare una visita consapevole e a cogliere il senso del turismo lento proposto.

Castello di Scipione dei Marchesi Pallavicino (Salsomaggiore Terme)

Il Castello di Scipione si distingue per l'autenticità: è una fortezza millenaria che continua a essere dimora dei discendenti dei Marchesi Pallavicino, i quali accolgono personalmente i visitatori. Dalle sue finestre e terrazze si apre una veduta ampia sui giardini e sul Parco dello Stirone e Piacenziano, creando un dialogo immediato tra architettura e paesaggio. 

All'interno, ambienti e arredi raccontano una continuità di vita rara nei contesti monumentali. Un dettaglio pratico lo rende particolarmente appetibile per chi cerca esperienze immersive: è possibile pernottare in due suite ricavate nel complesso. 

Rocca Sanvitale di Fontanellato

La Rocca Sanvitale è un riferimento per il patrimonio artistico: al suo interno si conserva la celebre saletta affrescata dal Parmigianino, considerata tra i massimi esempi del Manierismo italiano. La presenza di questo ciclo pittorico eleva la visita oltre la suggestione storica, offrendo un contatto diretto con un capolavoro che ha segnato la cultura figurativa del Cinquecento. 

Gli spazi della rocca, articolati attorno al fossato e ai cortili interni, aiutano a comprendere funzione difensiva e rappresentativa dell'edificio. Nel complesso, la sosta a Fontanellato dimostra come un centro di pianura possa custodire testimonianze di valore assoluto, raggiungibili con facilità e fruibili con i tempi giusti. 

Labirinto della Masone (Fontanellato)

A pochi chilometri, il Labirinto della Masone introduce un cambio di registro contemporaneo. Con circa 300.000 piante, è riconosciuto come il più grande labirinto di bambù al mondo, ideato da Franco Maria Ricci e inaugurato nel 2015. Il percorso, immerso nel verde, affianca spazi espositivi e aree dedicate alla ristorazione, favorendo un'esperienza che unisce natura, arte e cucina. 

Turismo lento e Food Valley: l'abbinata che funziona

Il filo rosso del reportage è l'invito a ridurre le percorrenze veloci e a preferire itinerari brevi ma intensi. In questo schema trova posto la Food Valley, con prodotti-simbolo come Parmigiano Reggiano e Prosciutto di Parma che si legano con naturalezza a dimore storiche e musei. L'indicazione è chiara: alternare visite a castelli e rocche con soste enogastronomiche consente di leggere i territori con maggiore profondità. Allo stesso tempo, questa modalità di viaggio ha un valore concreto per la conservazione del patrimonio, perché distribuisce presenze e risorse lungo l'anno e sostiene filiere locali. Ne deriva un'esperienza che non rincorre quantità, ma qualità dell'incontro tra luoghi, persone e saper fare.

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