La caduta del governo Draghi rimescola ulteriormente le carte sul tema della riforma delle pensioni. Dalla conferma di opzione donna all’ipotesi di una quota 41 per tutti, fino alle nuove modalità di pensione anticipata, scopriamo nel dettaglio le proposte dei partiti per il superamento della legge Fornero in vista delle prossime elezioni politiche 2022.
Partito Democratico
L’approccio del Pd alla riforma delle pensioni prende le mosse da due misure prorogate anche quest’anno come opzione donna e ape sociale che, nella visione del segretario Letta, andrebbero confermate anche nel 2023, magari con delle modifiche per favorire ulteriormente le lavoratrici e i dipendenti impegnati in mestieri gravosi.
Altro nodo che era già sul tavolo del confronto tra governo Draghi e sindacati, in vista della riforma, è quello che riguarda la “pensione di garanzia” per i giovani e chi, più in generale, sia entrato nel mondo del lavoro dopo il 1996 e quindi con sistema interamente contributivo, ragione per la quale l’assegno pensionistico rischia di essere molto basso e tardivo (intorno ai 70 anni). Per colmare questo gap, lo stato dovrebbe colmare tali buchi.
Movimento 5 stelle
I pentastellati fanno proprie le linee guida già elaborate dal presidente dell'Inps Pasquale Tridico sull'uscita a 63 o 64 anni in tre diverse modalità: con il ricalcolo tutto contributivo, con la penalizzazione per ogni anno di anticipo o con l'assegno in due tempi (prima la quota contributiva poi quella retributiva).
Per quanto riguarda la riforma delle pensioni, inoltre, il Movimento 5 stelle è sulla stessa linea del Pd sul tema del rinnovo di opzione donna, ape sociale (con platea allargata dei lavori gravosi) e all’istituzione della pensione di garanzia per i giovani. Inoltre, il partito di Conte vorrebbe introdurre anche il riscatto gratuito della laurea.
Lega
Chiara la posizione della Lega in materia di riforma delle pensioni. Ormai da anni la priorità sbandierata da Salvini è il superamento della legge Fornero e la soluzione proposta con maggiore convinzione sarebbe quella di applicare una quota 41 per tutti.
Una misura che si tradurrebbe nei fatti con un’uscita dal mondo del lavoro con 41 anni di contributi anziché 42 anni e 10 mesi ((un anno in meno per le donne) e un ulteriore "sconto per le donne" con un anno in meno per ogni figlio, senza tetto al numero dei figli, arrivando anche a quota 38-39.
Fratelli d’Italia
Sulla questione riforma delle pensioni non ancora chiara la posizione di Fratelli d’Italia. La leader Meloni si è espressa più volte sulla necessità di alzare gli importi degli assegni sociali e di invalidità, ma mai sulla riforma strutturale del sistema pensionistico.
Forza Italia
Anche Forza Italia pone l’accento sull’innalzamento della pensione minima che, per Silvio Berlusconi, andrebbe portata a mille euro. Il leader forzista non sarebbe per un superamento della legge Fornero che, secondo lui, andrebbe semplicemente rivista ma non stravolta, tenendo come punto fermo il requisito dei 67 anni per l’uscita dal mondo del lavoro.
Azione e Italia Viva
Il leader di Azione, Calenda, ha dichiarato apertamente che le pensioni non dovrebbero essere una priorità dell’agenda politica, che dovrebbe concentrarsi piuttosto sulle politiche per i giovani. La posizione di Italia Viva, invece, in tema di riforma delle pensioni è vicina a quella del Pd. Renzi è favorevole alla flessibilità in uscita e punterebbe soprattutto all’allargamento di ape sociale.
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