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Plusvalenza e abitazione principale, attenzione alle bollette

Quanto stabilito dalla Corte di Cassazione con l’ordinanza n. 18963
Quanto stabilito dalla Cassazione con l’ordinanza n. 18963 / Gtres
Autore: Redazione

La documentazione che attesta maggiori costi per servizi di energia elettrica, gas e telefono può essere utilizzata per individuare l’abitazione principale. A chiarirlo la Cassazione con l’ordinanza n. 18963, esaminando un ricorso relativo a un caso di plusvalenza immobiliare.

Secondo quanto stabilito, dunque, i maggiori costi di gas, luce e telefono individuano l’abitazione principale. Ma vediamo come si è arrivati all’ordinanza della Cassazione.

L’Agenzia delle Entrate aveva presentato appello avverso la sentenza della Ctp, che aveva dichiarato illegittimo l’accertamento emesso in relazione a una plusvalenza derivante dalla cessione di un immobile acquistato nel 2007 e rivenduto nel 2009.

Secondo le Entrate, l’immobile non costituiva abitazione principale del contribuente e dunque aveva assoggettato a imposizione la plusvalenza emersa dalla compravendita. L’appello presentato dall’Agenzia delle Entrate è stato accolto dalla Ctr.

Il contribuente ha così proposto ricorso per Cassazione, deducendo la nullità dell’accertamento per violazione dell’articolo 67, co. 1, lett. b) e dell’art. 68 Tuir, per non avere la Ctr dato rilevanza alle prove prodotte, secondo le quali utilizzava l’immobile, che aveva originato la ripresa, quale abitazione principale, considerato anche che lo stesso si trovava nella città dove lavorava, essendo quindi superata la presunzione derivante dalla residenza anagrafica in altra città.

La Suprema Corte ha ritenuto inammissibile il ricorso poiché la sentenza era razionalmente motivata.

La Corte ha quindi ricordato che gli elementi che determinano l’esclusione dell’imposizione sulla plusvalenza da cessione di immobile sono:

  • il non superamento di un certo intervallo temporale tra acquisto e vendita, l’immobile deve essere stato adibito ad abitazione principale del cedente per la maggior parte del periodo intercorrente tra l’acquisto e la cessione;
  • la destinazione dell’uso personale dell’acquirente e dei suoi familiari, secondo criteri oggettivi.

La Ctr, come evidenziato, aveva fondato la sua decisione non solo sul fatto che la residenza del contribuente risultava presso altra città rispetto a quella dove si trovava l’immobile in contestazione, ma anche sul fatto che nell’immobile dove risultava l’abitazione principale erano stati rilevati maggiori costi per servizi di energia elettrica, gas e telefono. Una presunzione grave, precisa e concordante.

Plusvalenza immobiliare quando si paga

La plusvalenza nella vendita di immobili è tassata quando l’immobile venduto è stato acquistato da meno di 5 anni; quando l’immobile non è pervenuto al venditore in seguito a una successione; quando l’immobile non è stato adibito a residenza del venditore o di un suo familiare nel tempo intercorso fra l’acquisto e la vendita che ha realizzato la plusvalenza.

Plusvalenza immobiliare quando non si paga

Non si paga la plusvalenza immobiliare quando si riceve un immobile in eredità e si decide di metterlo in vendita; si acquista un immobile e lo si vende dopo un periodo di 5 anni; si acquista un immobile con agevolazione di prima casa e per la maggior parte del periodo tra acquisto e vendita l’alloggio viene utilizzato come abitazione principale.

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