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Reddito di cittadinanza, per gli stranieri serve il timbro del consolato

Autore: Redazione

È stato approvato in Senato un emendamento della Lega al decretone che inserisce paletti più restrittivi per l’accesso al reddito di cittadinanza per gli stranieri extracomunitari.

Di fatto, quindi, diventa più complesso il percorso burocratico per i cittadini extra europei che vogliano accedere al programma del reddito di cittadinanza. L’ultimo emendamento approvato in commissione Lavoro, infatti, stabilisce che i cittadini extracomunitari debbano fornire un documento validato dal consolato (e tradotto) che certifichi la composizione del loro nucleo familiare, il reddito e il patrimonio.

Tuttavia, sono previste alcune eccezioni. Sono esentati da questi adempimenti per la richiesta del reddito di cittadinanza, infatti, gli stranieri extracomunitari che sono rifugiati politici e chi proviene da Paesi dai quali non sia possibile ottenere la certificazione. Al momento, però, non è ancora stata prodotta una lista ufficiale di queste nazioni, il ministero del Lavoro ha ancora tre mesi di tempo per farlo.

Tra le altre correzioni, è previsto anche un emendamento per intervenire sulla norma che esclude per 12 mesi dal Reddito di cittadinanza l'intero nucleo familiare di chi presenti dimissioni volontarie dall'azienda. Sarà escluso solo il componente del nucleo che si è dimesso.

Qualche accorgimento è arrivato anche per i casi di finti divorzi. La commissione Lavoro del Senato ha approvato l'emendamento della Lega per il quale, in caso di separazione o divorzio avvenuto dopo il primo settembre 2018, gli ex coniugi che facciano domanda di reddito di cittadinanza devono certificare di non risiedere più nella stessa casa con "apposito verbale della polizia municipale".