Fino a pochi decenni fa si pensava che l'Italia dei dinosauri non esistesse. Poi, su una lastra calcarea di un paese del Sannio, è apparso un cucciolo lungo 46 centimetri capace di riscrivere i libri di scienza. Succede a Pietraroja, oltre 800 metri di altitudine, tra rocce rosse, boschi del Matese e un patrimonio paleontologico unico al mondo. Da quel ritrovamento è nato un parco, un museo interattivo e un'identità che unisce ricerca, turismo e natura.
Ciro, il cucciolo che ha riscritto l'Italia dei dinosauri
Il 22 novembre 1980, nel sito di Le Cavere a Pietraroja, un appassionato di fossili, Giovanni Todesco, individuò una lastra anomala. Il reperto finì in cantina e fu scambiato per una lucertola o un uccello primitivo, finché nel 1993 la sua vera identità emerse: era un dinosauro.
Nel 1998 conquistò la copertina di Nature, dando al mondo Scipionyx samniticus, affettuosamente ribattezzato Ciro. Non si tratta solo del primo dinosauro mai trovato in Italia: il suo stato di conservazione è eccezionale e irripetibile. Il fossile ha permesso agli studiosi di osservare dettagli anatomici impossibili altrove e di ricostruire frammenti di vita di 110 milioni di anni fa.
Il Parco Geopaleontologico e il viaggio nel tempo del PaleoLab
Il luogo della scoperta, Le Cavere, è oggi protetto dal Parco Geopaleontologico di Pietraroja. Si tratta di un archivio naturale straordinario del Cretaceo inferiore, noto fin dal 1798 grazie al geologo Scipione Breislak per la ricchezza di pesci fossili. Le ricerche proseguono e restituiscono tasselli di un ecosistema perduto: coccodrilli antichi, anfibi rari come il Celtedens, piante di ambienti tropicali.
Accanto al sito si trova il PaleoLab, un museo interattivo pensato per avvicinare alla scienza con linguaggi immediati. La visita inizia con un'"ascensore geologico" che simula un salto indietro nel tempo fino a 110 milioni di anni fa. Si incontrano acquari virtuali, riproduzioni 3D, laboratori dove i più piccoli possono cimentarsi in scavi simulati e calchi fedeli dei reperti originali.
Nel borgo della pietra rossa: portali romanici e storie di briganti
Il nome Pietraroja rimanda al colore dei calcari locali, ricchi di bauxite e venature ferrose, usati nell'architettura del paese. Tra vicoli ariosi e un microclima fresco, il centro storico custodisce la Chiesa di Santa Maria Assunta in Piazza Vittoria, con un portale romanico dell'XI secolo.
Alla base si notano due sculture in pietra: un'orsa che allatta due cuccioli e una leonessa, immagini potenti di forza e maternità. Il territorio conserva anche memorie del brigantaggio postunitario, con rifugi naturali come la Grotta delle Fate che raccontano un'altra stagione della storia locale.
Sentieri del Matese: panorami, gole e il Mutria a 1.823 metri
Pietraroja domina un crinale che apre scenari sempre diversi a ogni tornante. Nel Parco Regionale del Matese i percorsi vanno dalle passeggiate più accessibili alle salite più decise, come quella verso il Monte Mutria (1.823 m). La morfologia carsica disegna abissi e inghiottitoi, tra cui il Trabbucco, e profonde forre solcate da acque trasparenti.
Lungo il Titerno e il Torbido si susseguono canyon calcarei che sorprendono per verticalità e luce. Dal Belvedere del Pianellone lo sguardo spazia fino al Lago del Matese, regalando una prospettiva che ripaga l'escursione.
Come arrivare a Pietraroja
Pietraroja si trova al confine settentrionale della Campania con il Molise, a circa 50 km da Benevento e 80 km da Napoli. In auto, dall'Autostrada A1 si consiglia l'uscita Caianello o Caserta Sud, quindi la SS 372 Telesina fino allo svincolo di Cerreto Sannita. Da lì inizia una salita panoramica che conduce all'ingresso del borgo.
Chi viaggia in moto trova una delle sequenze di tornanti più scenografiche dell'Appennino meridionale, quelle che salgono verso Pietraroja e proseguono per Bocca della Selva.







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