Il settore del mobile italiano si conferma leader in Europa con un fatturato stimato al 2025 di 26,7 miliardi di euro, ampliando il vantaggio nei confronti della Germania, secondo produttore con un fatturato stimato di 21,7 miliardi di euro. Determinante il contributo dei mercati esteri, accanto al solido presidio del mercato interno. E' quanto emerge dall'analisi di Intesa Sanpaolo "Il mobile e design made in Italy: sfide e opportunità in un mercato in continua evoluzione".
Dopo il balzo del biennio post-pandemia 2021-22, il settore ha mantenuto livelli elevati di fatturato, registrando nel 2025 un lieve recupero (+0,5%), a fronte della riduzione registrata dagli altri principali competitor europei (Germania -2,9%, Polonia, -0,3%, Francia -4,5%), a eccezione della Spagna (+4,7%), che tuttavia si ferma al momento a 8,6 miliardi di euro di fatturato.
Nel 2025, le imprese del mobile italiano hanno mantenuto un avanzo commerciale elevato, pari a 8,4 miliardi di euro, nonostante un lieve arretramento delle esportazioni (-1,2%). Determinanti le vendite sui mercati europei, dove i produttori di mobili made in Italy hanno registrato una crescita in Germania (+2,2%), Regno Unito (+5%) e Spagna (+1,5%), a fronte di un leggero calo in Francia (-2,4%). Tra i paesi emergenti, si segnalano la crescita dell'export negli Emirati Arabi Uniti (+2%) e un vero e proprio balzo delle vendite verso la Turchia (+43,5%).
La top delle destinazioni dei mobili italiani
L'aumento delle vendite in Canada (+9%) - mercato che è entrato così nella top ten delle destinazioni dei mobili italiani - ha fatto da contraltare al calo delle esportazioni negli Stati Uniti (-8,2%) che, pur confermandosi il secondo sbocco commerciale, sono stati penalizzati dal cambio e dalle incertezze create dalla guerra commerciale dell'amministrazione Trump. La Cina, invece, al settimo posto tra le destinazioni di mobili italiani, delude con un -4,7%, frutto delle persistenti difficoltà del paese, che fatica a stimolare la domanda interna dopo lo scoppio della bolla immobiliare.
I distretti industriali hanno fornito un contributo determinante ai risultati del settore, generando l'83% dell'avanzo commerciale 2025 (per un totale di 6,9 miliardi di euro) e registrando una migliore tenuta delle esportazioni (-0,3%, pari a 9 miliardi di euro). La buona performance del mobile di Pordenone (+7,7%), del Mobile imbottito della Murgia (+8,9%), del Legno Arredo dell'Alto Adige (+10,1%) e dei Mobili in stile di Bovolone (+20,6%) bilancia il lieve arretramento dei distretti del Legno Arredo della Brianza (-1,8%) e di Treviso (-3,3%), che si confermano comunque i principali poli industriali per valore esportato nel 2025, grazie a una spiccata capacità di riorientare i flussi commerciali.
Nello specifico, il distretto della Brianza è riuscito a mettere a segno una crescita significativa in Turchia (+23%), compensando in parte la contrazione delle vendite negli Stati Uniti (-12%) e in alcuni mercati europei (in particolare in Francia, Regno Unito e Svizzera). Analogamente, il distretto di Treviso ha compensato le difficoltà in Francia e Nord America con le ottime performance in Canada (+27,5%), Turchia (+35,4%) e Olanda (+14,9%).
L'impatto della guerra in Iran
L'evoluzione dell'economia italiana nell'anno in corso varierà in funzione dei tempi e dell'estensione del conflitto in Iran e dei danni alle infrastrutture energetiche. Al momento, il nostro scenario centrale assume la chiusura dello stretto di Hormuz fino a metà maggio, seguita da una graduale normalizzazione dei flussi di produzione e trasporto di petrolio e gas, e da un progressivo rientro dei prezzi energetici nella seconda parte del 2026, dopo i picchi raggiunti nel secondo trimestre. Il mercato interno per il settore del mobile è atteso comunque registrare un lieve aumento nel 2026, grazie al traino del segmento immobiliare e al buon momento del turismo, in particolare nella fascia alta, con nuove aperture e rinnovi degli interni.
L'attuale contesto di incertezza globale potrebbe anzi giocare a favore dell'Italia, rafforzandone la capacità attrattiva. Sul fronte dell'offerta, nello specifico del settore del mobile, i Paesi interessati dal conflitto in Medio Oriente (Arabia Saudita, Bahrein, Emirati Arabi Uniti, Kuwait, Libano, Oman, Qatar, Iran) pesano per il 4,6% sulle esportazioni (2025), un dato superiore alla media del manifatturiero che riflette, tra le altre cose, la capacità delle imprese italiane di inserirsi come fornitori di prodotti di alta gamma nelle iniziative immobiliari dell'Area. Nell'ipotesi di una durata del conflitto limitata, come nel nostro scenario centrale, le attuali difficoltà negli invii potrebbero risolversi, confermando i mercati del Golfo tra quelli a maggiore opportunità per i mobili made in Italy nel medio termine.
Per quanto riguarda l'impatto dei rincari dei costi delle commodities energetiche, il mobile non è un settore energy intensive, ma può risentire di rincari indiretti degli input produttivi (metalli, vetro, materie plastiche) e dei costi di trasporto, spingendo le imprese a rafforzare ulteriormente gli investimenti verso la circolarità e l'efficientamento dei processi produttivi.








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