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Manovra 2019, e se la crescita del Pil in Italia non bastasse?

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Autore: floriana liuni

Nel recente aggiornamento sull’”Economia in breve” pubblicato da Banca d’Italia, le stime di crescita riportate per il nostro Paese si aggirano intorno all’1%; le previsioni più ottimistiche sono quelle della Commissione Europea, che a luglio immaginava un +1,3%. Cosa significa questo alla luce delle premesse alla base della manovra 2019? E cosa potrebbe fare la Commissione Europea se la manovra non dovesse soddisfare i requisiti richiesti?

Crescita Pil Italia, nel 2019-2020 potrebbe non bastare

La crescita presupposta alla manovra 2019 è stimata in un Pil in salita dell’1,5%-1,6% il prossimo anno. Tale previsione sembra non incontrare le stime degli analisti: secondo quanto riportato nel report di Banca d’Italia, infatti, lo stesso istituto di Via Nazionale prevedeva a luglio un +1,2% nel 2018, un +1% nel 2019 e un +1,1% nel 2020. La Commissione Europea stima invece per quest’anno un +1,3% (e si tratta della visione più ottimistica tra tutte), mentre per il prossimo anno non si spinge oltre l’1,1%. Lo stesso per il FMI, che ad ottobre ha rivisto le previsioni di crescita per l’Italia all’1,2% per il 2018, all’1,1% nel 2019 e addirittura allo 0,9% per il 2020, praticamente in linea con l’Ocse e con il consensus degli analisti. E’ quindi parere unanime che la scommessa del Governo italiano sia molto azzardata, e che il rischio di fallire lo scopo della manovra è molto alto.

Cosa farà la Commissione Europea?

Cosa potrebbe fare la Commissione Europea se il Governo italiano non dovesse rivedere nulla nel Def? Secondo gli analisti di Deutsche Bank, l’organo di vigilanza europeo non recederà dalle proprie richieste, in quanto “guardiano delle regole fiscali” e, se il Governo italiano non vuole tirarsi indietro, certo farà altrettanto. Sapremo comunque solo dopo la fine di ottobre quella che sarà la decisione della Commissione, quando, cioè, il Def sarà meglio definito. Potrebbe quindi decidere di intraprendere solo azioni blande contro l’Italia, ma con un occhio al possibile rischio di contagio di una depressione italiana sul resto d’Europa. Occorre infatti considerare, secondo gli analisti tedeschi, da un lato che nessuno Stato è mai stato sanzionato per infrazioni fiscali, ma la sanzione potrebbe arrivare per una violazione della trasparenza; dall’altro, che una nuova politica di austerity non sarebbe sostenibile per l’Italia.

In conclusione, Bruxelles prenderà provvedimenti? Probabilmente, ma probabilmente no. Perché di fatto quello che si richiede all’Italia, più che la sua crescita, sarà la sostenibilità della sua economia.