Irruzione fredda artico-continentale a ridosso dell'equinozio di primavera. L'inverno torna a ruggire su molte regioni.
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Non sono bastate due settimane di alta pressione per spalancare le porte alla primavera. Del resto marzo è il mese di transizione per eccellenza, dove i primi tepori primaverili possono improvvisamente lasciar spazio al freddo polare, e per questo viene spesso chiamato "mese pazzerello". Anche quest'anno la nomea di marzo sarà rispettata, poiché aumentano sempre più le chance di un'ondata di freddo tardiva, tra pochi giorni.

Arriva un'ondata di freddo tardiva

La troposfera si sta nuovamente agitando dopo qualche giorno di stasi e "noia" meteorologica. Gli effetti di un precoce final warming, arrivato ad inizio marzo, si stanno pian piano palesando alle basse quote dell'atmosfera, andando così a disturbare la tenuta del vortice polare.

In poche parole, le ondate di freddo polari ora potranno scivolare alle basse latitudini, anche quelle temperate, con molta più facilità dando vita ai classici colpi di coda invernali.

Il final warming rappresenta il riscaldamento finale della stratosfera polare, un processo che si verifica ogni anno tra la fine dell'inverno e l'inizio della primavera. Durante i mesi invernali il vortice polare domina le alte latitudini mantenendo confinata l'aria gelida attorno al polo nord. Quando la radiazione del sole torna a farsi più intensa, la stratosfera sopra l'Artico si riscalda rapidamente e il vortice perde gradualmente la sua compattezza.

Questo riscaldamento avviene a oltre 30 chilometri di quota, ma i suoi effetti non restano confinati lassù. Nel corso dei giorni e delle settimane successive la perturbazione si propaga verso il basso influenzando anche la troposfera. Il vortice polare diventa meno stabile e le correnti fredde possono muoversi più facilmente verso le medie latitudini.

Lungo periodo perturbato in vista

Non sarà una toccata e fuga del maltempo, ma una lunga parentesi perturbata in cui potranno inserirsi varie perturbazioni nord-atlantiche e potenziali ondate di freddo dalla Scandinavia e dalla Russia.

Mappe alla mano, gli effetti del final warming rischiano di minacciare quasi tutto il primo mese della primavera. In pratica potremmo avere almeno trenta giorni di tempo instabile, con il freddo sempre dietro l'angolo pronto a provocare improvvisi sbalzi di temperatura.

Questa situazione potrebbe proseguire fino a metà aprile, quando la primavera potrebbe pian piano cominciare ad imporsi.

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Ondata di freddo tra 18 e 19 marzo Meteogiornale.it

Possibile ondata di freddo tra 18 e 19 marzo

Ma senza spingersi così in là coi tempi, c'è già una situazione molto interessante e decisamente invernale degna d'essere analizzata. Prende piede l'ipotesi di un'ondata di freddo tardiva nel corso della settimana entrante, esattamente a ridosso dell'equinozio di primavera, che cadrà sabato 21 marzo.

Le ondate di freddo tardive non sono affatto rare nel mese di marzo. Anzi, proprio in questo periodo possono verificarsi discese fredde piuttosto incisive, perché l'atmosfera è in piena fase di riorganizzazione e gli scambi meridiani diventano molto più frequenti.

Quali sono le regioni più esposte

Il periodo sotto osservazione è quello tra 18 e 19 marzo. I principali centri meteo cominciano a intravedere una presunta ondata di freddo proveniente da nord-est, dunque provvista di aria fredda artico-continentale a tutte le quote.

Nulla di eclatante al momento, o per meglio dire nulla in grado di portare bufere di neve in pianura. Tuttavia un'ondata di freddo di questo tipo sarebbe assolutamente in grado di rispedire l'Italia in pieno inverno, soprattutto dal punto di vista delle temperature. Le zone potenzialmente più coinvolte potrebbero essere:

  • versante adriatico

  • sud Italia

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Possibili nevicate a quote interessanti

Il centro meteo americano insiste su questa strada e regala anche l'ipotesi di bianche sorprese a quote interessanti. L'alta pressione potrebbe spingersi più a nord, addirittura su Gran Bretagna e mar Baltico, spalancando la strada al freddo sul Mediterraneo.

I freddi refoli da nord-est potrebbero investire in pieno il versante adriatico e il sud, tra mercoledì 18 e giovedì 19 marzo. Gli effetti principali potrebbero essere:

  • forte calo delle temperature

  • venti intensi di grecale e tramontana

A questi si aggiungerebbero piovaschi, temporali e nevicate fin sotto i 1000 metri di altitudine.

Neve possibile anche in collina

La recente simulazione prodotta dal centro americano spinge verso un'ondata di freddo di tutto rispetto, capace di regalare fiocchi di neve fino in alta collina su Abruzzo, Molise, Puglia settentrionale e Basilicata.

Più in basso, oltre alle piogge, potrebbero comparire episodi di gragnola o neve tonda, il tutto con temperature di 4-6 °C sulle città pianeggianti. Sia chiaro, farebbe freddo anche su altre città del sud, sul versante tirrenico e al nord, ma in queste circostanze sono principalmente le zone adriatiche a ricevere gli effetti più diretti del freddo.

Con aria fredda in quota e il sole ormai più alto sull'orizzonte, non è raro osservare rovesci convettivi piuttosto vivaci anche a marzo. L'atmosfera diventa instabile nelle ore centrali della giornata e possono svilupparsi nubi cumuliformi capaci di generare brevi acquazzoni, talvolta accompagnati da graupel o piccoli chicchi di grandine. Insomma, per qualche giorno si ritornerebbe in pieno inverno, e potrebbe non essere l'ultima sfuriata invernale del mese.

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