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Proroga alla cassa integrazione e sostegno alle partite Iva, la bozza del decreto novembre

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Autore: Redazione

Il decreto agosto è stato appena convertito in legge, ma il governo è già al lavoro sul prossimo decreto novembre. Vediamo le misure contenute nella bozza che sta prendendo forma in questi giorni, dai contributi a fondo perduto per le partite Iva fino al blocco dei licenziamenti e alla proroga della cassa integrazione.

Il pacchetto lavoro contenuto nel decreto novembre (o risparmio) dovrebbe contenere un finanziamento per la proroga di 10 settimane per la cassa integrazione per covid. La misura dovrebbe essere rivolta alle imprese in forte difficoltà che stanno per esaurire le precedenti 18 settimane previste dal decreto agosto.

Per molti datori di lavoro, infatti, la possibilità di accedere alla cassa integrazione speciale per covid scadrà tra la metà e la fine di novembre. Le nuove 10 settimane consentiranno di cig dovrebbero 31 gennaio prima che, con la manovra 2021 si possano aggiungere almeno altre 8 settimane, per arrivare così complessivamente a 18.

La proroga della cassa integrazione, ovviamente, è legato a doppia mandata al blocco dei licenziamenti. La bozza del decreto novembre vorrebbe estendere il divieto fino al 31 gennaio (legandolo quindi alle nuove 10 settimane di cassa integrazione covid). Tuttavia, da una parte i sindacati insistono per estendere il blocco dei licenziamenti, dall’altra le imprese chiedono il contrario pur rivendicando la proroga della cig per covid.

Sempre con il decreto novembre, il governo vorrebbe introdurre un nuovo contributo a fondo perduto per i lavoratori autonomi e le partite Iva con volumi d’affari fino a 5 milioni di euro. In attesa delle misure della legge di Bilancio 2021, per gli ultimi mesi del 2020 la bozza del decreto novembre conterrebbe un sussidio simile a quello introdotto già dal decreto rilancio per garantire un ristoro alle partite Iva.

Con il decreto novembre, però, i requisiti per accedere al contributo a fondo perduto per le partite Iva dovrebbero essere individuati sul calo di fatturato nell’intero semestre 2020 e non solo su quello mensile rispetto al 2019. Sulla percentuale del “rosso” - nella prima edizione del fondo perduto era stata fissata in due terzi del fatturato o dei corrispettivi - la decisione resta vincolata alle risorse effettivamente disponibili.