Amazon scopre le carte sull’AI: 15 miliardi di dollari in 3 mesi e maxi investimenti

Per la prima volta AWS quantifica i ricavi del business dell’AI. Numeri record e un piano da 200 miliardi destinati all’infrastruttura.
ricavi annuali di Amazon
Getty images

Quindici miliardi di dollari in tre mesi. È la prima volta che Amazon rende noto, nero su bianco, quanto vale oggi l’intelligenza artificiale nei ricavi di Amazon. Il dato arriva dalla lettera annuale agli azionisti firmata dall’amministratore delegato Andy Jassy e segna un punto di svolta: l’AI non è più una scommessa, è già un motore di ricavi. E non è l’unica cifra a far discutere. Per il 2026, il gruppo prevede circa 200 miliardi di dollari in spese per nuove infrastrutture AI. Un piano senza precedenti che punta a intercettare una domanda giudicata reale e in rapido aumento.

Cosa c’è dietro quei 15 miliardi nel Q1 2026

La cifra comunicata da Amazon Web Services per il primo trimestre del 2026 fotografa il perimetro strettamente legato all’AI: servizi, modelli e funzionalità che i clienti usano per costruire e far funzionare applicazioni generative. È un perimetro che si allarga a vista d’occhio, sospinto da progetti già in produzione e da nuove sperimentazioni in arrivo.

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La novità non è solo contabile. Rendere pubblico il numero significa anche impostare il confronto con i competitor su basi più trasparenti. E apre una domanda inevitabile: quanto spazio di crescita resta? Secondo Jassy, la traiettoria è ancora in salita, sostenuta da accordi già firmati o in via di chiusura.

Il piano-capex da 200 miliardi

Il capitolo più impegnativo riguarda le spese in conto capitale previste per il 2026: circa 200 miliardi destinati alle infrastrutture necessarie a sostenere l’AI generativa. Non un azzardo, viene spiegato, ma la risposta a impegni commerciali concreti. In breve: si costruisce capacità perché la domanda c’è già.

Nel breve periodo, un piano simile pesa sul flusso di cassa. Ma l’azienda lo presenta come un investimento con ritorni attesi nel medio-lungo termine, grazie a contratti pluriennali e a consumi di calcolo sempre più intensivi.

Chip proprietari: il run rate supera i 20 miliardi

Dietro la spinta all’AI c’è un tassello strategico: l’hardware proprietario. Il business dei chip di Amazon — Graviton, Trainium e Nitro — ha superato i 20 miliardi di dollari su base annualizzata, con crescita a tre cifre. La promessa è un miglior rapporto prezzo-prestazioni rispetto alle alternative presenti sul mercato, fattore chiave per allenare e distribuire modelli sempre più complessi contenendo i costi.

Un passaggio interessante riguarda la possibile vendita di interi rack di chip a terze parti. Se questa apertura dovesse concretizzarsi, il perimetro di AWS si allargherebbe oltre il cloud, toccando direttamente i data center dei clienti e offrendo una nuova leva per standardizzare stack AI su larga scala.

Gli accordi commerciali e l’intesa con OpenAI

Per spiegare la portata degli investimenti, la lettera cita un’intesa con OpenAI superiore a 100 miliardi di dollari come esempio della domanda che si intende servire. Non è un caso isolato: vengono richiamati altri accordi già chiusi, non ancora annunciati o in fase avanzata di negoziazione. È il pezzo che manca per comprendere i 200 miliardi di capex: infrastrutture costruite per progetti che in larga parte esistono già, o stanno per partire.

Tradotto: meno scommessa, più esecuzione. Una pipeline commerciale che, se confermata dai prossimi trimestri, potrebbe stabilizzare i ricavi AI e sostenerne l’espansione oltre i livelli attuali.

Bedrock ricostruita e Alexa diventa Alexa+

La corsa all’AI non risparmia i servizi di casa. Amazon ha riprogettato l’architettura di Bedrock, la piattaforma che consente alle aziende di sviluppare e distribuire applicazioni con modelli generativi. L’obiettivo è semplificare l’adozione, rendere i flussi più affidabili e allineare la piattaforma ai requisiti di scalabilità richiesti dai clienti enterprise.

Cambia anche Alexa, che evolve in Alexa+ con funzionalità basate sulla generativa. Qui la scelta è netta: ripensare un prodotto diffuso su centinaia di milioni di dispositivi per non farsi superare dall’ondata AI. 

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