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La rinascita di Roma parte dai cittadini: un movimento per combattere il degrado della città

Retake Roma
Retake Roma

Anche una città complessa e caotica come Roma può cambiare. E può farlo soprattutto se i primi a scendere in campo – o meglio, in strada – sono i cittadini. Ma come? Promuovendo iniziative volte a ridurre il degrado e partecipandovi in prima persona, modificando i propri comportamenti, segnalando ciò che non va alle istituzioni competenti, acquisendo un maggiore senso civico. Educare e sviluppare un senso di appartenenza sono le chiavi per accendere il motore del cambiamento.

Proprio con l’obiettivo di combattere il degrado, di valorizzare i beni pubblici e di diffondere il senso civico sul territorio è nato e opera il movimento (Onlus) di cittadini “Retake Roma”. L’organizzazione prevede una partecipazione attiva della cittadinanza in tutte quelle iniziative dedicate alla cura e alla valorizzazione del bene pubblico, nonché alla creazione di una marcata coscienza civica attraverso progetti per alunni delle scuole elementari, medie e superiori. Per capire un po’ meglio questa realtà, idealista news ha parlato con Elena Viscusi, socia e componente del comitato direttivo, che ha sottolineato: “Serve maggiore educazione da parte di tutte le agenzie formative”.

Retake Roma
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Come e quando nasce Retake Roma?

Retake Roma è nato nel 2009 da un’idea di alcune donne, in particolare Rebecca Spitzmiller, che hanno iniziato a ribellarsi al degrado presente nei dintorni della propria abitazione. Hanno cominciato a convogliare attorno a sé diverse persone con l’intento di spingerle a migliorare anche semplicemente i luoghi vicini alla propria casa. Con il tempo il movimento ha raggiunto una dimensione maggiore.

In questo arco di tempo, qual è stato il coinvolgimento da parte dei cittadini?

L’esplosione risale a circa tre anni fa, questo grazie anche a un uso un po’ più sistematico dei social network, soprattutto di Facebook. Il nucleo iniziale si è molto ampliato. Adesso su Roma siamo organizzati in gruppi di quartiere, ma si sono aggiunti anche alcuni gruppi di altre città. Negli ultimi tre anni l’interesse è cresciuto in maniera molto significativa.

Quanti sono i gruppi di quartiere e come nascono?

Sono una settantina su Roma, di numerosità variabile. Si apre un gruppo quando nel quartiere, nella zona, c’è qualcuno che lo vuole fare. Noi seguiamo molto l’avvio di un gruppo, anche dando semplici consigli (da come creare un evento su Facebook, a quali materiali portare, a come contattare le istituzioni locali laddove è necessario per avere i permessi ad esempio del Municipio, della Polizia locale, dell’Ama...). Diamo tutto l’appoggio possibile, ma deve essere il quartiere a volere la nascita di un gruppo.

Chi sono i “Retaker”?

Ci sono persone di tutti i tipi, anche di estrazione sociale e culturale abbastanza diversificata. Ci sono persone, ad esempio, in pensione o che hanno carichi di lavoro più bassi, ma ci sono anche tanti genitori di bambini ancora in crescita e che quindi hanno molto da fare. Ci sono molti giovani tra i 20 e i 30 anni. Ma non mancano ragazzi di età inferiore.

In media, quanti interventi vengono effettuati?

Abbiamo chiuso il 2016 con circa 500 interventi. Mediamente ci sono circa 10 interventi a settimana. La maggior parte concentrati nel fine settimana. Ma non mancano quelli infrasettimanali, come ad esempio Retake Scuole, che per l’appunto prevede interventi che si svolgono nelle scuole e che quindi di solito avvengono durante la settimana.

In genere, in cosa consistono gli interventi?

Gli interventi sono molto diversi tra di loro. Ci sono quelli molto classici, anche abbastanza diffusi, che riguardano piccole e medie aree verdi (sfalcio, cambio dei cestini, pulitura delle giostre) e quelli che avvengono su strada (pulitura e pittura dei pali della luce, degli armadi della Telecom, delle cassette postali, pulizia delle strade e delle tag). Poi ci sono i Retake Scuole, che di solito prevedono una parte in aula incentrata sulla sensibilizzazione e sull’educazione civica, durante la quale viene sottolineata la necessità di prendersi cura dei propri spazi a cominciare dalla scuola frequentata dai ragazzi stessi, e una parte operativa, che di solito consiste nella cura dell’area verde della scuola o dei dintorni.

Quanto è importante Internet e in particolar modo Facebook?

Internet, soprattutto Facebook, è il mezzo di comunicazione con il quale abbiamo iniziato, perché è molto accessibile. Per organizzare gli eventi nei singoli quartieri, addirittura per creare i gruppi, è fondamentale. Tutti gli eventi sono organizzati su Facebook, a chi non possiede un account Facebook viene inviata una e-mail. Ma la gran parte della comunicazione, sia dei singoli gruppi sia del movimento nel suo complesso, avviene attraverso questo social network.

Come nasce un evento di riqualificazione e come partecipare?

Sul sito web retakeroma.org esiste l’elenco dei gruppi di zona, che poi è l’elenco delle pagine Facebook dei gruppi di quartiere. Una persona interessata si può iscrivere al gruppo della zona che frequenta o per lavoro o perché vi abita. All’interno dei singoli gruppi vengono proposti degli eventi. La scelta è molto varia.

A volte si tratta di interventi molto piccoli, che nascono dalle necessità locali. Il giorno e l’orario vengono stabiliti in base all’importanza e alla complessità dell’intervento. Per interventi di una certa complessità occorre avvisare il Municipio o magari contattare l’Ama, con cui abbiamo un protocollo di intesa. Dipende quindi molto da ciò che è necessario fare. Di volta in volta bisogna valutare il tipo di intervento e decidere di conseguenza in che modo agire.

Qual è il rapporto con l’amministrazione?

A livello locale, dei singoli Municipi, tutti quanti abbiamo un rapporto con gli assessori competenti e con il presidente. Questo perché avvisiamo sempre che ci sono dei Retake in programma. A volte avvisiamo semplicemente, altre volte – quando necessario – richiediamo le specifiche autorizzazioni. In linea di massima, c’è una comunicazione continua.

Noi facciamo questi interventi per dimostrare che si può cambiare, che l’unione fa la forza, che ciascuno deve fare il proprio, ma anche l’amministrazione deve fare il suo. Quindi invitiamo sempre a fare le dovute segnalazioni alle istituzioni competenti. A tal fine, facciamo un continuo lavoro di aggiornamento dei riferimenti, in modo tale che il cittadino sappia chi deve chiamare e avvertire.

Si tratta di un punto al quale prestiamo molta attenzione, perché da un lato le amministrazioni devono migliorare a livello di servizi offerti e dall’altro i cittadini devono migliorare il modo in cui si comportano. Di certo c’è un livello di scarso senso civico che non può essere ovviato neppure dai servizi più efficienti. Bisogna agire sia sull’educazione delle persone sia sui servizi. Stimoliamo dunque le persone a farsi carico delle proprie responsabilità, tra cui anche quella di segnalare all’autorità competente le disfunzioni, i malfunzionamenti e i disservizi.

Un reale e maggiore senso civico è possibile anche in una città complicata e caotica come Roma?

Ci sono molte cose a cui noi siamo abituati, ad esempio agli adesivi attaccati ovunque, una fonte enorme di inquinamento visivo, oppure al fatto che quasi tutti i passaggi pedonali sono occupati da automobili parcheggiate. La nostra idea sarebbe quella di far sì che le persone comincino ad accorgersi di quello che non va e anche, in una certa misura, a rimediare.

Su alcune cose si può intervenire cambiando i propri comportamenti, altre volte si può intervenire nelle scuole e in famiglia, quindi con l’educazione. Far acquisire alle persone un maggiore senso civico è possibile. Non è un cambiamento che si può verificare da un giorno all’altro, ma agendo per tempo è possibile raggiungere il risultato.

Cosa serve e cosa manca ancora?

Sicuramente serve maggiore educazione da parte di tutte le agenzie formative: la scuola, la famiglia, la società civile. Occorre dare maggiore attenzione ai giovani e impegnarsi nell’educare il prossimo. Un altro lavoro importante da fare è promuovere la fruizione culturale diffusa.

Manca uno sviluppo del senso di appartenenza a questa città. La città intera è l’infrastruttura sulla quale viaggiano le nostre vite, di conseguenza viviamo meglio se la città è ben organizzata, è pulita ed è fruibile in maniera meno faticosa. L’ambiente incide anche sulla qualità delle nostre relazioni. E’ importante evidenziare e riscoprire questo legame. In una città caotica, disordinata e in crisi come Roma non è facile, ma si può fare.

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