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Liberi e Uguali, Stefano Fassina: “Un’unica imposta sul valore patrimoniale”

Confedilizia
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Il quinto appuntamento del ciclo “Il mondo immobiliare incontra la politica”, organizzato da Confedilizia, ha visto protagonista Stefano Fassina di Liberi e Uguali. Obiettivo di questa serie di incontri è quello di illustrare e spiegare quali sono gli interventi che si potranno fare nella prossima legislatura a proposito del settore immobiliare.

Partendo dal tema della riduzione della leva fiscale sul comparto immobiliare, Stefano Fassina ha detto: “La nostra proposta sulla tassazione dei patrimoni, in realtà, a noi pare possa rispondere al primo obiettivo che viene indicato nel manifesto proposto e cioè quello della riduzione fiscale sul comparto immobiliare”.

E ha spiegato: “La nostra proposta di tassazione sui patrimoni è innanzitutto a invarianza di gettito, quindi non è finalizzata ad aumentare la pressione fiscale sui patrimoni, ma a ridistribuire la pressione fiscale sui patrimoni, a dare alla tassazione sui patrimoni una curva di progressività che oggi non ha. Questo vuol dire che noi prevediamo l’eliminazione dell’attuale imposizione sui patrimoni e sui redditi da patrimonio, prevediamo l’eliminazione dell’Imu, prevediamo l’eliminazione di tutte le attuali imposizioni che gravano sui patrimoni e sui redditi da patrimonio. E prevediamo l’introduzione di un’imposta progressiva sull’insieme dei patrimoni immobiliari. Per una parte significativa, dunque, dei valori patrimoniali medio bassi, con una soglia che potrebbe essere fissata intorno al milione di euro, vi sarà una riduzione della pressione sui patrimoni e sui redditi da patrimonio”.

Si tratta, ha sottolineato Fassina, di “un riordino all’insegna della progressività di cui ne beneficerebbe la tipica famiglia italiana che ha un immobile in cui vive e un secondo immobile di valore non straordinario, con un patrimonio complessivo sotto al milione di euro di valore di mercato”.

A proposito degli affitti agevolati, Stefano Fassina ha detto: “Il settore edilizio, ambito nel quale sta anche il settore immobiliare, è stato il più colpito dalla crisi, con conseguenze sulle imprese di costruzione e su tutto l’articolato mondo che ruota attorno alle imprese edilizie. Questo problema ha cause strutturali: c’è un problema di credito e c’è un problema di redditi delle famiglie, perché la perdita di posti di lavoro e la precarizzazione del lavoro rendono molto più complicato poter accendere un mutuo indipendentemente dalla condizione del sistema bancario. In un contesto di precarietà e di incertezze, anche a parità di reddito, seppur non si è investiti direttamente da un problema occupazionale, scatta un atteggiamento precauzionale da parte della famiglia. Il quadro macroeconomico non è irrilevante rispetto ai comportamenti delle famiglie e delle banche. C’è un quadro macroeconomico che deve essere affrontato”.

E ha aggiunto: “Nella nostra proposta c’è un’unica imposta sul valore patrimoniale, che sostituirebbe anche le attuali imposte sui redditi da locazione. Quindi verrebbe meno il problema. Se invece rimane l’attuale quadro impositivo sono d’accordo nel dare un trattamento fiscale agevolato agli affitti a canone agevolato, anche con un’ulteriore riduzione rispetto a quella dell’attuale livello di tassazione. Nel quadro in cui siamo, c’è la possibilità di migliorare con politiche intelligenti la situazione dei proprietari e quella degli inquilini, cioè di fare l’interesse generale”.

Attenzione è stata poi posta sulle permute immobiliari. In merito, Fassina ha detto: “Per quanto riguarda l’enorme patrimonio immobiliare sfitto, agevolare la permuta migliorerebbe le condizioni di chi oggi è in una situazione abitativa insoddisfacente, metterebbe un immobile sul mercato, attiverebbe un lavoro di ristrutturazione e di riqualificazione dell’immobile che viene permutato. Questa sarebbe una situazione 'win-win', dove un’agevolazione fiscale per la permuta probabilmente verrebbe compensata dall’attivazione di attività economica che si determinerebbe per la riqualificazione dell’immobile che viene permutato”.

Per quanto riguarda il funzionamento della giustizia amministrativa, Fassina ha affermato: “Oggi uno degli ostacoli principali all’affitto è l’incertezza sul recupero dell’immobile che viene affittato. C’è un problema di giustizia amministrativa e in tale ambito deve essere fatta una terapia shock per accorciare i tempi. Allo stesso tempo, però, bisogna fare in modo che le famiglie che non riescono ad accedere all’abitazione affittata a canoni agevolati possano trovare una soluzione alternativa. L’Italia è il Paese in cui la percentuale di edilizia popolare è drammaticamente più bassa. Per garantire il diritto della proprietà, che è ovviamente un vincolo imprescindibile, bisogna affrontare anche questa parte del problema, che si può affrontare attraverso l’utilizzo del patrimonio pubblico e privato, dando sufficienti garanzie alla proprietà privata”.

E ha aggiunto: “Si possono prevedere sezioni specializzate dei Tribunali o canali per la giustizia amministrativa. Se riuscissimo a trovare anche soluzioni alternative per coloro che devono lasciare l’immobile, penso che potremmo fare un grande passo in avanti. Per quanto riguarda la giustizia civile, si dovrebbe dare priorità agli interventi che riguardano gli immobili dati in locazione. Nell’ambito di una riforma del sistema giudiziario, si dovrebbe dare priorità a un settore che ha un impatto sociale elevatissimo come quello delle locazioni”.

Fassina ha poi toccato il problema relativo ai mutui deteriorati in pancia alle banche. A tal proposito ha detto: “Il problema dei mutui deteriorati in capo alle banche è molto consistente e si riflette sui valori degli immobili, perché porta a una svalutazione enorme di questi crediti e a un’immissione sul mercato di centinaia di migliaia di abitazioni che ovviamente riducono il valore degli immobili. Noi abbiamo proposto di costituire presso Cassa depositi e prestiti un fondo che compra dalle banche i debiti a un valore anche superiore rispetto a quello che oggi valuta il mercato, un valore anche fino al 50% del valore iscritto al Bilancio. La Cassa depositi e prestiti ha una dimensione tale da poter ristrutturare i mutui in termini di durata e in termini di tasso di interesse applicando il tasso di interesse che viene applicato agli enti locali, quindi molto basso, e potrebbe offrire questa ristrutturazione innanzitutto ai proprietari che non riescono a stare dietro alle rate che rendono poi sofferenti quei mutui nei confronti delle banche. In questo modo l’abitazione non va sul mercato, ma rimane nella disponibilità della famiglia, che magari non riesce a pagare le rate del mutuo che ha contratto, ma che potrebbe sostenere il mutuo ristrutturato in termini di durata con un allungamento fino a 20 anni e in termini di tasso di interesse. Qualora neanche questo fosse possibile, quelle abitazioni potrebbero andare sul mercato a canone agevolato. E’ una proposta di cui beneficerebbero le banche, che potrebbero liberarsi di crediti deteriorati con una transazione migliore di quella che oggi fanno sul mercato; è una porposta che aiuterebbe le famiglie, che non perderebbero la disponibilità dell’immobile e potrebbero invece sostenere il mutuo che viene ristrutturato, e che aiuterebbe in generale tutti i proprietari immobiliari, perché quegli immobili non verrebbero svenduti sul mercato”.