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Cosa succederà all'economia italiana nel 2021, le previsioni secondo Prometeia

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Autore: Redazione

Cosa succederà all’economia italiana nell’anno dopo lo scoppio del covid? Secondo Prometeia, dopo il calo atteso del Pil nell’ultimo trimestre del 2020 (-3,2%) e nel primo del 2021 (-0,4%), l’attività dovrebbe riprendere in misura più sostenuta a partire dall’estate. Ecco le principali previsioni.

Previsioni sul Pil italiano 2021

Secondo Prometeia, nel 2020 il Pil italiano calerà del 9,1%. Gli analisti rivedono al ribasso poi la stima per il 2021 a +4,8% (da +6,2% previsto a settembre), a causa della recrudescenza della diffusione del virus e delle difficoltà di implementazione immediata del Next Generation EU.

Secondo il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza gli investimenti pubblici arriveranno nel 2023 al 3,4% del Pil rispetto al 2,2% degli ultimi anni: è richiesto uno sforzo straordinarioalle amministrazioni pubbliche, nazionali elocali, per portare a termine i progetti.

Secondo Prometeia è prevedibile una realizzazione dell’80%rispetto ai programmi.Il Next Generation EU darà un impulso alla crescita di 0,3 punti percentuali nel 2021, con un impatto positivo cumulato di 1,2 punti percentuali sul Pil dell’Italia a fine 2023 (mezzo punto in meno di quanto stimato a settembre).

Politica fiscale e impulso alla crescita nei prossimi mesi

La politica fiscale, dopo i 108 miliardi spesi nel 2020 (6,6% del Pil) vedrà una spesa da 70 miliardi di euro, oltre il 4% del Pil, nel 2021. Nell’ambito del Next Generation EU nel 2021 verranno spesi i primi 24,9 miliardi con un impulso alla crescita di 0,3 punti percentuali sul Pil italiano. Per Prometeia l’Italia riuscirà a spendere l’80% dei fondi a disposizione nel periodo 2021-2023: fondamentale un’implementazione efficiente dei programmi per migliorare la produttività complessiva del Paese.

Il debito pubblico, dopo il picco al 159% del Pil nel 2021 (ben 24 punti percentuali in più rispetto al 2019), calerà al 155% nel 2023, senza tuttavia pressioni sul finanziamento: l’aumento di debito sarebbe infatti integralmente coperto dagli acquisti netti della Bce, soprattutto, e dall’accesso ai prestiti europei, per cui il livello del debito collocato sul mercato privato registrerebbe addirittura una leggera diminuzione nei livelli nominali rispetto al 2019. Condizioni che, insieme all’allungamento della vita media perseguito, si riflettono nel costo medio del debito, che risulterebbe in progressiva riduzione verso il 2%.Il deficit/Pil quest’anno si assesterà oltre l’11%, per poi scendere all’8% nel 2021 e chiudere in media al 5% nel 2022-2023.

Economia globale nel 2021

Il rapido progresso dell’economia cinese (Pil 2020:+2%; 2021: +8,8%) ha contribuito a migliorare le aspettative di crescita globale. Negli Stati Uniti (Pil 2020: -3,6%; 2021: +3,7%)sono incerti i prossimi passi dei piani di stimolo alla crescita anche per l’incognita su chi avrà la maggioranza in Senato.

Se il paese del Dragone ha già recuperato il livello di Pil pre-crisi e gli Stati Uniti lo raggiungeranno nel 2021, l’eurozona raggiungerà questo traguardo solo nel 2022 e con una elevata eterogeneità. La Germania, che quest’anno ha messo in campo risorse per 4,7 punti percentuali di Pil e liquidità per 19,6 punti,pur beneficiando dei fondi europei in misura più limitata, è prevista recuperare il livello pre-crisi entro il 2021. Dal lato opposto la Spagna che, tra i maggiori beneficiari dei fondi europei insieme all’Italia, al 2023 non avrà recuperato i livelli pre-crisi.

Il quadro relativo ai paesi emergenti è variegato (Pil 2020-3,6%).Mentre alcuni stati, soprattutto in Asia, presentano buone prospettive di ripresa, molti altri – soprattutto in Africa e Sud America – sono appesantiti da rilevanti debiti pubblici, che ne mettono a rischio la stabilità macroeconomica.

Politica monetaria, previsioni 2021

Sul fronte delle politiche monetarie, secondo Prometeia il cambio di strategia della Fed permetterà all’inflazione di superare la soglia del 2% ma il mancato rinnovo di alcuni piani di finanziamento agevolato alle imprese potrebbe peggiorare le condizioni di liquidità, in caso di instabilità sui mercati. La Bce ha indicato la possibilità di tempi più lunghi per uscire dall’attuale crisi e la necessità di potenziare gli strumenti a sostegno dell’economia per garantire il funzionamento dei mercati finanziari: l’estensione del Pepp, maggiore di quanto previsto a settembre, e il conseguente allungamento del reinvestimento di titoli fino a fine 2023 garantiranno condizioni favorevoli straordinarie per tutto l’orizzonte di previsione. Il supporto proveniente dai fondi europei fornirà un ulteriore elemento di assicurazione sui mercati e l’effetto espansivo sulla crescita esteso su più anni metteranno in secondo piano, per il momento, i rischi associati alla forte crescita dell’indebitamento pubblico. Lo spread Btp-Bund dovrebbe quindi restare sugli attuali livelli, attorno ai 120 punti base per tutto il 2021, per poi scendere fino a sotto quota 100 a metà 2023.