Notizie su mercato immobiliare ed economia

Tassazione sulla casa, il quadro illustrato dalla Banca d'Italia e la replica di Confedilizia

Gtres
Gtres
Autore: Redazione

Si è tornati a parlare di tassazione sulla casa. A farlo è stata la Banca d'Italia. E la replica non si è fatta attendere. Vediamo quanto accaduto.

Nell'ambito della indagine conoscitiva sulla riforma dell'Irpef, le Commissioni Finanze di Camera e Senato hanno ascoltato Giacomo Ricotti, capo del servizio assistenza e consulenza fiscale della Banca d'Italia. Nella sua relazione, Ricotti ha evidenziato che, "oltre che con il maggiore prelievo sui consumi o in combinazione con esso, una riduzione del carico fiscale sul lavoro potrebbe essere attuata con un aumento dell'imposizione sulla ricchezza. In tale ambito, si potrebbero rivedere le attuali imposte reali sulla ricchezza immobiliare e finanziaria".

Secondo quanto sottolineato, dunque, si potrebbe aumentare l'imposizione sulla ricchezza, in particolare su quella immobiliare, per ridurre il carico fiscale sul lavoro. In merito, viene evidenziato che un maggiore prelievo sul possesso di immobili per finanziare un minor carico sui fattori produttivi potrebbe rappresentare un'opzione di riforma favorevole alla crescita.

Nel dettaglio, nella relazione di Ricotti illustrata alle Commissioni Finanze di Camera e Senato, per quanto riguarda in particolare la tassazione sulla casa, si legge: "Oltre che con il maggiore prelievo sui consumi o in combinazione con esso, una riduzione del carico fiscale sul lavoro potrebbe essere attuata con un aumento dell'imposizione sulla ricchezza. In tale ambito, si potrebbero rivedere le attuali imposte reali sulla ricchezza immobiliare e finanziaria. Qualunque intervento in questa direzione dovrebbe tenere conto del diverso impatto di queste forme di tassazione sulla crescita.

La letteratura economica riconosce nella tassazione dei patrimoni immobiliari una forma di prelievo poco distorsiva. Sebbene in linea con la media europea, il livello della tassazione sugli immobili in Italia è inferiore a quello di paesi comparabili per dimensioni e struttura economica.

Il livello della tassazione sugli immobili in Italia è sostanzialmente in linea con la media europea (rispetto al Pil, nel 2018, il 2,4 per cento uguale alla media dell'area dell'euro), ma inferiore a quello di Francia e Spagna; anche la composizione delle imposte immobiliari è analoga a quella della media dell'area dell'euro.

Dati i vincoli del nostro bilancio pubblico, un maggiore prelievo sul possesso di immobili per finanziare un minor carico sui fattori produttivi potrebbe rappresentare un'opzione di riforma favorevole alla crescita. Alcune recenti simulazioni mostrano come sia possibile disegnare interventi congiunti di riduzione delle imposte sul lavoro e di revisione della tassazione immobiliare che nel loro insieme consentano di ottenere contestualmente un impatto economico positivo ed effetti redistributivi non avversi. 

Margini di riforma nell'ambito della tassazione della ricchezza immobiliare possono essere individuati nell'ampliamento della base imponibile dei prelievi esistenti, realizzabile sia attraverso la revisione dei valori catastali, sia con l'inclusione delle abitazioni principali (eventualmente prevedendo una detrazione che riduca l'incidenza dell'imposta per le famiglie a basso reddito). Oltre ai riflessi positivi sul gettito, interventi in questa direzione consentirebbero di affrontare alcune criticità sul piano distributivo. Una revisione del catasto finalizzata all'allineamento dei valori a quelli di mercato migliorerebbe il profilo distributivo di tutte le imposte gravanti sugli immobili, sia di quelle ricorrenti (come l'Imu) che di quelle non ricorrenti (come le imposte d'atto e quella su successioni e donazioni).
Inoltre valori catastali aggiornati renderebbero più equa una ipotetica reintroduzione della tassazione sull'abitazione principale, la cui esenzione da ogni forma di imposizione ha effetti distributivi a favore dei decili di reddito più alti.

Più marcate potrebbero essere le distorsioni, in termini di rischi di evasione e di effetti sulla crescita, di un aumento della tassazione sulla ricchezza finanziaria, soprattutto per i possibili riflessi negativi sul costo del capitale delle imprese, anche alla luce del già elevato prelievo complessivo su tale componente, derivante dalla stratificazione delle diverse forme di imposizione sopra richiamata".

Parole immediatamente commentate da Confedilizia, che ha definito "sconcertante" la richiesta avanzata dalla Banca d'Italia di aumentare la tassazione sulla casa. Il presidente di Confedilizia, Giorgio Spaziani Testa, ha dichiarato: "E' sconcertante ascoltare dalla Banca d'Italia la proposta di aumentare ulteriormente la già spropositata tassazione sugli immobili. 

Tra i molteplici danni che ha causato la quasi triplicazione della sola imposizione patrimoniale, con l'Imu, ve n'è almeno uno che dovrebbe interessare la nostra Banca centrale: il crollo del valore degli immobili, e quindi delle garanzie reali delle banche, ora ulteriormente aggravato dalla pandemia. 

Ma si tratta di un danno che si somma ai molti altri prodotti dall'ipertassazione dell'ultimo decennio: dalla contrazione dei consumi alla crisi dell'edilizia e di tutte le attività economiche collegate con l'immobiliare. Ancora non è stato distrutto abbastanza? 
Quanto alla giustificazione della richiesta di un ulteriore carico fiscale sugli immobili, la Banca d'Italia torna a citare la vecchia tesi – fondata su risultati econometrici piuttosto deboli – secondo la quale si tratterebbe di una forma di prelievo 'poco distorsiva'. Una tesi smentita, oltre che dai fatti, da nuovi studi, che hanno dimostrato come l'evidenza empirica che sta alla base di tale visione sia molto fragile.

In ogni caso, preferiremmo leggere proposte su come ridurre le tasse, non su come spostarle".